Un ritratto di Edoardo Tresoldi dietro una delle sue reti metalliche (Foto: Roberto Conte)

L'artista milanese Edoardo Tresoldi sperimenta la land-art basata sull'utilizzo di reti metalliche (Foto: Roberto Conte)

Ricami nel paesaggio. Le creazioni senza materia di Edoardo Tresoldi

Il giovane artista-artigiano ha incantato il mondo con la sua architettura effimera e raccontato gli spazi come una scultura. Una magnifica produzione, che in questi giorni più che mai rinnova la profonda riflessione sul rapporto fra arte, essere umano e ambiente

Prima la formazione all’Istituto d’arte di Monza, poi i primi passi nel mondo del cinema come scenografo. È qui che Edoardo Tresoldi, milanese, classe 1987, scopre la tecnica della modellazione della rete metallica, materiale che utilizza in tutta la sua produzione artistica e che, da allora, diventa sua cifra stilistica. In questa sperimentazione con materiali industriali nasce la sua prima opera di land art, Pensieri, una scultura del 2013 che rappresenta un uomo su un muretto che guarda il mare.

Guarda il video sull’opera “Pensieri” di Edoardo Tresoldi

 

Il paesaggio come scultura

È con questo lavoro che Tresoldi mette le basi di quella che sarà la sua visione artistica: la trasparenza come espediente che mette in relazione paesaggio e scultura. Ed è qui che comincia quella riflessione sull’arte e il paesaggio che lo porterà a progettare grandi opere architettoniche. Scopre, infatti, che la trasparenza ha un grandissimo potenziale: «La trasparenza aveva la capacità di raccontare il luogo attraverso di sé, perché il paesaggio disegnava gli stati d’animo della figura – sono le sue parole durante la conferenza al TEDxBologna, nell’ottobre del 2017 – E la luce del sole, cambiando, raccontava i diversi stati emotivi del personaggio. Così mi resi conto che il paesaggio era la vera essenza di cui era fatta la mia prima opera». 

La trasparenza della rete metallica permette di guardare attraverso la scultura, di immergersi nel paesaggio che ne diventa parte integrante, di entrare dentro alla materia del corpo fino a scorgerne i pensieri.

Genius loci, opera d’arte viva

Seguono una serie di sculture e grandi opere di arte pubblica fino alla presentazione a Londra nel 2015 di Control, scultura con cui Tresoldi sancisce ufficialmente il concetto di materia assente: l’utilizzo della rete metallica e della trasparenza permettono di rappresentare la dimensione immateriale delle opere e il loro rapporto col contesto.

Sono sculture non posizionabili ovunque, non da trasportare e esibire in qualche mostra temporanea. Non sono decontestualizzabili, insomma, dal luogo in cui sono state pensate. Quell’uomo può essere unicamente su quel pontile ad osservare il mare che si trova davanti a lui, quel mare. L’opera dialoga così con lo spirito del luogo – genius loci – che diventa esso stesso opera d’arte viva.

 

 

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La Basilica di Siponto, maestosa leggerezza

La riflessione sul rapporto tra arte e spirito del luogo lo porta sempre più lontano fino a immaginare opere architettoniche trasparenti nel paesaggio. Così nel 2016 Tresoldi restituisce nuova vita all’ antica basilica paleocristiana di Santa Maria, nel parco archeologico di Siponto, in Puglia. Sulle fondamenta della basilica, scomparsa quasi mille anni fa, grazie alla rete metallica, dopo un attento lavoro di studio e progettazione, l’artista ricostruisce a grandezza naturale tutto l’edificio. Ma la Basilica di Siponto non è una vera e propria copia, né un restauro, piuttosto un’evocazione, una visione:

«Inizio ad immaginare delle architetture nel paesaggio in cui l’orizzonte delimita il pavimento, le montagne entrano nelle pareti e le nuvole a volte decidono quanto siamo lontani dal cielo. E così ecco la mia prima cupola. E se negli archetipi classici la cupola rappresenta la volta celeste, nella mia architettura la volta celeste è la materia di cui sono fatte». 

tresoldi, basilica di siponto
Basilica di Siponto, opera di Edoardo Tresoldi (Foto: Roberto Conte)

L’inafferrabile trasparenza delle forme

Un’architettura immateriale, onirica, quasi un disegno, in cui la maestosità dell’edificio e la leggerezza della trasparenza coesistono in un dialogo aperto tra antico e contemporaneo. Il virtuosismo di Tresoldi ricorda “l’air playing” dei grandi chitarristi. Gesti nell’aria che evocano forme, gesti che evocano suoni, ricordi. Ed eccola che appare in tutta la sua magnificenza, quasi come risultato di un atto psicomagico, davanti ai nostri occhi, la basilica. Eppure non c’è.

Non si tratta di realtà virtuale bensì di strutture reali, reti metalliche e materiali industriali, eppure eterei, effimeri. C’è qualcosa d’inafferrabile nell’opera di Tresoldi. Qualcosa che sfugge, nel suo ricreare forme che si confondono col contesto, quasi un adattamento mimetico.

Architetture metafisiche

A Siponto le macerie, come nel kintsugi, vale a dire l’arte giapponese di riparare con l’oro le crepe, non vengono aggiustate, restaurate, la rottura la si esalta. I ruderi diventano le fondamenta di una nuova struttura architettonica, uguale all’originale eppure diversa, che acquista un nuovo sensoLe sue architetture destrutturano e rinnovano i concetti classici di spazio e tempo. Acquistano una nuova dimensione nell’interazione tra architettura e paesaggio. Le materie assenti si compenetrano, si fondono con l’ambiente in un gioco di trasparenze in cui le forme architettoniche appaiono insieme alle colline, agli alberi, agli uccelli.

 

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In questo spazio evocativo a metà tra reale e onirico anche la concezione del tempo perde la sua linearità: quelle rovine, e la Basilica che furono, sono presenti. Ciò che è stato è, ciò che non è più è di nuovo, ma al tempo stesso è immateriale, solo evocato. Ci si perde e ci si ritrova in un “per sempre” che sembra poter appartenere solo al mito e all’arte. Quasi a farci credere che quelle rovine siano lì da sempre. Per sempre. Sospese nel tempo. Momenti resi infiniti, grazie all’arte, come nella celeberrima Creazione di Adamo di Michelangelo, in cui le mani di Dio e Adamo si stanno per sfiorare, da sempre, per tutta l’eternità. 

Si ha quasi l’impressione di svelare – togliere un velo – da queste architetture immateriali. Come se la basilica fosse sempre rimasta lì, coperta dall’oblio e dal passare del tempo e la mano di Tresoldi l’avesse “scoperta” in tutto il suo splendore. Quasi una moderna Psiche che “svela” l’identità di Amore.

Ed ecco il cortocircuito: nel momento in cui Psiche scopre le fattezze dell’amato, la magnifica bellezza divina, in quel preciso istante lo perde. Così per la Basilica di Siponto. Nel momento in cui si ha la sensazione di afferrarne le forme queste evaporano, svaniscono in trasparenza mostrando il paesaggio.

Ricami metallici attraverso il mondo

Dalla realizzazione di Siponto in poi le architetture di Tresoldi conquistano il mondo. Forbes lo cita come uno dei 30 artisti under 30 più influenti in Europa.

Arrivano numerose commissioni rilevanti, dagli Emirati Arabi agli Stati Uniti l’artista crea architetture rivoluzionarie: Archetipo, Locus, Baroque, Limes, Aura, Etherea, solo per citarne alcune. Si cimenta sia in grandi opere pubbliche che in installazioni per privati, all’aperto come in luoghi chiusi. Il risultato è sempre sbalorditivo.

Con Fillmore l’artista crea un’istallazione ideata appositamente per il ristorante Cathédrale di New York, un tributo all’underground culturale che ricorda una scenografia quasi teatrale.

Ultima ma non ultima, la recente Simbiosi del 2019, opera site-specific realizzata per il parco Arte Sella in Trentino Alto Adige, si inserisce nella riflessione tra Arte e Natura, in una delle aree devastate dalla tempesta del 2018.

Fillmore-Tresoldi
Fillmore, installazione di Edoardo Tresoldi. Foto: Roberto Conte

Presenza, assenza, evocazione

Dalle installazioni all’architettura l’opera di Tresoldi è una sorta di ricamo metallico che attraversa il mondo, che evoca forme, più che costruirle. Le suggerisce, ricordandoci l’impermanenza delle creazioni umane, e quindi dell’essere umano.

Un dialogo tra spazio e tempo, in cui l’opera non viene raccontata attraverso la sua presenza bensì attraverso la sua assenza di materia, in dialogo col paesaggio. Ciò che c’è stato e non c’è più ora rivive, in un tempo che non è il suo.

Come in un verso di Attilio Bertolucci: “Assenza, più acuta presenza”.

Guarda il video di Etherea di Edoardo Tresoldi at Coachella 2018

Saperenetwork è...

Sarah De Marchi
Sarah De Marchi
Romana, si forma come attrice tra la Capitale e Parigi. Lavora per quindici anni in teatro e in televisione partecipando a tournée in giro per il mondo. Laureata in arti e scienze dello spettacolo con una tesi sul cinema italiano, si è occupata di critica cinematografica. Contemporaneamente ha coltivato la passione ambientalista lavorando come educatrice, ha collaborato ad articoli scientifici in campo ecologico e a diversi progetti di tutela ed educazione ambientale. Ama il rock, la montagna e la poesia. Porta sempre con sé un paio di scarpette d'arrampicata.

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