Una ragazza cerca abiti usati in una rivendita

Il progetto "Nei Tuoi Panni" è nato a Nettuno (Rm) grazie all'iniziativa di quattro amiche

Swapparty, quando l’abito fa la differenza

Un’idea di economia circolare che riguarda uno dei settori con maggiore impatto ambientale, quello degli abiti. Claudia Esposito e Alice Bellini ci raccontano il progetto “Nei Tuoi Panni” che hanno creato a Nettuno (Rm). E che adesso guarda al mondo…

Tre anni fa a Nettuno, sulle coste laziali, è nato il progetto “Nei Tuoi Panni”, un’idea di economia circolare che si contrappone ai modelli della fast fashion promuovendo incontri di scambio di abiti che si sono trasformati in veri e propri eventi: gli Swapparty. Le ideatrici di questo progetto, Claudia Esposito, presidente dell’associazione Tao, insieme ad Alice Bellini, presidente di Inspire, sono state in grado di fare rete coinvolgendo diverse associazioni e dimostrando quanto queste pratiche siano un bisogno crescente nella nostra società.

Le abbiamo incontrate per farci raccontare la storia del progetto che in questo autunno sta riprendendo con coinvolgente entusiasmo dopo il fermo del 2020.

Panni nostri

«Nei Tuoi Panni nasce nel 2018 un po’ per gioco un po’ per necessità» ci ha raccontato Claudia Esposito ideatrice del progetto. La necessità era quella di svuotare gli armadi e di farlo in modo consapevole. Ci siamo rese conto di quante cose avessimo che effettivamente non utilizzavamo: dal vestito indossato una sola volta per un matrimonio, ai leggins che non ci piacciono più o ai jeans che ci stringono. Capi di abbigliamento in più, che non servono, che non indossiamo e che però restano là perché continuiamo a pensare “non si sa mai…”». Ed è proprio in questo “non si sa mai” che si è inserito il progetto “Nei Tuoi Panni”, coinvolgendo anche Inspire, associazione no-profit per la diffusione della cultura Zero Waste.

 

 

«Da questa constatazione abbiamo iniziato a fare un discorso di pulizia e di non attaccamento che va oltre la maglietta inutilizzata, portandoci a rivedere tutta una serie di pratiche del nostro vivere quotidiano. Le idee di sostenibilità restano idee se non vengono trasformate in abitudini nuove, ma per rompere un’abitudine vecchia, che riteniamo sbagliata, dobbiamo mantenere la nostra consapevolezza alta e nutrirla di gesti sensati» ha proseguito Claudia Esposito che con l’associazione Tao crea progetti di crescita personale e comunitaria che includono pratiche olistiche e yogiche.

 

 

 

«All’inizio eravamo quattro amiche. E ci siamo dette: facciamo un giro di Whatsapp, invitiamo amiche a un caffè e ci scambiamo un po’ di vestiti! Quel giorno ci siamo accorte che arrivavano persone che non conoscevamo. Allora abbiamo capito che era qualcosa di cui si sentiva il bisogno. In un piccolo comune come Nettuno, avere una realtà che comunica grazie al passaparola su tematiche del genere ha un impatto molto forte. Anche dal punto di vista economico per una famiglia con più figli questo tipo di attenzioni può fare la differenza».

Come funziona

Sono nati così gli Swapparty, delle feste dedicate allo scambio di abiti, di esperienze e di abilità. Per ogni evento sono state create delle monete simboliche personalizzate e un numero massimo di capi da portare. All’ingresso le attiviste del progetto fanno una selezione degli abiti che devono essere rigorosamente puliti e in buono stato. Per ogni capo viene quindi corrisposta una moneta di scambio che ha circa il valore di un euro, cifra che serve a sostenere le spese del progetto.

 

 

 

Ogni Swapparty ha il suo stock di partenza formato da abiti che possono essere avanzati da un evento precedente o donazioni. Al termine si fa un nuovo lavoro di selezione sui capi che sono rimasti. Alcuni andranno a formare lo stock di partenza dell’evento successivo, mentre altri potranno andare a sostegno di associazioni o progetti. Alcuni abiti recentemente sono stati portati ai rifugiati afgani arrivati a Roma nelle scorse settimane.

Sostenibile per noi e per il pianeta

«Il problema contro cui ci poniamo – ha sottolineato Alice Bellini, fondatrice di Inspire – è l’industria della fast fashion. Un’industria di consumi veloci che oggi è ancora principalmente femminile per quanto riguarda i consumi. È una delle economie più inquinanti al mondo. Negli anni abbiamo sostenuto anche la Fashion Revolution con la Fashion Revolution Week. Si tratta di un movimento internazionale che sta spingendo le grandi industrie a rivedere le proprie produzioni. Anche l’Italia ha fatto alcuni protocolli, ma noi riteniamo che non bastino considerando che le industrie tessili sono ancora oggi ai primi posti per tasso di inquinamento ambientale». Le fibre sintetiche compongono circa il 75% dei nostri indumenti e l’introduzione del poliestere ha aumentato drasticamente i livelli d’inquinamento da microplastiche nei mari.

 

Michael Stanley-Jones, co-segretario dell’Alleanza delle Nazioni Unite sulla Moda Sostenibile, insieme alla musicista ambientalista Ellel
Michael Stanley-Jones, co-segretario dell’Alleanza delle Nazioni Unite sulla Moda Sostenibile, insieme alla musicista ambientalista Ellel

 

Parallelamente a questo vanno considerati i problemi creati dal grande utilizzo di acqua per le tinture delle stoffe. Lo stesso Michael Stanley-Jones, co-segretario dell’Alleanza delle Nazioni Unite sulla Moda Sostenibile, ha evidenziato nel 2019 come l’industria tessile consumi tra i sei e i nove trilioni di litri d’acqua l’anno. «Da un punto di vista sociale – prosegue Alice Bellini – lo sfruttamento della manodopera è molto alto e riguarda soprattutto le classi più povere dei paesi più poveri. Il problema ambientale e quello sociale vanno di pari passo. Non ci può essere una risoluzione da un lato se non c’è anche dall’altro. È sempre molto importante vedere il problema della sostenibilità da entrambi i punti di vista e comprendere che si tratta dello stesso problema».

Pratiche consapevoli

L’educazione alla consapevolezza di pratiche Zero Waste è uno dei punti cardine di Inspire. Sottolinea Alice Bellini:

 

 

«Dobbiamo capire che i prodotti usa e getta non sono solo le bottigliette o i piatti di plastica. Esistono diversi abiti che prima di finire nei cassonetti vengono indossati da una a tre volte. Anche questo rientra nell’usa e getta».

Scegliere con consapevolezza la sostenibilità significa allenare sia un’attenzione al gesto quotidiano, sia una capacità immaginativa verso il futuro: «Prima di buttare un abito ci sono diversi passaggi. Posso iniziare a chiedermi se sia possibile riutilizzarlo in altro modo, recuperare i bottoni, una lampo, un colletto. Devo chiedermi se ho le competenze per fare un lavoro di trasformazione che può essere un semplice orlo o un’intera rielaborazione. E poi se l’abito è ancora in buono stato posso scegliere di donarlo». L’economia del dono, così poco considerata nella nostra società, prevede la capacità rivoluzionaria di liberarci dagli attaccamenti del possesso individuale e accogliere la possibilità di una ricchezza collettiva che non sarà mai solo materiale.

 

 

«A mani vuote non va via nessuno – sottolinea Alice Bellini – Il valore del dono e la consapevolezza del potere delle nostre azioni e delle nostre scelte sono atti che riempiono molto. Un aspetto molto importante dei swapparty è sensibilizzare al valore del dono e del lasciare andare. È bellissimo vedere le persone ricevere insieme ad un abito anche la sua storia, scambiarsi, insieme ai vestiti, ricordi, idee, impressioni, consigli. Da questi incontri di scambio si esce sempre arricchiti di storie, esperienze e pratiche di vita sostenibile. È sempre molto importante far capire a chi partecipa che non sta vivendo l’esperienza che potrebbe fare in un negozio».

La logica dunque non è quella del mercato a cui siamo abituati, ma il valore materiale e quello immateriale si fondono ricordandoci che entrambi sono importanti per il nostro benessere.

Prossimi appuntamenti

  • 24 settembre al Sottoscala di Latina
  • 24 ottobre al Together di Roma (Trastevere)
  • 5 dicembre a Roma, location da definire

 

@maert.ens Meglio conosciuto come “shopping gratis” #swapparty #baratto #thrift #thfiftwithme #thrifthaul #mercato #market #ypfッ #perte ♬ Drippin’ in Milano – Anna

Saperenetwork è...

Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

Parliamone ;-)