Al Salone del Mobile con Neil Poulton. Il progetto, l’oggetto, le tendenze della luce

Il designer, celebre per le sue idee innovative nell’illuminazione e illuminotecnica, è stato ospite all’ultimo Salone del Mobile, in aprile. Acuto osservatore delle tendenze nel design, le racconta e si racconta a Sapereambiente: un dialogo “illuminante” sull’estetica e sul futuro ecologico dei LED.

Scozzese di nascita, classe 1963, Neil Poulton vive e lavora a Parigi. I suoi progetti sono “oggetti prodotti in massa dall’aspetto apparentemente semplice”, creati per aziende come Artemide e Lacie, sei dei quali si trovano nella Collection Contemporaine Permanent del Centre Georges Pompidou. Vincitore di molti premi internazionali, Poulton è fra i più interessanti artefici della nostra luce quotidiana, sia per lo spazio domestico che per il contract, già dai primi anni ‘90.

Neil poulton
Il designer  Neil Poulton.

 

Qual è l’ idea della luce alla base del tuo lavoro?

Come designer industriale m’interessano da sempre sia l’oggetto che proietta la luce, sia la qualità di luce che crea. E mi appassionano le interazioni… in che modo si può spegnere la luce? Schioccando le dita o dicendo una parola ‘magica’? E quando la luce è spenta, la lampada – o l’impianto – rivela la sua esistenza con una spia intermittente o diventa una scultura? Molto tempo fa mi hanno colpito gli scritti di Charls Jencks sugli oggetti simbolici. Jencks paragonava cose e funzionalità utili a “maggiordomi silenziosi”, che dovrebbero scomparire quando non si usano per liberare spazio, il che permetterebbe al pezzo forte della stanza – “l’ospite assertivo” – di respirare. Nell’illuminazione privilegio entrambi gli estremi, le fonti di luce discrete – come Surf, Talo & Talak – come le forti affermazioni di design, come Scopas e Calipso.

Calispso
Calipso, lampada Led da soffitto. Des. Neil Poulton per Artemide.

   

Chi sono stati i tuoi maestri e quali le influenze estetiche?

Ho studiato alla Domus Academy di Milano con Andrea Branzi e Alberto Meda nel 1988. La scuola, diretta da Ezio Manzini, era al suo apice. Vi davano workshop Richard Supper, Ettore Sottsas. Mi sono innamorato del design italiano e poi Branzi mi fece conoscere il lavoro dello scultore rumeno Constantin Brancusi. Sono stato profondamente influenzato dall’estetica di Brancusi e dal suo approccio, la “semplificazione della forma fino all’essenza”, per rivelare le sue “verità nascoste”. Una specie di “riduzionismo fisico” che è diventato una caratteristica ricorrente  del mio lavoro. Il sistema Surf che ho disegnato per Artemide ne è un esempio. Una curva semplice, una luce assoluta verso il soffitto. Semplice, eterna, ridotta alla propria essenza. Ed è un best seller da più di vent’anni.

 

Surf System
Surf System, lampada a sospensione. Des. Neil Poulton per Artemide.

 

Le tue impressioni sul Salone del Mobile di quest’anno?

Quest’anno al Salone del Mobile di Milano... il mobile era come un morto per asfissia, per mancanza d’investimenti e idee. Il che non ha fermato una moltitudine incalcolabile dal mettersi in fila per ogni evento notturno. Solo su invito, ma tutti ce l’avevamo! E i QR code ovunque! E i braccialetti ! E troppa gente, davvero. La migliore mostra del Fuori Salone è stata senza dubbio la permanente alla Triennale (Il Museo del Design italiano, ndr). Ma lo sarebbe stata comunque. Cosa potrebbe competere con la potenza massiva accumulata nella storia del design in Italia ? 

E su Euroluce, la parte del Salone dedicata all’illuminazione?

Euroluce invece, dominato dalla tecnologia LED, ha mostrato una forte vitalità e una serie di tendenze evidenti. La tecnologia crea libertà. Le persone che odiavano l’illuminazione LED di prima generazione devono aggiornarsi. Molti dei precedenti problemi di illuminazione a LED – temperature Kelvin (che determinano il colore della luce), attenuazione dinamica, sfarfallio, copertura irregolare, ombre multiple, abbagliamento – sono stati ampiamente superati, permettendoci di focalizzare l’attenzione su altri aspetti, anziché combattere con la tecnologia. I sistemi di illuminazione arcobaleno abbondano, completi di sorgenti LED RWB (“rosso, bianco, blu” e non “rosso, verde, blu”). Il “W” è calibrato secondo il PPFD (Photosynthetic Photon Flux), che aiuta le piante d’appartamento a operare la fotosintesi e crescere lontano dalla luce solare. Se i pannelli d’illuminazione di una volta rimandavano alla stanza bianca di 2001: Odissea nello Spazio, ora giureresti di essere sotto il sole in una serra nel sud della Francia ad agosto invece che nello stand di un padiglione della Fiera a Rho-Pero.

 

Talo
Talo, lampada da parete. Des. Neil Poulton per Artemide.

 

E per quanto riguarda l’aspetto estetico formale?

A ogni passo in avanti della tecnologia risponde sempre un movimento opposto. Nella musica snobbiamo i servizi digitali come Spotify e Deezer e  andiamo a comprare il vinile. Nell’illuminazione, il minimalismo dei  sistemi LED ha creato una voglia di maggiore fisicità. I cavi elettrici erano considerati un pugno nell’occhio. Ora il cavo piatto d’alimentazione – in nastro, tessuto, pelle marrone o gomma – è un elemento progettuale determinante. Cinghie appese, ingombri spaziali e visivi sono dei must. Le sorgenti di luce sono più imponenti possibile, con colori e finiture terrosi, rassicuranti. Cuoio, mattone, carboncino, bruciato, ottone. La nostalgia regna e le riedizioni abbondano – dalle lampade di Mario Bellini per Flos a quelle di Charlotte Peirrand per Nemo, a Bernard Albin Gras per DCW – ma sono alimentate a a LED. Nostalgia e tecnologia mano nella mano.

 

Talk di Neil poulton
Talak, lampade da tavolo girevole. Des. Neil Poulton per Artemide.

 

Una visione di futuro per il design della luce?

Gli interessi commerciali ci dicono che il futuro immediato sarà illuminato a LED, non ci sono alternative. Ma i produttori di LED devono affrontare i timori per gli effetti sulla salute della luce blu, le questioni ambientali e la riciclabilità dei loro prodotti. In questo momento, quando una lampada a LED si rompe, l’oggetto intero finisce in discarica perché non si può semplicemente cambiare la lampadina. I LED devono essere sicuri, sostituibili e riciclabili. Ci daranno una luce sempre migliore. I LED intelligenti si adatteranno automaticamente ai livelli di illuminazione dell’ambiente e trasmetteranno dati tramite Li-Fi, una sorta di Wi-Fi più veloce. Per i designer, i due movimenti contrastanti continueranno simultaneamente. Uno verso l’effimero, il digitale, l’illuminazione ambientale – l’altro, il suo analogo controcorrente, sarà un ritorno a valori più nostalgici. Ma entrambi alimentati dagli stessi LED. Maggiordomi silenziosi, ospiti assertivi e tutto il resto.

Scopas, lampada a sospensione. Des. Neil Poulton per Artemide.

Saperenetwork è...

Rossella Bertugno
Rossella Bertugno
Giornalista freelance, dagli anni '90 si occupa di lifestyle, architettura e design. Curiosa di molte cose, ama tutto ciò che è visivo; il cinema, la fotografia, l’arte. Ama la natura e crede che un mondo migliore sia possibile. Ama le storie raccontate dagli altri nei libri e nei film. Ha sempre avuto una predilezione per le parole che fanno riflettere, che emozionano, divertono, o magari disturbano. Così nel suo lavoro – da Elle Decor a Io Donna, da At Casa a La Nuova Ecologia a Leiweb - ha mescolato il più possibile le proprie passioni, cercando di unire ambiente e cultura, immagini e testo, fotografia e parole.

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