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Arte Sella è un paradiso di arte e natura. La meta ideale per rigenerarsi dopo l'isolamento della pandemia

Arte Sella, bellezza e contemplazione per una ripartenza sostenibile

Il turismo di prossimità alla scoperta dei paradisi a due passi da casa, pozzi di bellezza in cui specchiarsi e attingere per un rinnovato slancio post-pandemia. In visita nel sito di arte e natura a Borgo Valsugana, in Trentino

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del Corso di giornalismo ambientale e culturale di Sapereambiente Leggi tutto il dossier sul turismo verde con gli interventi di Francesca Albarella, Nicoletta ChiariNicoletta Iommi, Maria Rita Persichetti, Davide Pierobon, Valeria RomaniAlessia Rossitto, coordinamento di Gabriele Salari

Testo di Davide Pierobon

Un allegro chiacchiericcio riecheggia tra i boschi e i sentieri della Val di Sella, valle sospesa fra la solare Valsugana e un Altopiano di Asiago che fa capolino a sud. Qui Arte Sella, installazione permanente di arte contemporanea, ha da poco riaperto al pubblico. Un pubblico nuovamente curioso di vivere le emozioni genuine che solo il connubio arte e natura può dare. In questi boschi in prossimità di Borgo Valsugana (Trento) si sviluppa infatti un itinerario costellato di opere d’arte insolite, realizzate con materiali naturali, in intimo dialogo con l’ambiente che le circonda.

 

Arte Sella si trova nel comune di Borgo Valsugana, in Trentino. Qui sopra un'installazione
Arte Sella si trova nel comune di Borgo Valsugana, in Trentino. Qui sopra un’installazione (Foto: Davide Pierobon, pubblicazione autorizzata da Arte Sella)

 

Una colossale installazione accoglie il visitatore: due imponenti alberi, spogli, distesi a terra incontrano i loro tronchi in quello che sembra un nodo senza interruzioni. Nonostante tutto, si ricomincia. Nonostante la tempesta Vaia, che anche qui ha sconvolto il paesaggio obbligando a ripensarne le forme. Nonostante la pandemia, che ha rallentato le operazioni di pulizia e allontanato per molto, troppo tempo i turisti da questi boschi.

Nonostante tutto, si riannodano i lacci della vita per ripartire con il piede giusto.

Mai come ora, sulle soglie di una ripartenza post-pandemia, è forte il desiderio di tornare a muoversi ed esplorare dopo una prigionia domestica alienante, socializzare e abbracciarsi dopo mesi di distanziamento sociale, fare rumore e alzare il volume delle proprie giornate dopo il silenzio forzato delle consuete attività. Eppure, mai come ora, si pone l’opportunità di una ripartenza meditata, diversa dai vecchi paradigmi consumistici del turismo mordi e fuggi. E già qualcosa si nota di inedito nel vedere come molte persone arrivino a piedi ai punti di partenza degli itinerari, vale a dire Villa Strobele e Malga Costa, lasciando la macchina a valle. Un dolce andirivieni, processione di viaggiatori leggeri in cerca di serenità, bellezza e forse chissà, di ispirazione.

 

 

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Su un prato falciato che già profuma d’estate, Sabrina, una mamma del padovano, si lascia andare ad una piccola, grande verità: «Per le mie due figlie giornate come questa, di sole e natura, sono tutto quello che ci voleva dopo mesi di vita sospesa». A vederli, infatti, i più piccoli sembrano proprio essere immersi nel loro habitat naturale: si stupiscono di fronte a costruzioni inaspettate, assumono pose buffe per imitare certe opere, sfiorano con le mani le cortecce degli alberi, tornano ad annusare i profumi della natura. Sabrina sembra silenziosamente ringraziare per il dono di questo paradiso a due passi da casa. Una realtà che prima della pandemia magari era nota solo a flussi turistici di nicchia ma che ora, giocoforza anche la necessità di spostamenti contenuti, sta trovando il favore dei turisti della domenica. Un lento ma efficace passaparola che mette in circolo nuova linfa vitale per le comunità montane.

«Non è stato facile ripartire e il programma di quest’estate è da definire passo dopo passo a seconda di come evolveranno le cose» afferma un’operatrice turistica al negozio di souvenir.

Ma i suoi occhi brillano di fiduciosa speranza. Arte Sella ha festeggiato a fine maggio il primo evento in presenza con un concerto del violoncellista Mario Brunello. Dopo l’urlo di Vaia, dopo il silenzio della pandemia, dopo il rumore operoso delle motoseghe, finalmente torna una soave melodia ad abbracciare faggi e abeti.

 

Un'installazione artistica ad Arte Sella
Ad Arte Sella si dipana un itinerario di opere d’arte insolite, realizzate con materiali naturali, in intimo dialogo con l’ambiente (Foto: Davide Pierobon, pubblicazione autorizzata da Arte Sella)

Curiosando fra i gadget del chiosco si rimane decisamente affascinati dai “Vaia Cubes”. Una giovane start up trentina ha scommesso infatti su un’idea semplice ma ambiziosa: recuperare il legno di larici e abeti abbattuti dalla tempesta del 2018 per trasformarli, attraverso un sapiente lavoro artigianale, in eleganti amplificatori naturali per moderni smartphone.

 

 

Un utile e sostenibile accessorio per la casa o per un’idea regalo originale e solidale. Ogni articolo venduto porta infatti con sé la promessa che un nuovo albero verrà piantato: lentamente si prova a dare nuova voce alle foreste del Trentino. Ed è in posti come questo, in questi angoli di paradiso, che si possono ricucire le ferite della pandemia sugli uomini e della tempesta sulle foreste, intrecciando linguaggi inediti, coltivando nuove sensibilità. Ne è convinta Giulia, neo-visitatrice del vicentino. Distesa all’interno di un leggero igloo di legno proteso verso il cielo, non può che sussurrare un’intima convinzione:

«Sotto questo tetto d’azzurro, delineato solamente da una leggera cornice che definisce lo spazio con dolce libertà, sento di avere tutto ciò di cui ho bisogno per essere felice – dice – Anche lo scorrere del tempo viene vissuto in modo differente, dimenticandosi degli orologi che segmentano una quotidianità affollata e vorticosa. Qui ci ricordiamo invece di come sia fondamentale ritornare ad assaporare l’essenziale».

Una contemplazione per mettere a fuoco le cose con occhi nuovi, per guardare avanti. A due passi dalla Cattedrale Vegetale spunta un tumulo recintato con nastro segnaletico. Qui un cartello riporta l’informazione “Opera in allestimento”. Ed è stimolante per il visitatore porsi dinanzi a questa installazione d’arte in divenire e intuirne le possibili forme.

E noi, che futuro ci immaginiamo in questi primi passi di ripartenza? Cosa vogliamo lasciarci alle spalle dei nostri stili di vita? Quali nodi vogliamo riannodare per una quotidianità più lenta, inclusiva ed essenziale?

 La bellezza salverà il mondo, o almeno proverà a rigenerarlo.

 


L’articolo è stato realizzato nell’ambito del Corso di giornalismo ambientale e culturale di Sapereambiente. Workshop a cura di Gabriele Salari

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