Soro Sali, di 39 anni, pratica canguro terapia presso l'ospedale regionale di Korhogo, nel nord della Costa d'Avorio. La cognata di Sali è morta dando alla luce tre gemelli (Foto: UNICEF/Frank Dejongh)

Dopo il lockdown, verso una Terra in cui si possa respirare

La scienza conferma che c’è un legame fra Coronavirus e  scarsa qualità dell’aria. In Italia il 37% dei minori vive in ambienti dove l’inquinamento atmosferico supera i limiti previsti, mentre nel Corno d’Africa i danni ambientali mettono a rischio 5,2 milioni di bambini. L’allarme dell’Oms

Il lockdown, come abbiamo visto, ha provocato una sensibile riduzione dei livelli d’inquinamento nelle città di tutto il mondo. Allo stesso tempo ci ha invitato a riflettere sulle principali cause della diffusione pandemica. Alcuni studi confermano che la presenza di malattie emergenti, come Ebola, febbre emorragica di Marburg, Sars, Mers, febbre della Rift Valley, Zika  dipende, oltre che dal commercio di animali selvatici, dalla perdita di habitat, dalla creazione di ambienti artificiali. E più in generale dalla perdita di biodiversità.

 

 

 

Inoltre altre ricerche confermano che il tasso di letalità del Covid-19 è maggiore nei luoghi con un’alta concentrazione di polveri sottili. Un dato importante se consideriamo che in Italia il 37% dei minori (più di 1 su 4) vive nelle 14 città metropolitane  dove l’inquinamento atmosferico è spesso elevato e supera i limiti previsti. Come ha potuto riscontrare Save the Children in collaborazione con l’Istat, nel sud dell’Italia la metà delle famiglie con figli tra i 6 e i 17 anni  ha dichiarato di non avere verde pubblico raggiungibile a piedi in meno di 15 minuti, una percentuale che invece al nord si attesta al 10%. E, sempre in quelle aree, una famiglia su 10 nota la presenza di degrado nel paesaggio che la circonda. Bambini e ragazzi che in molti casi vivono in abitazioni provvisorie e inadeguate, con scarso accesso ai servizi di base, dove il 30% delle famiglie  non si fida a bere l’acqua del rubinetto, con un ampio divario tra nord (20,6%) e sud (41,5%).

 

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Se guardiamo ad altri paesi nel mondo, notiamo che  i danni ambientali costringono milioni di persone a fuggire. Nel Corno d’Africa, ad esempio, nelle ultime settimane la popolazione sta facendo i conti con l’invasione di locuste, l’emergenza Coronavirus e le inondazioni. Ancora una volta, quindi, le fasce più fragili  della popolazione sono in pericolo: in Somalia, Etiopia, Kenya almeno 5,2 milioni di bambini sotto i cinque anni di età soffrono di malnutrizione acuta, e di questi circa 1,3 milioni sono colpiti da forme ancora più gravi di malnutrizione e rischiano di morire di fame.

 

 

 

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, per affrontare le nuove epidemie non dobbiamo soltanto effettuare delle diagnosi precoci ma anche guardare alla fonte del problema, riducendo il nostro impatto sull’ambiente. Bisogna investire in servizi essenziali, dall’acqua e servizi igienico-sanitari all’energia pulita nelle strutture sanitarie, perché  il lavaggio delle mani è indispensabile per prevenire la trasmissione di malattie infettive ma il 40% della popolazione mondiale non può farlo. Fondamentale poi è la transizione energetica: investire in energia pulita significa  non solo raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi sul clima che punta a mantenere l’incremento di temperatura entro il secolo al di sotto di 1,5 °C, ma anche migliorare la qualità dell’aria in misura tale che i conseguenti guadagni sanitari ripagheranno il costo dell’investimento due volte. Infine occorre smettere di utilizzare i soldi dei contribuenti per finanziare l’inquinamento e puntare invece alla ricostruzione delle nostre città, dove vive  oltre la metà della popolazione mondiale. Le stesse città che sono responsabili di oltre il 60% dell’attività economica e delle emissioni di gas serra.

 

 

Intanto alcune metropoli hanno adottato delle buone pratiche. Milano, Parigi e Londra hanno reagito alla crisi Covid-19  espandendo massicciamente le piste ciclabili, consentendo di muoversi con i mezzi pubblici e rispettando il distanziamento sociale, prestando in questo modo attenzione all’economia e alla qualità della vita. Per proteggere le persone e migliorare il loro benessere, però, occorrono politiche che non cercano solo di massimizzare il Pil.  E la pandemia sta facendo crescere questa consapevolezza nelle persone. Come si legge nel “Manifesto per un sano recupero da Covid-19”, presentato pochi giorni fa da Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazoine mondiale della sanità:

 

Tedros Adhanom Ghebreyesus è il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità
Tedros Adhanom Ghebreyesus è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità

« L’opinione pubblica sostiene i governi che combattano i cambiamenti climatici e la distruzione ambientale con la stessa serietà con cui stanno ora combattendo Covid-19. Lo dimostrano anche i milioni di giovani che si sono mobilitati per chiedere azioni non solo sul clima e sulla biodiversità, ma anche per il diritto di respirare aria pulita e per il diritto a un  futuro su un pianeta vivibile».

 

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la C02. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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