banca ce centrale europea

Sede Banca centrale europea (foto: www.ecb.europa.eu)

 

banca ce centrale europea
Sede Banca centrale europea (foto: www.ecb.europa.eu)

 

 

«La Banca Centrale Europea (BCE) acquista spesso obbligazioni societarie di aziende ad alta intensità di carbonio, cioè di aziende il cui impatto ambientale è serio e pericoloso per il clima».

La denuncia arriva da  New Economics Foundation (NEF), SOAS University of London, University of the West of England, University of the West of England, University of Greenwich e Greenpeace Central and Eastern Europe. Il principale istituto di attuazione della politica monetaria europea  non è affatto neutrale rispetto al mercato. Come si legge infatti nel Rapporto “Decarbonising Is Easy: Beyond Market Neutrality in the ECB’s Corporate QE”, più della metà dei 241,6 miliardi di euro di obbligazioni societarie detenute dalla BCE alla fine di luglio 2020 sono state emesse da imprese che contribuiscono in modo significativo alle emissioni di CO2 dell’UE.  Aziende come Eni, Total, Shell, OMV,  hanno un impatto devastante sull’ambiente, inoltre  solo per il 17,8%  contribuiscono all’occupazione e per il 29,1% al Valore Aggiunto Lordo nell’area dell’euro. Secondo Jennifer Morgan, direttrice di Greenpeace International,  la “market neutrality”  è  una strategia per continuare a investire nelle fonti fossili. E ha  dichiarato:

«La Banca Centrale Europea deve respingere le obbligazioni delle aziende che stanno distruggendo il clima, soprattutto in considerazione della loro minore importanza in termini di occupazione e di valore economico per i cittadini europei. Il consiglio direttivo della banca deve rivedere la sua politica monetaria, smettere di acquistare obbligazioni dai grandi inquinatori e sostenere la transizione verso un mondo verde ed equo».

Lo studio dimostra che nel 2019, l’Eni, azienda controllata dallo Stato italiano, è stata  responsabile di 296 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 equivalente (scope 1-2-3).  Superata soltanto da Total e Shell, che però hanno un migliore indice di “intensità delle emissioni”, ossia il rapporto tra le emissioni e i ricavi.  Greenpeace ha spiegato in una nota che  nei prossimi anni Eni aumentarà la propria produzione di petrolio e gas, puntando su false soluzioni come lo stoccaggio di CO2 (il CCS) o la riforestazione per compensare le proprie emissioni. Ha concluso l’associazione ambientalista:

«Parliamo insomma di un piano che è ben lontano da una vera decarbonizzazione e non è neppure in linea con gli obiettivi di Parigi: Eni non dovrebbe ricevere soldi pubblici per inquinare, né dalla BCE né dal governo italiano, in queste settimane impegnato nel decidere l’allocazione dei fondi del Recovery Fund».

 

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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