Manaus Brasile

Si scavano fosse comuni a Manaus, una delle città più colpite dal virus in Brasile

Fosse e menzogne

A Manaus, nella capitale dell’Amazzonia, il numero di sepolture giornaliere è più che raddoppiato a causa dell’emergenza Covid-19. Ma le immagini delle fosse comuni non hanno fatto cambiare idea al presidente Jair Bolsonaro e al ministro degli Esteri del Brasile, Ernesto Araujo, che continuano a negare la gravità della pandemia

Manaus Brasile
Si scavano fosse comuni a Manaus, una delle città più colpite dal coronavirus in Brasile

 

«Non stiamo vivendo un’emergenza, ma una calamità naturale». Queste parole pronunciate  tra le lacrime da Arthur Virgilio Neto, sindaco di Manaus, testimoniano insieme alle immagini delle fosse comuni che in Brasile i cimiteri sono a rischio collasso. La diffusione del coronavirus, infatti,  non sembra arrestarsi:  i morti nella capitale del grande stato di Amazonas sono 166 mentre  i contagi al momento sono 1.664. E i pochi posti di terapia intensiva sono esauriti già da giorni.

Una situazione simile si sta verificando anche a San Paolo, che attualmente è  la città più colpita dalla pandemia in Brasile, con il più alto tasso di vittime e casi confermati in America Latina: più di 2.700 morti e almeno 43mila contagi. La crisi sanitaria sta determinando anche una crisi politica, accentuata delle  dimissioni del ministro della Salute Mandetta, che ha dichiarato  sul settimanale Veja:

«Era impossibile continuare a combattere il Covid-19. Mi sono reso conto che i brasiliani erano confusi e impauriti. Bisognava scegliere: si ascoltava il ministro della Salute oppure Bolsonaro».

Il presidente brasiliano è stato visto più volte per strada a stringere mani e ad abbracciare i suoi simpatizzanti, contro  le raccomandazioni del ministro Mandetta e della stessa Organizzazione mondiale della sanità. A fine marzo, addirittura, Jair Bolsonaro aveva paragonato il COVID-19 a un’influenza, dichiarando: «morirà della gente, è la vita».

A fargli eco nella diffusione dello scetticismo è il  ministro degli Esteri del Brasile, Ernesto Araujo, che su twitter  mercoledì ha scritto:

«Non bastava il coronavirus, ora dobbiamo affrontare anche il comunavirus. Il trasferimento di poteri nazionali all’Oms rappresenta il primo passo per la costruzione della solidarietà comunista planetaria».

Ma i sindaci e i governatori chiedono maggiore autonomia per affrontare la pandemia, e accusano Bolsonaro di aver insabbiato  i dati ufficiale. Intanto preoccupano le condizioni igieniche delle baraccopoli, dove vivono 13 milioni di persone, e 5,2 milioni sono le madri che vivono sole con figli a carico.

 

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente. Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la C02. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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