Cristiano Godano, fondatore dei Marlene Kuntz, durante Maledetti Cantautori, sul palco di Campobasso

Cristiano Godano, fondatore dei Marlene Kuntz, durante Maledetti Cantautori, sul palco del Campobasso Summer Festival (Foto: Michele D'Amico)

La letteratura può incontrare la musica. E dalla loro unione può nascere uno spettacolo intimista. Un viaggio dentro l’anima di artisti celebri, appartenenti a periodi diversi della storia del rock, ma tutti accomunati dall’urgenza di esprimere attraverso le canzoni il loro straniamento dal mondo. Si potrebbe sintetizzare con queste parole il progetto Maledetti Cantautori presentato ieri, in occasione dell’ultima giornata della prima edizione del Campobasso Summer Festival. Sul palco allestito nel parco Eduardo De Filippo del capoluogo molisano, lo scrittore Nicholas Ciuferri ha intrattenuto il pubblico con i suoi monologhi, accompagnato  dalle musiche di Riccardo Tesio, chitarrista dei Marlene Kuntz e Davide Combusti, cantautore conosciuto come The Niro.

 

 

Ciuferri ha rivelato la disperazione, la fragilità, gli amori, la dipendenza dalle droghe di Chris Cornell, Kurt Cobain, Layne Staley. Che negli anni del “grunge” avevano portato in musica la noia dei giovani di Seattle, città simbolo di un malessere generazionale. In Nutshell canta, infatti, Staley:

«Inseguiamo bugie stampate male/affrontiamo il sentiero del tempo/ eppure combatto ancora ed ancora combatto da solo questa battaglia/Nessuno per cui piangere/nessun posto da chiamare casa».

Ma lo scrittore ci ha guidati anche nella mente di Tim e Jeff Buckley, due geni del rock, un padre e un figlio morti presto, troppo presto. Artisti ossessionati da pensieri inquietanti.  Scrutatori del mare, con i suoi delfini,  per sopportare lo spleen. Scrive in Mojo Pin il giovane Buckley:

«Non voglio gemere per te, non voglio sapere/ sono cieco e tormentato/ i bianchi cavalli fluttuano/i ricordi bruciano/i ritmi cadono lenti/ bellezza nera ti adoro».

Il riferimento è a un sogno fatto dal cantautore, in cui la protagonista è una ragazza di colore sotto effetto di eroina durante un rito voodoo. Nei racconti che si sono susseguiti nella serata, non poteva mancare, poi, Lou Reed. Il lato selvaggio dei suoi testi musicali, l’incontro con Andy Warhol e John Cale, alla ricerca di un giorno perfetto, come la sua celebre canzone, musicata per l’occasione da Cristiano Godano, fondatore dei Marlene Kuntz, autore del libro “Nuotando nell’aria” e dell’album solista “Mi ero perso il cuore”, in cui è forte la contaminazione fra musica, poesia e letteratura. Una caratteristica che da sempre è presente nella storica band noise rock italiana.

 

 

Ma Maledetti Cantautori è anche il racconto di poeti contemporanei che, nonostante i loro eccessi, hanno provato a rigare dritto grazie alla forza dell’amore. È il caso di Loenard Cohen e Johnny Cash. È quindi la storia di artisti o semplicemente di umani troppo umani, che nella musica hanno provato a sconfiggere i propri demoni interiori, alla ricerca di accettazione e riscatto, come Janis Joplin morta in solitudine a 27 anni, e che in Summertime cercava in fin dei conti soltanto un po’ di serenità, quella che ha avuto solo da bambina:

«Tempo d’estate e la vita è facile / i pesci stanno saltando e il cotone è alto / il tuo papà è ricco e la tua mamma è bella / quindi zitta, piccola bambina, bambina non piangere».

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la C02. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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