Time in jazz è nato 33 anni fa, qui sopra un momento dell'edizione 2019

Time in jazz è nato 33 anni fa, qui sopra un momento dell'edizione 2019

Trecentocinquanta persone al massimo per ogni spettacolo. Ma per il jazz le dimensioni non contano. L’importante è che ci sia l’anima. “Time in jazz” torna in agosto a Berchidda, nel Sassarese, dov’è nato trentatré anni fa per intuizione di Paolo Fresu: musicista di levatura internazionale, artefice di ambienti sonori grazie al sound inconfondibile del suo flicorno, ma legatissimo alla Sardegna in cui è nato e si è formato.

 

Il festival Time in Jazz è stato confermato con eventi anche nei centri circostanti Berchidda
Il festival Time in Jazz è stato confermato con eventi anche nei centri circostanti Berchidda

 

La conferma, come Fresu anticipava nell’intervista che abbiamo pubblicato ieri, è arrivata stamattina in conferenza stampa via streaming: la manifestazione, significativamente intitolata quest’anno  “Anima – Ànemos”, si terrà conformemente alla normativa sul distanziamento e le sanificazioni imposte dal Coronavirus, sia nel centro storico di Berchidda, sia nelle località vicine. Confermato anche il viaggio musicale in nave con il traghetto di Sardinia Ferries.

 

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Certo, l’indotto non potrà essere quello degli altri anni, visto che la zona incamerava tre milioni di euro dal pubblico che raggiungeva la Gallura. Ma l’edizione 2020, nonostante le circostanze, non vuole essere considerata di ripiego:

«Siamo abituati a inventare e a cercare nuove soluzioni – ha spiegato Fresu – lo faremo a maggior ragione anche quest’anno e con un programma molto ricco. È importante dare un segnale positivo per il settore e per il territorio, per una ripartenza senza paura, con la voglia di sottostare alle regole, trovando allo stesso tempo delle soluzioni creative».

 

 

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Sono fortunato ad averti conosciuto. Sempre uguale e sempre diverso. Ciao Ezio. Paolo

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Tra gli appuntamenti (il calendario è in via di definizione) molto atteso il concerto di Daniele Silvestri all’Agnata, la tenuta di Fabrizio De André, dedicato proprio al cantautore genovese. E poi Rita Marcotulli (con Ares Tavolazzi al contrabbasso e Israel Varela alla batteria), Cristina Zavalloni (in quartetto con Cristiano Arcelli al sax alto, Daniele Mencarelli al basso elettrico e Alessandro Paternesi alla batteria), il Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi con Roy Paci, Fabio Concato con il trio di Paolo Di Sabatino. E naturalmente lo stesso Paolo Fresu con il Devil Quartet, (Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria). Con una doppia dedica: quella a Gianni Rodari, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, e a Ezio Bosso, il pianista prematuramente scomparso al quale Fresu era molto legato e che era stato protagonista di “Time in jazz” nelle passate edizioni.

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