Lo scienziato britannico James Lovelock ha dedicato la sua vita al movimento ambientalista mondiale (Foto: Wikimedia Commons)

James Lovelock ci ha lasciati a 103 anni, nel giorno del suo compleanno, col suo sguardo visionario, anticonformista, lontano dalla scienza di una certa accademia: troppo allineata con le evidenze sperimentali.

Il mondo lo ha conosciuto soprattutto per l’Ipotesi Gaia, lanciata nel 1979 nel volume “Gaia. A New Look at Life on Earth” e fortemente criticata per la sua impostazione teleologica ma nel tempo perfezionata e sempre più vicina all’ecologia dei sistemi. Per lo scienziato britannico indipendente, Gaia non è altro che una comunità in cui gli esseri viventi, i microorganismi e le loro componenti inorganiche sono strettamente integrati per formare un unico sistema complesso autoregolante che mantiene le condizioni di vita sul pianeta.

 

 

In questo superorganismo la biosfera e l’evoluzione delle forme di vita contribuiscono alla stabilità di temperatura globale, salinità, ossigeno nell’atmosfera e di altri fattori di abitabilità della Terra in un’omeostasi perfetta. Per la sua teoria nel 2006 ha ricevuto la medaglia Wollaston: la più alta distinzione conferita annualmente dalla Geological Society of London.

Laureato in chimica, Lovelock conseguì un dottorato di ricerca in medicina e uno in biofisica. Lavorò con la consulente del Pentagono Dian Hitchcock e con la biologa statunitense Lynn Margulis, i primi a conoscere le sue preoccupazioni per gli effetti dei cambiamenti climatici, che aveva manifestato nelle sue primissime conferenze e ribadito negli ultimi anni. Timori espressi anche nel libro “Novocene. L’età dell’ipertintelligenza”.

 

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Convinto che l’uomo non sarà l’ultima specie vivente e prediletta e che la crisi climatica non può essere affrontata con le ideologie o con un certo ambientalismo che si confonde con il naturalismo, Lovelock non aveva escluso definitivamente ad esempio la via del nucleare. E, al di là delle polemiche, come ha ricordato Jonathan Watts su The Guardian: «Senza Lovelock, i movimenti ambientalisti in tutto il mondo sarebbero sorti più tardi e avrebbero preso un percorso molto diverso. Negli anni ’60 il suo rilevatore ultrasensibile a cattura di elettroni ha mostrato per la prima volta come le sostanze chimiche tossiche si insinuano nell’aria che respiriamo, nell’acqua che beviamo e nel terreno dove coltiviamo il nostro cibo.

È stato il primo a confermare la presenza di fluorocarburi nella stratosfera e ha lanciato uno dei primi avvertimenti che i prodotti petroliferi stavano destabilizzando il clima e danneggiando il cervello dei bambini».

 

 

Ora James Lovelock ci mancherà come scienziato, chi lo conosceva non potrà più vederlo passeggiare lungo la costa del Dorset ma potrà ricordarlo con le parole della famiglia: «Nel mondo era meglio conosciuto come pioniere scientifico, profeta del clima e ideatore della teoria di Gaia. Per noi era un marito amorevole e un padre meraviglioso con uno sconfinato senso di curiosità, un senso dell’umorismo malizioso e una passione per la natura».

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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