Un'immagine del Planetario di Amelia

Ad Amelia, nel Planetario che non ti aspetti

Nel piccolo comune umbro, alla scoperta di un centro divulgativo sull’astronomia in un convento del Trecento. Grazie all’entusiasmo di frate Andrea Frigo, giovane francescano appassionato di osservazione del cielo, il planetario è diventato luogo di incontro e divulgazione, fondamentale per il territorio

Per raggiungere il Planetario di Amelia bisogna lasciarsi alle spalle le poderose mura poligonali della cittadina al confine tra Umbria e Lazio. La strada prosegue salendo per la collina, piegando a destra, un viale ombreggiato porta fino al Convento della Ss.ma Annunziata. È qui, in questo piccolo comune in provincia di Terni, che Andrea Frigo, francescano dell’Ordine dei Frati Minori dell’Umbria, oltre a svolgere la sua opera pastorale, si occupa del Planetario del convento e delle sue attività. Di solito ogni evento organizzato va esaurito a poche ore dalla presentazione, non solo quando si parla di stelle cadenti ma anche quando l’argomento è un più complesso fenomeno astronomico.

Padre Andrea racconta di come ci siano persone che si meravigliano che un planetario si trovi nell’area di un Convento fondato nel trecento.

A chi si stupisce, il francescano ricorda come proprio molti scienziati siano stati anche uomini di fede, come ha spiegato un un recente incontro tematico,  Scienziati col saio, per ricordare lo stretto legame fra la cura del creato e la sua profonda conoscenza.

 

Scienziati con il saio

 D’altronde anche Frate Andrea è uno scienziato che, a un certo punto, sulla sua strada ha incontrato il poverello di Assisi. Dopo la laurea in Scienze dei Materiali a Padova e un Master all’Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) pensava al lavoro, a una famiglia con tanti figli, e conduceva la sua esistenza come tutti i suoi coetanei, senza particolare devozione ma continuando a cercare dentro e intorno a sé delle risposte, che, proprio ad Assisi ha compreso potessero venire seguendo la nuova strada che gli si apriva davanti e che lo ha condotto, quattro anni fa, al Convento di Amelia. Qui si è trovato immerso nella campagna umbra con all’orizzonte il Monte Soratte, in un luogo con tante potenzialità e adatto per aprirsi alla comunità amerina in un modo inedito: attraverso la scienza. È così che sono iniziate le aperture mensili del Planetario e, grazie al passa parola, agli appuntamenti hanno iniziato a venire da tutta l’Umbria, ma anche dall’alto Lazio e dalla vicinissima Roma.

Storia di un planetario

Il Planetario è stato costruito alla fine degli anni ’80 del novecento grazie a Padre Bernardino Santini, appassionato di astronomia, che pensò di creare, nell’ex legnaia dei frati, una cupola di sei metri che permettesse di riprodurre la volta celeste e i fenomeni astrali. Per lungo tempo, poi, è rimasto chiuso per dare la priorità alle opere di restauro dell’antico Convento che è anche sede della Casa di accoglienza, in quella che un tempo era l’ala nella quale venivano ospitati i novizi francescani. La prolungata chiusura dell’umida legnaia non aveva però compromesso irrimediabilmente la cupola e così Frate Andrea, armato d’entusiasmo e con l’appoggio dei suoi confratelli è riuscito a riaprire, due anni fa, il Planetario agli incontri pubblici e ne ha fatto un centro di divulgazione, con una nutrita partecipazione a ogni incontro. 

 

                                                         Guarda il video del Planetario di Amelia

                                  

 

Un successo inaspettato

La formula di questo successo è stata parlare dei fenomeni celesti ma anche di partire dal cielo per occuparsi di arte, poesia, storia, musica, filosofia e persino di economia circolare. Per farlo Andrea ha coinvolto associazioni astronomiche e osservatori astrofisici e astronomici, e ha intessuto una rete di rapporti fra gli “amici del Planetario” che s’adoperano per offrire il loro aiuto a frate Andrea e a Padre Rocco de Rosa, il più anziano del Convento, anche lui dilettante astrofilo, che già curava il Planetario prima dell’arrivo di Andrea.

Ogni apertura, si svolge con una conferenza, seguita dalla proiezione sotto la cupola e, quando il tempo lo permette, dall’osservazione all’aperto grazie ai due telescopi meccanizzati di cui il planetario dispone, e al telescopio per l’osservazione solare.

Prima dell’emergenza Covid, la cupola poteva ospitare fino a 60 persone e c’era anche un momento conviviale che favoriva gli scambi e la conoscenza. Adesso i numeri, per garantire la sicurezza, si sono ridotti, ma non la presenza del variegato pubblico di tutte le età.

Essere francescani, oggi

Parlando della sensibilità dei frati nei confronti delle scienze naturali e della cura del Creato, e dell’ipotesi che possa derivare anche dall’essere francescani, Frate Andrea risponde: «Romanticamente, dovrei dire che è così ma non sarebbe del tutto vero. Certo, seguendo le orme di San Francesco il nostro cammino è più sensibile a questi temi, ma per lungo tempo ce ne siamo forse dimenticati». Secondo il francescano le cose stanno cambiando: «Ora però lo Spirito Santo, con Papa Francesco ci sta indicando la via: dalla scelta del nome da pontefice alla pubblicazione della “Laudato si’” al richiamo continuo a come tutte le cose siano connesse fra loro. L’ecologia di san Francesco e di Papa Francesco è un’ecologia integrale che parte dalla cura del creato, che combatte la cultura dello scarto, che valorizza ogni essere umano per il suo intrinseco infinito valore, che giunge alla cura della relazione con l’Altro per antonomasia».

 

Ecologia, il cammino mostrato da Papa Francesco

E il cammino mostrato dal Papa sta portando i frati del Convento della Ss.ma Annunziata a farsi testimoni nella loro comunità.

Come chiarisce Fra Andrea, con il loro operato possono sensibilizzare a una maggiore cura della biodiversità, al rispetto per le specie autoctone e alla salvaguardia ambientale.

Per questo, ad esempio, i frati curano il loro bosco cercando di reintrodurre le specie locali come i lecci, alberi resistenti e a lenta crescita che “creano anche un bosco molto bello”. In linea con questo intento, hanno installato tre arnie per poter costruire un percorso tematico per le tante scuole che vengono a visitare il Planetario.

Didattica nel convento

Grazie all’arnia didattica, ai bambini viene fatto conoscere il lavoro delle api, se ne spiega l’utilità e il dovere di difenderle in un’ottica di riscoperta della natura attraverso un contatto più diretto ed esperienziale. Seguendo questa idea, la visita prosegue nelle cantine del Convento, dove i bambini, e anche gli adulti, possono scoprire gli attrezzi che i frati usavano per la loro attività artigianali, in un piccolo museo dei mestieri antichi. E ci sono le pecore, le tortorelle e gli animali del bosco da far conoscere, e fra Andrea immagina di poter ospitare altri animali, per offrire a tutti i visitatori l’esperienza della fattoria didattica: cielo e terra che si toccano per comprendere la complessità del rapporto fra tutte le cose.

Un nuovo modello di eco-comunità

Frate Andrea parla a lungo del gran lavoro che c’è da fare per curare il Convento che nella parte della clausura è ancora profondamente danneggiato dall’attività sismica degli scorsi anni, dell’orto dei frati che ha attirato lì anche le telecamere della trasmissione televisiva Linea verde, e delle tante idee che potrebbero essere realizzate. Andrea, ad occhi ben aperti, sogna che questo luogo possa essere di più, possa diventare un convento pilota che sfruttando le energie rinnovabili possa rendersi indipendente energeticamente e offrire un modello di una comunità senza sprechi ed ecologica, e magari offrire ispirazione e occupazione a qualche ragazzo amerino che non sarebbe costretto a lasciare la sua terra per la vicina Roma. 

La speranza più grande del frate è infatti di veder rifiorire la città di Amelia con la sua storia millenaria, grazie a tutte le sue potenzialità e all’intraprendenza dei suoi abitanti.

 

I bambini e il Planetario del futuro

Il Planetario è per ora un’occasione in più per avvicinarsi alla comunità e offrire momenti d’incontro e di scambio, per suscitare lo stupore, la meraviglia e il desiderio di conoscenza non solo tra i bambini, che attenti seguono le conferenze e partecipano con interesse e curiosità.

«Sono sicuro, qualcuno di questi bambini si innamorerà dell’astrofisica e poi si prenderà cura del Planetario. Peccato dover aspettare almeno vent’anni!», scherza Fra Andrea.

Ad esempio, il sistema solare in scala ridotta che è stato collocato nel parco del convento, è utile per far comprendere il rapporto tra le dimensioni dei pianeti e le loro reciproche distanze, attraverso dei cartelli esplicativi che riportano i dati scientifici ed esempi pratici: «Faccio sempre vedere come sia vicino – nella nostra ricostruzione in scala appena un centimetro dalla Terra – il posto più lontano nello spazio dove gli uomini hanno messo piede, la Luna. Poi indico Marte, che è distante diversi metri al limite del prato, per far capire quale enorme impresa stiamo progettando».

Tra stelle e tegole fotovoltaiche

Il francescano parla con entusiasmo di Elon Musk, di SpaceX e della Crew Dragon e di planetari capaci di far rivivere l’emozione del viaggio tra le stelle, ma anche di colonnine elettriche, di tegole fotovoltaiche e di tutto ciò che si potrebbe fare per vivere una vita più consapevole e più rispettosa delle meraviglie che ci circondano. Tanti progetti ma fra Andrea, con il suo viso da ragazzo che dimostra meno della sua età, con lo sguardo scruta le stelle ma resta con i piedi ben piantati per terra. Poi, chissà, non si dice forse di non mettere mai limiti alla Provvidenza?

 

Le attività del Planetario vedono sempre la partecipazione di molte persone, anche grazie al coinvolgimento di scienziati, astrofisici e appassionati del settore

Saperenetwork è...

Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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