Un fotogramma di "Berlin Calling" film del 2008 di Hannes Stöhr

"Berlin Calling" film del 2008 di Hannes Stöhr. Film di culto, per la colonna sonora a base di elettronica di qualità, è il racconto sincero e appassionato di un'intera generazione

Berlin Calling. Da Londra a Berlino, quando la musica chiama

Chiudiamo la settimana con una riflessione appassionata intorno a uno dei film più iconici degli ultimi decenni. Un excursus tra musica e cinema, nichilismo, malinconia e la cultura dei club. Ecco il sempre attuale cult movie di Hannes Stöhr

 

 

Se è vero che il titolo Berlin Calling ci fa tornare alla mente London Calling, lo storico album dei Clash del 1979, è altrettanto vero che nel film di Hannes  Stöhr del 2008 di quel mondo costruito sullaBeatlemania”, esposto ai pericoli delle radiazione nucleari e allo straripare del Tamigi, non vi è traccia. Non c’è nessun appello ai bassifondi della società, nessun invito esplicito alla lotta contro l’establishment, il razzismo e l’ipocrisia.

E la rabbia politica, ben rappresentata dalla celebre foto della copertina dell’album, in cui Paul Simonon spacca il suo basso sul palco, sembra ormai lontana.

 

La copertina iconica di "London Calling" dei Clash, in cui Paul Simonon rompe il suo basso sul palco
La copertina iconica di “London Calling” dei Clash, in cui Paul Simonon rompe il suo basso sul palco. Sia l’album che la foto hanno fatto la storia del rock, imprimendosi nell’immaginario collettivo di intere generazioni

 

La chiamata che arriva da Berlino è un’altra. È quella della musica elettronica, che Paul Kalkbrenner, che nel film interpreta Martin alias Dj Ickarus, è riuscito a portare nelle arene tipicamente riservate alle rockstar. Molti ricordano la trama del cult di Stöhr: l’artista di fama internazionale cade in una profonda depressione proprio nel momento del lancio del suo nuovo album. Intanto la sua dipendenza dalle droghe diventa sempre più forte. Ma  il  ricovero in un ospedale psichiatrico arriverà  in seguito all’assunzione di parametossianfetamina (potente e potenzialmente letale allucinogeno) acquistata dal suo pusher di fiducia in un club berlinese.

 

  Guarda il video di Berlin Calling

 

Come Icaro. E ritorno

Ickarus tenta la sua rinascita seguendo un programma di recupero per tossicodipendenti, lotta contro i suoi demoni interiori, accetta gli eccessi della moglie e manager Mathilda, e cerca di porre fine al conflitto con il padre: simbolo della disciplina e della morale convenzionale.

«Martin aveva 13 anni, Stefan 18, quando la loro madre morì. Contemporaneamente alla caduta del Muro di Berlino. Per loro tutto cambiò da un giorno all’altro. Stefan divenne introverso e in poco tempo Martin divenne Dj Ickarus. Lasciò la scuola. Ha passato quasi tutta la sua pubertà nei club. Crescerli entrambi probabilmente era troppo per me. Stefan sta crescendo normalmente, ma Martin…Chiunque pensi solo a se stesso, sarà sempre triste. Voglio dire, non pretendo che  creda in Dio, ma deve pur credere in qualcosa!», dice il padre dell’artista in una scena del film.

 

Un altro fotogramma di Berlin Calling. Due donne all'interno di un club
Un’altra immagine di “Berlin Calling”. Protagonista del film è Dj Ickarus, interpretato da Paul Kalkbrenner, lui stesso dj nella vita reale. È sua la colonna sonora del film

 

(Post)Sinfonia di una metropoli

A questo punto le affinità con Renton in Trainspotting sono evidenti. Ma se il “ragazzo in affitto” ha scelto di non scegliere la vita («Ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando hai l’eroina?»), Martin riempie i suoi vuoti d’anima campionando suoni, collezionando dischi e magliette di calcio.

E  riscoprendo il suo amore per Berlino: città dove la modernità dell’architettura ha creato gli spazi adatti per evadere dalla routine metropolitana. Dove i club sono diventati istituzioni culturali come i musei.

È bene ricordare, a questo proposito, che il 3 ottobre 2020, in occasione della commemorazione dei trent’anni della riunificazione delle Germania, è stato celebrato il primo Club Culture Day. 

 

    Guarda il video sulla Club Culture berlinese

 

 

Dai Kraftwerk a Bowie, la “risposta” che salva

E così Berlino chiama e la risposta arriva da una generazione immersa nel nichilismo, senza direzione e senza scopo: ragazzi che non hanno conosciuto il punk, e per i quali  il “no future” è stato sostituito dall’etica Plur (peace, love, unity and respect) condita di sostanze sintetiche. A salvarli è la musica, questa volta non di protesta, ma quella che trasforma i rumori dell’industria e delle stazioni ferroviarie in note, seguendo un sentiero tracciato dai Kraftwerk e Bowie, che proprio nella capitale tedesca, in collaborazione con Tony Visconti e Brian Eno, dal 1977 al 1979 realizza la trilogia berlinese: Low, Heroes e Lodger. 

 

 

 

La città che chiama, mentre il mondo riposa

Paul Kalkbrenner di quelle influenze musicali ne ha fatto tesoro: sperimenta, crea e recupera sonorità: Feed Your Head è una perfetta alchimia fra le sonorità techno e la voce di Grace Slick dei Jefferson Airplane.

E soprattutto ci fa rivivere la malinconia della città, come nel brano Sky and Sand rimasto nella classifica dei singoli più venduti in Germania per 129 settimane: «Nella notte, mentre il mondo riposa, mi troverai nel posto che conosco meglio. Ballando, urlando, volando verso la luna. Non preoccuparti perché tornerò presto. E costruiremo castelli nel cielo e nella sabbia. Disegneremo un mondo solo nostro che nessun altro capisce. Mi sono sentito vivo nel palmo della tua mano. Fino a quando continueremo a volare, tutto questo mondo non avrà fine».

 

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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