Ornitologi da conoscere

Cinque grandi ornitologi italiani che dovete conoscere

Zoologi, imbalsamatori, cacciatori o avventurieri? Gli ornitologi sono stati, nella storia, un mix interessante di tutto questo. E nel nostro Paese, che ospita numerosissime specie di volatili, stanziali o migratori, ce ne sono stati di importanti. Eccone cinque che dovete conoscere

Con la sua conformazione che fa sì che si estenda nel mezzo del Mediterraneo e grazie ai diversissimi habitat che la distinguono dal Nord al Sud, l’Italia si caratterizza per le numerose specie di uccelli che, stanziali o migratori, trovano qui le zone ideali per la nidificazione. Spesso messi in pericolo dall’attività umana, al loro studio, l’ornitologia, si sono dedicati illustri naturalisti. A metà fra zoologi, cacciatori, imbalsamatori e avventurieri, abbiamo scelto cinque ornitologi italiani del passato da conoscere, che con la loro attività hanno anche contribuito ad arricchire i musei di Storia Naturale, per approfondire le conoscenze sulla fauna, o che si sono distinti per la difesa ambientale.

Orazio Antinori 

Quella di Antinori non è solo la vita di un ornitologo e di un naturalista, ma di un avventuriero innamorato dell’Africa tanto da non volerla lasciare neanche dopo la morte. Nato nel 1811 in una nobile famiglia perugina, già da ragazzo aveva mostrato interesse per le scienze naturali e la tassidermia. Cominciò quindi i suoi studi presso i benedettini dell’Abbazia di San Pietro ma non li portò a conclusione. Nel 1838, costretto a lasciare Perugia per la nascita di un figlio illegittimo, Antinori si trasferì a Roma dove, presso Carlo Luciano Bonaparte, biologo e nipote di Napoleone I, svolgeva il compito di imbalsamatore e di custode generale del gabinetto scientifico.

 

Orazio Antinori
Orazio Antinori già da ragazzo aveva mostrato interesse per le scienze naturali e la tassidermia

 

Nel 1848 si arruolò nell’esercito Pontificio. Abbracciò quindi le idee liberali e l’ideologia mazziniana ma, alla caduta della Repubblica Romana, fu costretto all’esilio, prima in Grecia e poi in Africa dove iniziò la sua vita di avventuriero risalendo il Nilo e arricchendo la sua collezione di specie volatili africane, che, una volta tornato in Italia, cedette ai musei di scienze naturali. Nel 1867 Antinori fondò a Firenze la Società geografica italiana della quale fu segretario. Ma il mal d’Africa che ormai l’aveva preso fece sì che ritornasse nel Continente per altre esplorazioni e anche in rappresentanza dell’Italia. Grazie all’eredità paterna, poté dedicarvisi completamente. Nel 1876 partì per la Grande Spedizione ai Laghi Equatoriali che risultò catastrofica ma che lo portò a installare una stazione scientifica a Lit Marefià, in Etiopia: il primo Centro Studi Naturalistici italiano fuori dai confini nazionali. Qui, durante un incidente di caccia, rimase ferito gravemente a un braccio, dopo poco tempo, si ammalò e morì a 71 anni. Tutti i suoi scritti e le sue raccolte naturalistiche furono spedite in patria mentre il suo corpo è rimasto in Africa proprio a Lit Marefià, dove progettava di aprire una scuola di tecniche agricole che avrebbe aiutato le popolazioni locali.

Ettore Arrigoni degli Oddi 

Ettore Arrigoni degli Oddi, nacque a Ca’ Oddo, in provincia di Padova, nel 1867 da una nobile famiglia padovana. Il padre, ornitologo, trasmise la passione al giovane che scelse di laurearsi in Scienze Naturali all’Università di Padova, dove diventò poi professore di Zoologia. La sua attività di studio lo pone fra le figure più influenti del suo campo. Grazie al suo lavoro si deve il primo testo italiano sull’avifauna europea, l’Atlante ornitologico degli uccelli europei, ma anche opere incentrate sugli uccelli italiani quali il Manuale di ornitologia italiana, del 1904, e Ornitologia italiana del 1929. Più di duecento gli scritti che ha lasciato, molti dei quali sono articoli della Rivista Italiana di Ornitologia della quale fu fondatore nel 1910.  

 

 

Ettore Arrigoni
Ettore Arrigoni fu fra i primi  a evidenziare la necessità di modificare le disposizioni riguardo la caccia

 

Arrigoni degli Oddi era particolarmente interessato agli ibridi, alle rarità, agli esemplari che presentavano caratteri aberranti e singolari come albinismo parziale o totale del piumaggio. La sua intera collezione fu donata allo Stato italiano e si trova al Museo del Giardino Zoologico di Roma.  Nel 1913 fu eletto deputato, carica che ricoprì fino al 1921. Durante il suo mandato si interessò anche della regolamentazione dell’attività venatoria. Da cacciatore, fu fra i primi a evidenziare la necessità di modificare le disposizioni riguardo la caccia. Sottolineò infatti come le popolazioni di uccelli stessero sensibilmente diminuendo e come fosse necessario predisporre regole che consentissero alle specie di non essere disturbate durante i periodi di nidificazione, nonché di inasprire le sanzioni contro il bracconaggio. Anche grazie al suo contributo si arrivò ai “Provvedimenti per la protezione della selvaggina e l’esercizio della caccia”, Atto C.2066 del 19 maggio 1923. Quando le sue condizioni fisiche e mentali peggiorarono, Arrigoni degli Oddi fu trasferito in una casa di cura di Bologna dove morì nel 1942.

Elio Augusto Di Carlo

Medico, storico, naturalista, ornitologo Elio Augusto Di Carlo è stato un eclettico intellettuale nato ad Amatrice nel 1918. Fin da giovane approfittò dei paesaggi dell’Appenino centrale per dedicarsi alla zoologia e s’appassionò all’ornitologia. Dopo la laurea in Medicina e la specializzazione in Pediatria, esercitò per tutta la vita nel piccolo comune reatino di Cantalupo in Sabina, coniugando l’attività lavorativa con il suo vasto interesse per l’avifauna grazie all’impulso che ai suoi studi diede l’amicizia con Edgardo Moltoni, un’autorità dell’ornitologia e direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Milano.

 

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Elio Augusto Di Carlo nel 1975 Di Carlo fondò la Società Ornitologica Italiana e in seguito la rivista scientifica dell’associazione Gli Uccelli d’Italia

 

Nel 1975 Di Carlo fondò la Società Ornitologica Italiana e in seguito la rivista scientifica dell’associazione Gli Uccelli d’Italia, della quale fu direttore fino alla morte. Entrò poi a far parte di società e accademie scientifiche, fra le quali l’Accademia dei Lincei e l’Unione Zoologica Italiana. Dagli anni ’60 iniziò anche a sua attività per la difesa ambientale, facendo parte di commissioni regionali per la salvaguardia dei biotipi del Lazio e impegnandosi per l’istituzione della riserva naturale dei laghi Reatini, occupandosi poi del censimento dell’avifauna della riserva. S’adoperò anche nel riconoscimento dell’importanza degli habitat che divennero la Riserva Regionale del Lazio. Di Carlo morì nel 1989, dopo aver continuato, anche negli ultimi anni, le sue attività di naturalista, dedicandosi alla classificazione e allestimento di mostre fotografiche sulle orchidee selvatiche dell’Italia centrale.

Joseph Isaac Spadafora Whitaker

Pip” Whitaker, nomignolo con il quale fu conosciuto Joseph Isaac Spadafora Whitaker, fu un facoltoso naturalista e ornitologo siciliano a cui devono i nomi di alcune specie di uccelli a lui dedicate. Nacque a Palermo nel 1850 in una delle più ricche famiglie siciliane. Le fortune di suo padre e del suo prozio, originari dello Yorkshire, erano state il frutto dell’invenzione e del commercio del vino Marsala che era esportato in tutto il mondo. Grazie alla produzione del Marsala, alle attività agricole e possedimenti accumulati, “Pip” poté dedicarsi interamente ai viaggi naturalistici e alla sua collezione di esemplari, lasciando che fosse uno dei suoi fratelli ad amministrare l’eredità paterna. Dopo gli studi a Malta e in Inghilterra tornò a Palermo.

 

joseph Whitaker
Joseph Whitaker partecipò a una spedizione in Tunisia, in cui raccolse i materiali per il libro The birds of Tunisia

 

Nel 1894, dopo aver aderito all’unione degli ornitologi britannici, Whitaker partecipò a una spedizione in Tunisia, in cui raccolse i materiali per il libro The birds of Tunisia, alle quali seguirono altre spedizioni naturalistiche. Costruì quindi Villa Malfitano, oggi sede della fondazione che porta il suo nome, nella cui dépendance allestì la sua collezione di uccelli frutto anche delle sue spedizioni nel Nord Africa. La sua collezione contava alla fine tremila uccelli appartenenti a trecentosessantacinque specie e sottospecie viventi nel bacino mediterraneo e che furono donate ai musei irlandesi di Storia Naturale, al Royal Scottish Museum di Edimburgo e all’Ulster Museum di Belfast, dopo essere state rifiutate dai musei siciliani. Whitaker si dedicò anche all’archeologia soprattutto dei siti fenici, e per questo la sua attività e la fondazione a suo nome venne riconosciuta dallo Stato italiano come emerite nella diffusione della cultura. Diverse le sue attività di carattere sociale, fra le quali la fondazione della Società Umanitaria-Educativa e per la protezione degli animali di Palermo, divisa in tre sezioni (una per gli orfani, una per l’educazione dei fanciulli e la terza per la difesa degli animali) molto attiva nel tutelare soprattutto gli animali da lavoro. Morì a Roma a 86 anni dopo una vita industriosa rivolta ai suoi numerosi interessi, non ultimo quello agricolo.  Cercò infatti di diffondere la coltivazione dell’Agave sisalana in Sicilia, dove la pianta avrebbe trovato le condizioni ideali di vita, per usarla nella produzione tessile. 

Tommaso Salvadori

Nato a Porto San Giorgio, nelle Marche, nel 1835 in una facoltosa famiglia, Tommaso Salvadori si laureò in Medicina a Pisa e fu ufficiale medico durante la Spedizione dei Mille alla quale si unì nel 1860. In un primo tempo cercò di entrare al Museo di Storia naturale di Firenze, dove aveva fatto la conoscenza di Orazio Antinori, e spiegò al padre che non sarebbe potuto tornare in provincia perché gli studi che voleva continuare non si potevano svolgere lontano dalle grandi città. Proprio con Antinori, nel 1863, si recò in Sardegna per studiarne la fauna, anche qui tentando, senza successo, di stabilizzare la propria posizione lavorativa.

 

Tommaso Salvadori
Tommaso Salvadori nel 1868 divenne professore di scienze naturali nel Reale Liceo Cavour di Torino e più tardi, nel 1878, vicedirettore del museo torinese

 

Nel 1864 Salvadori si trasferì quindi a Torino per intraprendere la carriera di naturalista, e in particolare di ornitologo, presso il Museo di Scienze Naturali della città. Iniziò quindi a studiare le più vaste collezioni ornitologiche, come quella del Museo di Storia Naturale di Genova e scrivere i suoi resoconti. Intanto, nel 1868 divenne professore di scienze naturali nel Reale Liceo Cavour di Torino e più tardi, nel 1878, vicedirettore del museo torinese. La sua attività di ornitologo gli diede fama oltreconfine e Salvadori fu chiamato a studiare le collezioni degli istituti europei di Parigi, Londra e Berlino, e fu alla redazione di cataloghi dal British Museum. Sebbene la sua fama crescesse, Salvadori fu un uomo ossessionato dalla penuria di denaro che lo portò anche alla nevrosi, che s’accentuò dopo il tradimento della moglie e fece sì che i rapporti con i suoi colleghi si deteriorassero rapidamente. Morì a Torino nel 1923. La sua produzione fu vastissima, comprendendo circa 300 testi, tra articoli e volumi di ornitologia, sulla classificazione sistematica e sono diverse le specie di uccelli a lui dedicate, fra le quali l’anatra del Salvadori (Salvadorina waigiuensis) il pappagallo dei fichi di Salvadori (Psittaculirostris salvadorii) e l’eremomela di Salvadori (Eremomela salvadorii).

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Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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