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Prima ministra finlandese dall’inizio di dicembre, Sanna Marin – 34 anni – è la premier più giovane del mondo, a capo di una coalizione di cinque partiti tutti guidati da donne. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Carbone, giornalista, scrittore, pittore, ambientalista e appassionato del paese scandinavo da oltre 30 anni, tanto da essere stato insignito dell’Ordine di cavaliere delle Rosa Bianca di Finlandia per come ha saputo raccontarla.

Fabrizio Carbone, giornalista e scrittore
Lo scrittore e giornalista Fabrizio Carbone

Che cosa pensi della nuova premier?
Innanzitutto voglio dire che mi ha dato molto fastidio che i nostri giornali abbiano insistito sul fatto che viene da una famiglia di due donne: cosa che non interessa a nessuno in Finlandia, dove tutti sanno benissimo che cos’è una famiglia arcobaleno. Il loro mondo è molto diverso dal nostro.

In che modo?
Per esempio, in Parlamento è vietato alzare la voce; non si può interrompere una persona che parla, non è pensabile. Come non lo è, nella vita quotidiana, parcheggiare in seconda fila. Tutti pagano le tasse, e se ti ferma la polizia per strada gli dai la patente, la mettono nel computer in macchina, leggono quanto paghi all’anno e la multa che ti fanno è proporzionale. Per presentarsi alle elezioni politiche, la prima cosa da fare è dimettersi dal proprio posto di lavoro, non mettersi in aspettativa. Poi se vieni eletto fai il parlamentare, altrimenti cerchi un altro lavoro. Il conflitto di interessi non è pensabile. Non è pensabile un proprietario di televisioni e radio si presenti alle elezioni e faccia il primo ministro. Nella graduatoria sulla libertà di stampa in cui l’Italia è in posizione piuttosto bassa, la Finlandia è altissima ed è anche il terzo paese al mondo meno corrotto.

Un paese dove c’è molta trasparenza?
Su tutti i fronti.

Secondo te, come l’hanno ottenuto?
Sono luterani e questo conta. Non sono persone autoreferenziali né esibizioniste, l’ego non esiste. Poi, c’è un senso di responsabilità collettiva. Tutti ti fanno la ricevuta fiscale, per esempio. Lo spazzacamino arriva con due valigette, una con l’attrezzatura per pulire, l’altra con il computer e la stampante e quando ha finito ti dà la stampata e paghi in banca. Anche l’elettricista non vuole denaro contante. Praticamente lo usiamo solo noi che veniamo da fuori. Paghi il caffè con la carta di credito. La civiltà è portata dai rapporti tra le persone; credo di aver imparato un po’ di democrazia solo in Finlandia.

Ma il senso di responsabilità collettiva si impara o, se così si può dire, ci si nasce?
Tutt’e due, ormai è talmente radicata. La scuola, intanto, è considerata la migliore del mondo. Non ci sono compiti a casa, le cose che si studiano si devono capire e gli studenti vanno aiutati perché si devono divertire.

Poi da adulti si divertono? Non sembra un paese in cui ci si diverte particolarmente.
Sono tre anni che la Finlandia è considerata il paese più felice del mondo secondo la classifica annuale dell’Onu. Quindi, penso che si divertano. Alcuni luoghi comuni sono falsi: i suicidi, per esempio, che in relazione alla popolazione non sono più numerosi che in altri paesi europei. O i sei mesi di buio e sei mesi di luce. Mica si spegne un interruttore. La luce galoppa, dal buio di fine dicembre al sole totale di giugno e poi ritorna indietro. Ci sono molte più ore di luce all’anno dove ho casa, vicino al circolo polare artico, che a Roma.

Non c’è emigrazione?
No. Dove devono andare? Per quanto riguarda l’immigrazione, invece, hanno accettato le regole dell’Europa, e accolgono la loro quota di migranti. Nel paesino dove sto, per esempio, ci sono 300 persone – provenienti dall’Iraq, dalla Siria, africani, palestinesi – e magari qualcuno non le vorrebbe, ma nessuno fa i cartelli con su scritto “andate via”, non c’è questo modo di fare arrogante, violento.

Ti sono piaciuti gli ultimi due film di Kaurismaki, sui due migranti?
Molto. E lui è molto critico nei confronti della società finlandese, la esaspera in negativo, con i silenzi e ambienti che non hanno quasi mai a che vedere con la natura. Anche Arto Paasilinna, che invece nei suoi libri mette molta natura, è sprezzante nei confronti di una società “bloccata”. I finlandesi sono molto timidi, chiusi, riservati, in un certo senso facili da prendere in giro.

Però noi qui conosciamo i romanzi di Paasilinna e i film di Kaurismaki, quindi due voci sprezzanti…
Va bene; questa autocritica li diverte.

Perché sanno di poterselo permettere, che non incide più di tanto sulle caratteristiche positive del loro paese?
Sì. Anche se queste caratteristiche positive per loro sono la normalità, siamo noi a rimanerne stupefatti.

Sanna Marin guida una coalizione di centrosinistra. Il paese è di destra o di sinistra?
Non te lo so dire. Ci sono stati governi socialdemocratici, governi di destra, di centrosinistra, di sinistra. Ma quando c’è una legge è quella e non se ne fa un’altra perché cambia il partito di governo. Non è una loro attitudine quella di fare nuove leggi; noi ne abbiamo decine di migliaia, loro no. Non mi piace l’ascesa del Partito dei Veri Finlandesi, che oltre a una campagna contro i migranti ora sta puntando molto contro le azioni per cercare di frenare il riscaldamento globale. Sono negazionisti e riescono a far breccia tra la popolazione che vive isolata in piccoli centri e lontano da Helsinki, Turku e Tampere.

Invece il cambiamento climatico lì si sente molto. Da quanto tempo?
Da una quindicina di anni sicuramente. D’inverno a meno 40 non ci si arriva più, al massimo a meno 30. Per esempio due giorni fa si è passati da meno 22 a zero gradi in 12 ore. Oppure può succedere che la notte faccia zero e di giorno meno 10, siamo alla follia.

La Finlandia ha due centrali nucleari e sta per attivare il più grosso reattore al mondo. D’altro canto, si è data l’obiettivo zero emissioni entro il 2035. Che ne pensi?
Sono contrario all’energia nucleare. Il nuovo reattore, venduto dai francesi, è stato il più grande pasticcio della Finlandia; è costato molto più del previsto ed è servito tantissimo tempo per costruirlo. I finlandesi si sono arrabbiati moltissimo perché i francesi li hanno praticamente fregati. Però l’hanno costruito.

Altri aspetti negativi?
Il modo in cui viene spinto il turismo invernale quando a Helsinki ormai quasi non nevica più. Gli operatori turistici che ti propongono di “andare a caccia dell’aurora boreale”, ma non è detto che si veda. Le forme parossistiche assunte dai tour fotografici: è esplosa una voglia di fotografia naturalistica e la Finlandia è il posto dove si possono fotografare animali che non si trovano altrove, paghi e ti fanno fotografare qualsiasi animale. Non è secondo me un modo corretto di fare queste cose. È diventata un’esagerazione.

Tornando a Sanna Marin e al fatto che siano donne anche le leader degli altri quattro partiti di coalizione, lo notano anche loro?
Credo che siano molto contenti; il rapporto uomo donna in Finlandia è quasi sempre a favore della donna, che è molto presente nella vita economica e amministrativa. C’è stata anche una presidente della Repubblica donna, Tarja Halonen, per due mandati dal 2002 al 2012, socialdemocratica, una sindacalista molto forte, madre politica della nuova premier.

Il suffragio universale è stato introdotto nel 1906. C’è una sostanziale parità su tutto?
Sì.

Secondo te, nel complesso, è un modello esportabile?
Non credo. Non in Italia.

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Alice Scialoja
Alice Scialoja
Alice Scialoja, giornalista, lavora presso l'ufficio stampa di Legambiente e collabora con La Stampa e con La Nuova Ecologia. Esperta di temi ambientali, si occupa di questioni sociali, in particolare di accoglienza. Ha pubblicato il libro A Lampedusa (Infinito edizioni, 2010) con Fabio Sanfilippo, e i testi Neither roof nor law e Lampedusa Chapter two nel libro Mare Morto di Detier Huber ( Kerber Verlag, 2011). È laureata in Lettere, vive a Roma.

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