5 famosi ambientalisti

I cinque fondatori dell’ambientalismo italiano che dovete conoscere

Continuiamo la nostra serie di figure legate alla protezione e alla salvaguardia della Natura. Stavolta vi proponiamo cinque grandi italiani, tra i fondatori dell’ambientalismo nel nostro Paese. Da Elena Croce ad Alexander Langer, da Giorgio Nebbia ad Aurelio Peccei e Antonio Cederna. Ecco i cinque ambientalisti italiani che dovete conoscere

Quando abbiamo parlato dei cinque naturalisti italiani che dovete conoscere abbiamo incluso Laura Conti che al rapporto tra inquinamento ambientale e salute ha dedicato gran parte della sua attività. Laura Conti è riconosciuta come una delle madri del movimento ambientalista italiano che vide la luce negli anni del dopoguerra, periodo di una ricostruzione fatta di erosione di suolo e cementificazione selvaggia, con la conversione della nazione in potenza industriale senza troppo badare alle conseguenze per la natura e le persone (basti pensare all’incidente di Seveso del 1976, che la Conti seguì come consigliere regionale e giornalista de L’Unità, per poi pubblicare il romanzo Una lepre con la faccia di bambina). Tante sono state le figure che in quel periodo si sono distinte per aver dato voce alle istanze ambientaliste e di salvaguardia del patrimonio naturale italiano. Ne abbiamo scelte, in rappresentanza, cinque delle quali non potete ignorare il nome e l’operato, a partire da Giorgio Nebbia, scomparso il 4 luglio dello scorso anno. Ma contiamo di proseguire la nostra galleria perché il movimento ambientalista italiano ha una storia ampia, variegata, importante. E condividerla con le nuove generazioni ci sembra fondamentale.

Giorgio Nebbia

Bolognese, classe 1926, Giorgio Nebbia nel capoluogo emiliano si laureò in Chimica. A 34 anni vinse la cattedra di Merceologia presso la Facoltà di Economia dell’Università di Bari dove rimase fino al 1995 diventando professore emerito.Per tutta la vita svolse ricerche nel suo ambito, la merceologia, studiando le merci, il loro design e la loro vita, criticando aspramente il sistema capitalista che ne riduceva la durata creando nuovi bisogni nel consumatore e generando il problema del loro impatto ambientale.

 

Giorgio Nebbia
Giorgio Nebbia svolse attività di ricerca nell’ambito della merceologia, con particolare riferimento all’analisi del ciclo delle merci. Si occupò di ambientalismo e risorse naturali

 

Con la sua attività, anche politica, fu fra i primi in Italia ad affrontare il problema della sostenibilità ambientale. In particolare, si concentrò sulla conoscenza dei cicli produttivi industriali attraverso i quali poter risalire agli inquinanti dispersi in ambiente e al pericolo per la salute della popolazione. In anni in cui i processi industriali non erano affatto attenti alle ricadute ambientali. Nebbia riconobbe nel Pil (prodotto interno lordo) non un indice del progresso economico, ma un indice negativo sulla qualità del territorio. Oppositore del nucleare, attento al riciclo delle materie prime e al loro riuso, trovò interesse anche nello studio delle frodi alimentari. Giorgio Nebbia è stato anche un prolifico collaboratore per testate nazionali, scrittore di saggi, studioso dell’energia solare e della sua applicazione alla dissalazione dell’acqua, e già dagli inizi degli anni sessanta aveva fra i suoi campi di studio il problema delle riserve idriche. La sua eredità di scritti è oggi custodita dalla Fondazione Micheletti.

Aurelio Peccei 

Economista, dirigente d’azienda, imprenditore Aurelio Peccei è stato amministratore di due fra le più importanti realtà industriali italiane: Fiat e Olivetti e coinvolto nei processi di ricostruzione postbellica.Nato nel 1908 in una famiglia borghese di Torino, dopo la laurea in Economia nel 1930 iniziò subito a lavorare per le Fiat e a curare i rapporti internazionali dell’azienda. Le sue idee antifasciste lo fecero aderire a Giustizia e Libertà. Per il suo coinvolgimento nella Resistenza fu, nel 1944, imprigionato e torturato.

 

Aurelio Peccei, ambientalista
Aurelio Peccei partecipò alla fondazione dell’IIASA (The International Institute for Applied Systems Analysis) con sede a Vienna centro di ricerca per problemi globali come sovrappopolazione, cambiamenti climatici, fame

 

Nel 1949 si trasferì in Argentina per guidare la divisione sudamericana della Fiat. Fu durante questo periodo che iniziarono a maturare le considerazioni sullo sviluppo dei paesi poveri e sull’economia globale che lo portarono, alla fine degli anni sessanta, a fondare nel 1968, con lo scienziato Alexander King, il Club di Roma con il quale portò all’attenzione internazionale il problema della sovrappopolazione, della limitatezza delle risorse e dell’indiscriminato sviluppo industriale. Peccei, individuando la criticità del non considerare, nei processi economici e industriali, le ricadute sui paesi in via di sviluppo, fu fra i primi a proporre di affrontare i problemi con una visione globale. Il Rapporto sui limiti dello sviluppo del 1972 suscitò interesse e, contemporaneamente, ostilità. Se da una parte infatti venne accolto con favore da chi condivideva le idee sui limiti imposti dall’uso delle fonti fossili e sulle ricadute ambientali dell’industrializzazione, dall’altra fu aspramente criticato come catastrofista. Quasi cinquanta anni dopo, si può invece ben vedere come i problemi che Peccei e il suo circolo di intellettuali discutevano non fossero solo reali, ma urgenti. La lezione di Peccei su una impostazione globale dei processi, dei problemi e delle loro soluzioni è stata lungamente inascoltata ma è diventata uno dei capisaldi del movimento ambientalista e pacifista.

Elena Croce 

Nata a Napoli nel 1915, Elena Croce era la primogenita del filosofo Benedetto. Dopo essersi presto laureata in Giurisprudenza, iniziò l’attività di traduttrice dal tedesco e di scrittrice. Spesso ricordata come colei che salvò dal cestino Il gattopardo, suggerendone la pubblicazione tramite Giorgio Bassani, fu anche una attivista ambientale in difesa dell’eredità naturale, sociale e culturale dell’Italia del dopoguerra. È infatti del 1956 la fondazione dell’associazione Italia Nostra della quale fu anima e, spesso, voce per diffondere la cultura della difesa paesaggistica e ambientale.

 

Elena Croce
Elena Croce nel 1956 ha fondato, assieme ad alcuni intellettuali l’associazione Italia Nostra

 

La sua attenzione si rivolse all’abusivismo dilagante, alla difesa delle coste campane e del Parco Nazionale dell’Abruzzo, fu anticipatrice del tema della gentrificazione che svuotava i centri storici delle città, favorendone lo sfruttamento turistico, “deportando” i più poveri nei quartieri periferici. Scrisse nel 1971 La lunga guerra per l’ambiente nel quale affrontò anche il modello di sviluppo industriale e le sue conseguenze sulla popolazione che viveva a ridosso delle fabbriche; non mancò una critica al sistema capitalista e alla promozione dei consumi e dell’acquisizione di beni materiali come falso indice del progresso sociale. Con l’idea di emulare il National Trust for Places of Historic Interest or Natural Beauty britannico, suggerì la fondazione del Fai (Fondo per l’ambiente italiano). Il suo fu un impegno per un ambientalismo umanistico che riconoscesse il valore sociale dell’opposizione alla depredazione dei territori, svolgendo una intensa attività di sensibilizzazione e divulgazione delle tematiche ecologiche.

Antonio Cederna

L’ indignato speciale: questo è il soprannome che Cederna s’era guadagnato con i suoi articoli taglienti e sarcastici. Antonio Cederna era nato a Milano nel 1921, Laureato in Lettere classiche a Pavia, a Roma si perfezionò in Archeologia. Chiamato da Elena Croce a scrivere di arte su Lo spettatore italiano, iniziò la carriera di giornalista che lo porterà a Il Corriere della Sera, dove ebbe la possibilità di dedicarsi alle inchieste sull’abuso sul patrimonio naturale e ambientale italiano, argomenti che furono al centro anche dei suoi saggi.

 

Antonio Cederna, ambientalista
Antonio Cederna ha dedicato più di 140 articoli alla battaglia per la tutela dell’Appia Antica

 

La speculazione edilizia del boom economico stava infatti attentando a questo patrimonio, e Cederna vedeva con i suoi occhi lo scempio che i “palazzinari” facevano di Roma e della sua storia. Iniziò quindi una battaglia, che portò avanti per tutta la vita, per preservare i parchi della città e per l’istituzione del Parco dell’Appia Antica, che ospita oggi il suo vastissimo archivio. Il giornalismo di Cederna era infatti costruito sulla minuziosa documentazione, raccolta di dati e fitta corrispondenza. Accanto alle riflessioni sui cambiamenti delle città e del tessuto urbano, rivolse i propri sforzi anche in difesa dei parchi nazionali e delle aree umide contro bonifiche che ne avrebbero diminuito il valore produttivo e naturalistico. Iniziò sulle pagine di Casabella a redigere una guida “non” turistica degli abusi edilizi, degli “ecomostri”, del degrado ambientale che si potevano trovare in Italia, alimentando il dibattito e cercando di rendere popolari i temi dell’ambientalismo e della sostenibilità, ponendo la questione ecologica come questione morale.

Alexander Langer

Troppo presto ha deciso di andare via Alexander Langer, che per la sua attività poliedrica fu un precursore nell’affrontare temi oggi di calda attualità. Dall’impegno ecologista alla convivenza interetnica, Langer si distinse per il suo approccio basato sul dialogo e la condivisione delle idee.

 

Alexander Langer, ambientalista
Le principali tematiche al centro dell’attenzione intellettuale e dell’ agire politico di Alexander Langer furono la situazione dell’Alto Adige e in particolare il rapporto tra le diverse comunità linguistiche

 

Nato a Vipiteno nel 1946 in una famiglia borghese e liberale, Langer venne educato al rispetto per le sue due identità: quella tedesca paterna e quella italiana materna. Si laureò in Giurisprudenza a Firenze, dove incontrò La Pira, Balducci e don Milani, di cui Langer per primo tradusse in tedesco Lettere a una professoressa. Dopo l’esperienza in Lotta Continua, sul modello del partito ambientalista tedesco, fu fra i fondatori dei Verdi e fu eletto fra le sue fila al Parlamento Europeo. Nel suo approccio ai temi ecologisti ebbe a dichiarare che l’ambientalismo non era di destra né di sinistra cercando, come per tutta la vita aveva sempre fatto, di essere un costruttore di ponti e non di muri. La sua idea era che la conversione ambientalista della società dovesse partire dalla dall’incentivazione dei piccoli gesti a livello locale e comunitario. Criticando l’ecologia imposta dall’alto, auspicava uno spirito ecologista socialmente desiderabile e, in contrapposizione alle idee di forza, velocità e sopraffazione del motto olimpico “citius, altius, fortius”, suggerì una svolta più lenta, più profonda, più dolce: lentius, profundius, suavius. Ideò quindi la Fiera delle Utopie Concrete per discutere i temi della conversione ecologica integrata con il sistema economico. Dopo la caduta del muro di Berlino, continuò nel suo impegno per l’integrazione dei popoli; durante le guerre civili nell’ex Jugoslavia, richiamò l’attenzione sui drammatici conflitti etnici nella regione. Uomo dell’armonia, Langer chiedeva un impegno per «fare la pace tra gli uomini e con la natura» precorrendo di quasi tre decenni quanto poi espliciterà l’enciclica “Laudato si’…” di Papa Francesco.

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Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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