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La mente degli animali è “magica” come la nostra

L’illusionismo si basa su percezione e coscienza, meccanismi del cervello umano. Per questo alcuni ricercatori hanno utilizzato i trucchi di magia per studiare il funzionamento della mente degli animali. Un viaggio entusiasmante tra psicologia comparata e prestidigitazione

«Non c’è trucco e non c’è inganno». La tipica frase ad effetto che, forse, nessun prestigiatore pronuncia più perché quasi tutti sanno che trucco e inganno ci sono. Eccome se ci sono! Gli illusionisti conoscono da sempre i punti ciechi del funzionamento del cervello umano e li sfruttano a proprio vantaggio per raggirare gli spettatori. In effetti le performance di magia sono degli esperimenti di neuroscienze. I ricercatori si sono già avvalsi delle potenzialità di questo bizzarro mezzo per analizzare Homo sapiens, allora perché non provare con un nuovo e inaspettato pubblico? Lo spettacolo stavolta sarà per gli animali.

Il legame tra illusionismo e neuroscienze

Nel luglio del 2008, su Nature, appariva un articolo intitolato Attention and awareness in stage magic: turning tricks into research (Attenzione e coscienza negli spettacoli di magia: trasformare trucchi in ricerca). A firmare la pubblicazione erano ricercatori e illusionisti, tra cui James Randi, da anni in prima linea nello smascherare fenomeni pseudoscientifici.

 

James Randi è un illusionista e divulgatore scientifico canadese naturalizzato statunitense

 

Nel testo gli autori spiegavano che, attraverso lo studio delle tecniche di “magia”, i neuroscienziati possono imparare come manipolare attenzione e coscienza in laboratorio. In questo modo si raggiunge una visione diretta delle basi comportamentali e neurali della coscienza, monitorando il cervello con analisi specifiche quali l’imaging (produzione e analisi d’immagini a scopo diagnostico) e la registrazione dell’attività elettrica neurale.

Tra inganno e scienza

Nell’articolo pubblicato su Nature sono illustrati alcuni degli stratagemmi più utilizzati dai prestigiatori. Ci sono gli effetti speciali, marchingegni ma soprattutto illusioni visive, ottiche e cognitive. Tra quest’ultime c’è la cecità per disattenzione, per cui uno spettatore non vede un oggetto che, invece, è in bella mostra poiché la sua attenzione è focalizzata su altro. Il caso più celebre è quello del gorilla invisibile, un esperimento ideato da Daniel J. Simons e Christopher F. Chabris.

 

          Guarda il video sull’esperimento del gorilla invisibile 

 

Gorilla invisibili e palline che scompaiono

Nell’esperimento originale viene chiesto ai partecipanti quanti passaggi di palla avvengono tra i giocatori che indossano la maglietta bianca. Quasi la metà degli spettatori non noterà una persona vestita da gorilla passeggiare nel bel mezzo della scena. Il depistaggio nascosto alla base di questo trucco è anche un ingrediente fondamentale dell’illusione della pallina che scompare (vanishing ball illusion): il prestigiatore inizia a lanciare velocemente una palla in aria, in direzione verticale, riprendendola al volo. Il gesto è ripetuto, senza modifiche, diverse volte e, alla fine, la palla sparisce a metà volo.

 

  Guarda il video dell’esperimento della palla che scompare

 

Il cervello e l’aspettativa

In realtà la palla, nel lancio finale, è rimasta nel palmo della mano dell’illusionista. Siamo noi spettatori che abbiamo percepito la salita dell’oggetto fino a metà traiettoria. Com’ è possibile? Misurando i movimenti dello sguardo di chi guardava il video dell’illusione, lo psicologo e prestigiatore Gustav Kuhn  ha dimostrato che è l’aspettativa a farci vedere la palla: è il nostro cervello che predice il futuro mostrandoci ciò che dovrebbe accadere secondo la nostra esperienza pregressa. Kuhn racconta che, anche solo fingendo di tirare la palla in alto, più di un terzo delle persone vede l’oggetto in aria, un po’ come quando facciamo finta di lanciare il bastone del nostro cane e lui subito gli corre dietro, inconsapevole dell’imbroglio.

La mente animale e la psicologia comparata

A questo punto è spontaneo domandarci se gli animali vengano ingannati dalla magia proprio come accade per noi. Charles Darwin aveva già intuito che vi fosse continuità tra la mente umana e quella animale ed è questa l’essenza della psicologia comparata, che studia il comportamento e i processi psichici delle specie animali, compreso l’uomo. Proprio un team di psicologi dell’Università di Cambridge ha pubblicato recentemente un articolo su Science  per aprire la discussione sull’uso dell’illusionismo per l’elaborazione di esperimenti che studino il funzionamento del cervello degli animali.

La magia per studiare il cervello degli animali: una strada promettente

In passato, anche se non in maniera intenzionale, gli studiosi di psicologia comparata hanno già utilizzato l’illusionismo come strumento per esplorare le abilità cognitive degli animali. Per comprendere come i cani e le grandi scimmie – scimpanzé, bonobo, oranghi e gorilla – rappresentino mentalmente gli oggetti, sono stati adoperati bicchieri a doppio fondo per cambiare il tipo di cibo che i soggetti esaminati avevano visto riporre al loro interno. I risultati hanno dimostrato che gli animali coinvolti non erano solo in grado di ricordare che del cibo era stato inserito nel bicchiere, ma si aspettavano di trovare esattamente quel cibo quando il bicchiere veniva aperto nuovamente. Ancora, per capire come reagiscono le cornacchie della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides) a oggetti che si muovono senza interazione dell’uomo, si è ricorsi a una corda invisibile, solitamente utilizzata per l’effetto levitazione.

 

    Guarda il video sulle cornacchie della Nuova Caledonia

Strategie di distrazione

Non sentiamoci i più furbi: altre specie non solo subiscono ma usano a proprio vantaggio qualche trucco. Sempre a proposito del ridirezionamento dell’attenzione, è stato osservato come a volte gli scimpanzé distolgono lo sguardo dall’oggetto del loro desiderio per distrarre un altro contendente. Anche tra gli uccelli non mancano esempi: le ghiandaie proteggono i nascondigli in cui conservano il cibo da possibili ladri spostandoli (o fingendo di spostarli) numerose volte, in modo tale da confondere i malintenzionati.

Viaggio nel cervello degli animali

Gli animali sono, quindi, ingannati e ingannatori, spiazzati dagli stessi trucchi che mettono in scacco noi umani? Nonostante alcune prove a nostra disposizione, siamo ancora all’inizio di questo percorso ed è per questo che, disegnare esperimenti che dimostrino scientificamente cosa accade nel cervello di un animale, è una vera sfida che vale la pena di affrontare.

La magia – sarebbe più corretto chiamarla prestidigitazione – permetterebbe non solo di fare luce su meccanismi relativamente semplici come l’attenzione e la percezione ma anche su abilità cognitive complesse come la memoria e il mental time travel, ossia il ricordare il passato per costruire il futuro. Chissà, poi, cosa penserà il nostro gatto vedendo la sua palla che scompare.

Saperenetwork è...

Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, ha raccontato storie di scienza, natura e arte per testate locali e nazionali. Ha collaborato come curatrice dei contenuti del sito della rivista di divulgazione scientifica Sapere e ha fatto parte del team della comunicazione del Festival della Divulgazione di Potenza. Ama gli animali, il disegno naturalistico e le serie tv.

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