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L’autocontrollo della seppia

Che cos’hanno in comune uno studio sul comportamento delle seppie e un test sui bambini con protagonista il marshmallow? Molto, a quanto pare. Un recente studio sui molluschi infatti dimostra che la capacità di pianificare non appartiene solo all’homo sapiens…

 

 

Risparmiare ogni giorno un po’ per assicurarsi una vecchiaia serena. Non mangiare una fetta di dolce, quando stiamo seguendo un regime alimentare controllato per migliorare la nostra salute. Rinunciare oggi per ottenere una ricompensa domani. Questi sono comportamenti che appartengono a noi esseri umani, ma che ritroviamo in una certa misura anche nel mondo animale. È ciò che è stato osservato in una recente ricerca sulle seppie (Sepia pharaonis), pubblicata su Royal Society Open Science  e commentata dal New York Times,  in un pezzo, il cui titolo cita un test del marshmallow. E il fatto che molte seppie l’hanno superato. Cos’è dunque il test del marshmallow e cosa lo lega alle seppie? 

 

Sepia pharanois
Un esemplare di Sepia pharaonis al Birch Aquarium California, Usa

Lo studio sulle seppie

Decidere tra due opzioni, negli umani così come negli animali, può anche non basarsi sul valore assoluto di ciò che dobbiamo scegliere. Nello studio pubblicato su Royal Society Open Science è stato dimostrato come nelle seppie la decisione dipenda da valori imparati in esperienze precedenti. Cosa significa? Proviamo a scoprirlo insieme. Nella prima fase del test, i ricercatori hanno permesso a delle seppie di scegliere se entrare in un’area in cui c’era un gamberetto o in un’altra vuota. Ogni volta che le seppie entravano nella camera con il gamberetto veniva data loro una ricompensa, un secondo piccolo gamberetto. 

Strategie e gamberetti

Nella seconda parte del test le seppie potevano decidere se andare in una camera con un gamberetto o in un’altra con due. Istintivamente potremmo pensare che i cefalopodi in questione abbiano preferito cacciare due prede anziché una. Invece è arrivata la sorpresa. Gli esemplari che non avevano partecipato alla prima parte dell’esperimento effettivamente sceglievano i due gamberetti, gli altri optavano per il singolo gamberetto. Questi hanno preferito più spesso una sola preda anziché due, sapendo che ne avrebbero ricevuta un’altra.

Decidere è questione di autocontrollo

Ciò significa che le strategie di ricerca del cibo delle seppie non si basano semplicemente sulla quantità ma su una valutazione del valore di una preda e su ciò che è stato appreso grazie all’esperienza. In generale, alla base dei processi decisionali negli umani e negli animali non umani, c’è l’autocontrollo: la capacità al centro del famoso test del marshmallow.

Il test del marshmallow di Mischel

Una delle misure dell’autocontrollo è l’abilità di resistere a una gratificazione immediata per riceverne una maggiore in un secondo momento. Ciò viene definito gratificazione differita ed è stata osservata e studiata grazie al test del marshmallow, ideato nella seconda metà degli anni Sessanta da Walter Mischel, psicologo dell’Università di Stanford, negli Stati Uniti. L’esperimento consisteva nel lasciare dei bambini di età compresa tra i 3 e i 6 anni da soli in una stanza, seduti a un tavolo e con un dolcetto desiderato (il celebre marshmallow) davanti. I bimbi potevano scegliere se chiamare il ricercatore subito e mangiare l’agognato marshmallow o aspettare che il ricercatore tornasse dopo un determinato intervallo di tempo ed essere ricompensati con ben due marshmallow. 

 

Guarda il Marshmallow test

 

 

L’oggetto del desiderio e la capacità d’attesa

Le reazioni erano differenti: alcuni resistevano, altri non ce la facevano e inghiottivano l’oggetto del desiderio. Studi successivi sugli stessi individui sembravano correlare i risultati ottenuti in questo test con le conquiste personali e professionali future. Saper aspettare la ricompensa invece che soddisfare immediatamente la propria golosità si rifletteva sul successo scolastico, sui punteggi raggiunti in test standard, sullo stipendio guadagnato o persino su eventuali problemi con la legge.

Il futuro in un marshmallow?

In un secondo tempo, però, il legame tra il test e il futuro dei soggetti si è ridimensionato grazie a ulteriori analisi: in particolare, uno studio recente ha analizzato un campione più rappresentativo rispetto alle ricerche precedenti, concludendo che non c’è un legame diretto tra gratificazione differita misurata dal test da bambini e il comportamento sviluppato in adolescenza, una volta tenuto conto dell’educazione impartita in famiglia.

C’è da aggiungere che anche le modalità di svolgimento del test possono aver influenzato i risultati ottenuti dai bambini: uno sperimentatore che non ispira fiducia porterà il campione analizzato a consumare subito un solo marshmallow anziché attendere.

L’autocontrollo nel mondo animale

Come raccontato in una review non ancora sottoposta a peer review ma accessibile su BioRxiv, anche gli animali si trovano spesso ad affrontare decisioni che contemplano una ricompensa futura: ad esempio, chi è più in basso nella scala gerarchica deve attendere per ottenere accesso alle risorse monopolizzate da chi è più in alto; nell’accoppiamento la femmina può decidere di non concedersi a un maschio immediatamente disponibile per uno qualitativamente migliore; gli individui possono trattenersi dal raccogliere un frutto per afferrarne uno più maturo in seguito. Insomma, non sempre è meglio l’uovo oggi, soprattutto se si pensa alla gallina domani. L’autocontrollo diventa fondamentale, quindi, in numerosi contesti sociali e di ricerca di cibo e studiare la gratificazione differita serve ad esplorare ulteriormente questi ambiti.

 

Guarda il test sulla gratificazione

Gli studi sulla gratificazione

Tra i più citati studi ci sono quelli di Michael J. Beran, professore di psicologia presso la Georgia State University e co-direttore del Language Research Center, sui primati non umani quali gli scimpanzé (Pan troglodytes) e le scimmie cappuccine (Cebus apella). Altre specie sono state esaminate con esperimenti atti a misurarne la capacità di aspettare per una ricompensa migliore: macachi, bonobo  ma anche passeriformi, roditori, corvidi, pappagalli e cani. I risultati hanno mostrato comportamenti e tempi diversi di attesa: è curioso vedere come alcuni esemplari di scimpanzé, cani e pappagalli cenerini cerchino di distrarsi dall’oggetto del desiderio per ottenere la ricompensa, proprio come è stato osservato nei bambini dell’esperimento di Mischel, oppure come i cani si siano mostrati più “bravi” dei lupi in questi test.

 

Il bonobo
Il bonobo è tra gli animali studiati per la capacità di aspettare la ricompensa

La seppia è solo l’inizio…

C’è un’origine evolutiva di questa capacità? Quanto contano i fattori socio-ecologici? Le due review già citate ci spiegano che gli studi comparativi effettuati in questi anni non possono ancora darci risposte complete: tra i problemi sottolineati ci sono lo scarso numero di esemplari testati e i protocolli sperimentali che differiscono da caso a caso, rendendo difficile un reale confronto tra i dati. E le seppie? Come concludono i ricercatori di un precedente studio pubblicato su Biology Letters, sempre sulla flessibilità delle strategie adottate per la ricerca di cibo da questi molluschi, non possiamo ancora parlare con certezza di una capacità di pianificare il futuro in questi animali, ma le informazioni sino a ora raccolte sono un buon inizio per procedere a ulteriori indagini a riguardo.

Saperenetwork è...

Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, ha raccontato storie di scienza, natura e arte per testate locali e nazionali. Ha collaborato come curatrice dei contenuti del sito della rivista di divulgazione scientifica Sapere e ha fatto parte del team della comunicazione del Festival della Divulgazione di Potenza. Ama gli animali, il disegno naturalistico e le serie tv.

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