Grammenos Mastrojeni

Grammenos Mastrojeni, diplomatico italiano, Segretario aggiunto dell'Unione per il Mediterraneo. Sin dagli anni novanta si dedica alla tutela dell'ambiente. È autore di numerosi libri sull'argomento

Le infinite possibilità degli “effetti farfalla”. Intervista a Grammenos Mastrojeni

Per il nostro benessere ogni scelta sostenibile è fondamentale: dal cibo ai rifiuti, dai vestiti ai trasporti. Sovvertendo i luoghi comuni, il Segretario dell’UpM, da sempre impegnato sul fronte ambientale, dice la sua sul ruolo dei giovani e dell’Italia

Sembra scritto per i lettori di Sapereambiente questo Effetti farfalla. 5 scelte di felicità per salvare il pianeta il nuovo libro di Grammenos Mastrojeni che esce in questi giorni per Chiarelettere. Un ricco, documentatissimo e per certi versi sorprendente vademecum per ribadire che siamo nell’emergenza ambientale ormai assoluta – 10 anni alla catastrofe – ma che, sì, possiamo ancora farcela. La speranza è che però siano moltissimi i lettori meno consapevoli che cambieranno idea, quelli ancora convinti che il destino del pianeta non dipenda  irrimediabilmente da ciascuno di noi, dalle scelte che possiamo agire ogni giorno rispetto a cosa mangiamo, che vestiti compriamo, quali mezzi di trasporto usiamo, quanto e come buttiamo.

 

 

I dati sono stupefacenti: un giorno senza carne o senza bibite gasate, una maglietta in meno e qualche chilometro a piedi o in bici in più sono il classico battito di ali della farfalla che secondo la teoria del caos possono determinare autentiche rivoluzioni. E il bello è che ci ritroveremo non deprivati e depressi, ma più felici. Leggere per credere. È questo uno dei molti punti di interesse di questo libro che, nella panoramica ormai abbondante dell’editoria ambientalista, sovverte non pochi luoghi comuni. «Il primo è che, contrariamente alla narrazione classica dove c’è un pubblico “buono” e i “cattivi” delle istituzioni e delle aziende, è il momento di dire che le grandi forze politiche e il mercato non sono rimasti indietro. Ognuno di noi può fare un’enorme differenza e il sistema lo remunera con una qualità della vita decisamente maggiore. Il sistema è pronto perché ha capito che la sostenibilità è l’unica chance di ciclo economico espansivo che ci rimane. Dunque, tocca a noi». Comincia così questa chiacchierata  con l’autore, da molti anni impegnato nelle tematiche dell’ambiente, Segretario Generale aggiunto dell’Unione per il Mediterraneo, responsabile per l’Energia e il Clima, Presidente delle Alleanze globali delle Montagne (Un Mountains) e delle Isole (Glispa) e fino al 2019 coordinatore per l’ambiente della Cooperazione allo Sviluppo, capo delegazione ai Negoziati sulla desertificazione, terre, acqua, oceani, e membro delle Squadre Negoziali sul clima, la biodiversità e le altre tematiche ambientali trattate dalle Nazioni Unite.

L’appello all’azione individuale presuppone una coscienza e una conoscenza sempre più diffuse, ma ancora minoritarie. Quanti sono veramente pronti a cambiare scala di valori, a lasciare l’effimero per la sostanza, l’apparire per l’essere in nome del pianeta?
In nome del pianeta pochissimi, solo l’1 per cento delle persone è disposto a cambiare vita per motivi di sostenibilità ambientale; il resto lo farà nel proprio esclusivo interesse. Ma oggi siamo al punto in cui la sostenibilità risponde alle esigenze di salute individuali: se mangio un po’ meno carne e di qualità, sto meglio io, a prescindere dall’inquinamento provocato dagli allevamenti intensivi. L’abbiamo visto con l’olio di palma: le campagne di Greenpeace per salvare le foreste e gli oranghi, bene indubbiamente comune, sono state mille volte meno efficaci di quando si è cominciato a dire che l’olio di palma ci fa male, che è peraltro una mezza verità. 

 

 

Quali sono gli elementi più innovativi del libro? Come arrivi a dire che certi comportamenti virtuosi ci porteranno non tanto alla decrescita felice, ma ad una vera e propria crescita?
Il libro è molto divulgativo ma nasconde analisi scientifiche vaste. E di due punti sono particolarmente fiero. Il primo è lo schema che dice che la scelta di vivere sostenibile pone automaticamente tutti sul punto più alto della loro curva di utilità marginale, un concetto a cui lavoro da tanto tempo e può cambiare il paradigma economico dominante. Il secondo è un’innovazione scientifica rispetto alla teoria di green economy di Kate Raworth, totalmente condivisibile, in cui la “ciambella” rappresenta i confini entro cui l’efficienza economica deve essere «limitata» per non aggredire l’equilibrio globale del sistema. Il fatto che l’economia che vuol salvare il mondo sia imbrigliata da due limiti non è vero perché ci siamo accorti che tutto ciò che si deve fare per garantire un’economia giusta è identico a tutto ciò che si deve fare per garantire un’economia che rispetta l’ambiente e viceversa; dunque non si tratta di «limiti» ma di propulsori coincidenti e intercambiabili: l’economia che rispetta l’ambiente e crea giustizia non è «limitata» da questi due fattori, bensì resa più competitiva, efficiente, sicura ed espansiva. Addio «decrescita felice»! Possiamo avere una felicissima crescita. 

 

 Guarda l’intervento di Grammenos Mastrojeni sui cambiamenti climatici nel Mediterraneo

L’urgenza più drammatica?
Non ne parlo nel libro, ma sono due bombe geo-strategiche legate al cambiamento climatico nei paesi a sud del Mediterraneo, con le destabilizzazioni socio-economiche che già conosciamo, e nell’Asia centrale, dove la crisi idrica  è già un’emergenza: il lago Aral ha diminuito di tredici volte la sua portata e lo scioglimento dei ghiacciai della catena himalayana porterà a nord siccità devastante e a sud un alternarsi di siccità e alluvioni che travolgeranno quasi due miliardi di persone.

Cosa ci ha insegnato il Covid?
L’insegnamento più superficiale è quello ormai plateale che distruggendo l’equilibrio naturale si distrugge ogni difesa per la nostra salute; l’insegnamento più profondo è che la più recente concretizzazione di idea della sostenibilità, ovvero l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i suoi obiettivi coincidono con la definizione di salute in senso lato: sociale, psicologico, economico, legale, ambientale.

 

Guarda il video sui principali punti dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite

Qual è il ruolo dei giovani in questo panorama? Il Covid ha spazzato via ogni traccia dei Fridays for Future e del loro impegno per l’ambiente, uno degli ideali delle nuove generazioni.
I giovani ci sono perché questa generazione si è mobilitata facendo proprio l’ideale della sostenibilità, anche se sarebbe stato più proficuo un atteggiamento meno rivendicativo per le azioni governative e più propulsivo rispetto alla rigenerazione dei modelli di vita. Sono consapevoli di molte cose e hanno in mano un potere grandissimo che è anche la loro grande fragilità: la maggior parte dei mercati devastanti di cui parla il libro, dal fast food al fast fashion, è governato da adolescenti e giovanissimi. Se molti di loro, insieme all’idealismo, avessero il coraggio di una rivoluzione culturale che non attribuisce il rispetto del gruppo a chi esibisce per darlo a chi sceglie una vita libera, solo questo risolverebbe dieci anni. E da qui dovremmo parlare di scuola che dovrebbe, com’era fino a non troppi anni fa, educare uomini liberi e non istruire futuri lavoratori e consumatori. 

Nel libro c’è un capitolo dedicato all’Italia, paese che per le sue caratteristiche di territorio sociale e geografico potrebbe trovare un vero volano nel convertirsi all’economia sostenibile. Dietro questa analisi e questo augurio c’è voglia di cominciare a fare politica attiva in prima persona?
L’Italia potrebbe davvero decollare, una volta corretti i suoi mali endemici di corruzione e di individualismo esasperato. Intanto ho fondato Abc (Alleanza Bene Comune) un nuovo soggetto di cultura politica con esperti di varie discipline e se si creerà un’opportunità per mettermi al servizio del paese non mi tirerò indietro.

 

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Stefania Chinzari
Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico, counselor dell’età evolutiva e tutor dell’apprendimento. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti.
Svolge attività di formazione in tutta Italia sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione. E’ stata maestra di classe nella scuola steineriana “Il giardino dei cedri” per 13 anni e docente all’Università di Cassino. E’ membro del Gruppo di studio e ricerca sui DSA-BES, della SIAF e di Airipa Italia. E’ vice-presidente di Direttamente onlus con cui sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
Giornalista professionista e scrittrice, ha lavorato nella redazione cultura e spettacoli dell’Unità per 12 anni e collaborato con numerose testate. Ha lavorato con l’Università di Roma “La Sapienza” all’archivio di Gerardo Guerrieri e pubblicato diversi libri tra cui Nuova scena italiana. Il teatro di fine millennio e Dove sta la frontiera. Dalle ambulanze di guerra agli scambi interculturali. Il suo ultimo libro è Le mani in movimento (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.

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