Nei documenti e nelle dichiarazioni ufficiali dei leader, la via europea all’idrogeno è tracciata. Per arrivare alla neutralità climatica al 2050, per uscire dal carbone, per ridisegnare cicli produttivi e consumi civili. Da mesi dossier e strategie continuano a mettere in moto miliardi di euro di investimenti, alleanze tra industrie legate ai combustibili fossili. Nessuno vuole perdere un’occasione storica e a pochi fa difetto l’enfasi.

 

 

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Le grandi compagnie energetiche sono tutte operose e concentrate. Come hanno accompagnato lo sviluppo dell’industria nei secoli scorsi, allo stesso modo vogliono essere presenti nel “mondo nuovo”. Idrogeno fonte prevalente per le prossime generazioni, insomma, ma ben salda nelle mani delle major mondiali.

In fondo è una sostanza libera in natura, leggera, inodore, anche se abbastanza infiammabile. 

Quando si parla di clima e di sostenibilità, bisognerebbe riconoscere limiti e incertezze. In campo energetico le certezze sono controproducenti, come sappiamo da decine di esempi, dall’abbandono del nucleare, alle trivelle, alle pipeline per gas e petrolio. A meno che ora non si parli così tanto di idrogeno perché l’Ue ha detto che ne finanzierà l’utilizzo.

Per usarlo, però, bisogna catturarlo, produrlo, e la partita che si sta giocando in questi mesi è anche tecnologica. Di una cosa siamo certi: che non basta dire che sarà il propellente del futuro per goderne. Bisogna scegliere tra quello grigio, ricavato dai combustibili fossili – in genere metano con il “reforming”- e quello verde, ottenuto principalmente con l’elettrolisi dall’acqua, la separazione delle molecole.

L’Enea ha brevettato un sistema con il solo fotovoltaico. Lo spinge in Europa, ma noi abbiamo bisogno di capire quando e come sarà usato. La comunicazione circolare partecipa alla gara dell’ennesima rivoluzione verde. Il vigore con il quale si parla di entrambi i sistemi di produzione del bene che compone le stelle, non attenua dubbi e nebulosità scientifiche.

Chi di noi non insegue sacrosanti passaggi a nuovi equilibri ecosistemici?

Il fatto è che le energie rinnovabili talvolta si presentano più come tendenza piuttosto che come processo vincente. Le tabelle di marcia stese a tavolino possono contraddire la realtà che, al contrario, va tenuta sempre in considerazione. E se ci concentriamo soltanto sull’Europa scopriamo che manca ancora un quadro normativo di riferimento per tutta la filiera dell’idrogeno. Il vettore «vendicativo» di tutti gli inquinamenti degli ultimi 100 anni non ha il permesso a circolare. E tutti gli interessati ad aspettarlo. Ma arriverà davvero? E a che prezzo ?

Ne abbiamo parlato con un esperto, Davide Tabarelli, Professore di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali all’Università di Bologna e Presidente fondatore di Nomisma Energia, tra i maggiori esperti di energia europei.

 

Davide Tabarelli, Professore di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali all'Università di Bologna e Presidente fondatore di Nomisma Energia
Davide Tabarelli, Professore di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali all’Università di Bologna e Presidente fondatore di Nomisma Energia

 

Professore, nello scenario mondiale, soprattutto dopo la pandemia, siamo davvero davanti al declino delle fonti fossili?
Il declino delle fonti fossili è lontano. Non dobbiamo confonderlo con la reputazione, che non è mai stata così bassa. I fossili contano oggi per l’80% dei consumi di energia mondiale e per il 70% in Italia. È da 50 anni che stiamo facendo politiche per ridurre i consumi e il loro peso. 

Veniamo all’idrogeno. Ogni anno nel mondo si producono circa 120 milioni di tonnellate a vantaggio dell’industria. È realistico pensare, entro pochi anni, ad una sua diffusione massiva negli usi civili?
No, non è realistico. I 120 milioni sono utilizzati a fianco degli impianti di produzione. Per fare prodotti più sofisticati, tipo fertilizzanti, o desolforare i prodotti per i trasporti, benzina e gasolio. Poi è bello parlare di pannello solare che di giorno produce sul tetto di casa elettricità che mi serve per fare elettrolisi sul balcone e mettere in un contenitore l’idrogeno che uso la sera per fare elettricità e fare andare la cucina, l’acqua calda, la luce. Difficile da fare. Ma seguendo la politica, le narrazioni sul Green Deal, le lodi degli innovatori possiamo sbandare.

Ma l’Europa è nelle condizioni di investire le risorse adeguate per avere idrogeno  verde, senza anidride carbonica, ricavato dall’acqua? E quanto conviene l’elettrolisi rispetto alle altre fonti ?
L’Europa, i singoli Paesi, stanno mettendo decine di miliardi di euro nella ricerca dell’idrogeno. È una soluzione distante, disperata, perché tutti parlano di transizione come che fosse una cosa dietro l’angolo, ma non è vero. La convenienza ? Costa tantissimo e faremo come abbiamo fatto con le rinnovabili: spendere ogni anno circa 50 miliardi di euro all’anno per le fonti rinnovabili, ma la loro quota, per quelle nuove incentivate, non va oltre il 10% totale.

Costi e benefici…
Uno sforzo immane che ha dato pochi risultati. Una sorta di corsa allo spazio, come efficacemente l’ha definito Ursula Von der Leyen  e il suo Patto Verde. Come per lo spazio i risultati saranno modesti in termini di obiettivi annunciati, ma gli effetti collaterali su nuove tecnologie saranno l’effetto più interessante.

Per ultimo, mettendo l’idrogeno accanto all’eolico ed al solare nella transizione energetica, quanto sono credibili gli obiettivi europei di neutralità climatica al 2030-2050?
Sono poco credibili. Sono  una rivoluzione e in quanto tali sono delle forme di utopie su cui occorre effettivamente convergere politicamente. Sul fatto che ce la faremo è tutto da vedere.

 

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Nunzio Ingiusto
Nunzio Ingiusto
Nato a Pomigliano d’Arco (Napoli), è laureato in Scienze Politiche. Dagli anni ’80 è giornalista freelance per scelta. Ha scritto per l’Unità, Paese Sera, Il Mattino, Libero, Il Denaro, Specchio Economico, Ecoviaggi, Reportage, EspressoSud, il sito www.ilmediano.it. Si è occupato di Mezzogiorno, economia, energia, green economy, ambiente. È stato direttore di periodici locali. Responsabile Relazioni Istituzionali di azienda energetica multinazionale, ha fatto parte di Comitati tecnici e Commissioni di Confindustria. È stato a lungo consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Relazioni Pubbliche (Ferpi). È autore del libro “Mezzogiorno in bianco e nero “ (Ed. Orizzonti Meridionali). Ha vinto il Premio giornalistico “Calabria ‘79”. Scrive per Firstonline, StartMag e per il periodico EspressoSud.

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