Luca Ronconi e Roma, viaggio nello sguardo di un regista visionario

Una mostra rende omaggio all’artista scomparso nel 2015. I video di Luca Brinchi e Daniele Spanò e le foto di Marcello Norberth raccontano il grande regista di opere immaginifiche, senza tempo. L’occasione per riscoprirne lo sguardo attento e visionario. Al Teatro Valle di Roma, fino al 20 giugno

 

La parete del Palazzo degli Ori del Pasticciaccio che crolla sulla scena e gli attori indenni o i carrelli di Palazzo Farnese cavalcati dall’Orlando Furioso? Il cubo ligneo dell’Orestea autorizzato a Roma per un solo giorno o la sala presse del Lingotto dove si stampa l’inutile ferocia di ogni guerra dagli Ultimi Giorni dell’Umanità? Ognuno ha una sua folgorante immagine del teatro secondo Luca Ronconi, il regista romano immaginifico e geniale scomparso nel 2015. I più fortunati, un album intero che li accompagna da anni, frammenti di testi, gesti, riletture, scoperte che hanno aiutato a comprendere il presente, perché questo è il senso dell’arte e del teatro.

 

Luca Ronconi, scomparso all’età di 81 anni, è stato uno dei nomi più celebri del del teatro europeo contemporaneo, nonché tra i più grandi registi italiani.

La mostra al Teatro Valle

Infaticabile al limite del compulsivo, esigentissimo e timido, Ronconi non è un artista facile da raccontare: 126 opere teatrali e altrettante produzioni di opera lirica sono un patrimonio immenso, tanto più prezioso se pensiamo che le sue regie hanno veramente rivoluzionato il fare teatro del Novecento e non solo. Un primo passo è Ronconi e Roma, l’omaggio allestito fino al 20 giugno presso il Teatro Valle di Roma, realizzato dal Teatro di Roma con la collaborazione del Centro teatrale Santa Cristina e l’archivio Ronconi. Due i percorsi: nell’atrio del teatro vuoto ormai da dieci anni per restauro, ecco foto, locandine e testimonianze che ne Gli esordi al Teatro Valle, curata da Sandro Piccioni ripercorrono i primi passi di Ronconi attore, dall’Accademia Silvio d’Amico alla celebre e simbolica pugnalata a Gassmann sulla scena di Tre quarti di luna di Squarzina.

 

 

Nel foyer e nella sala sventrata del più antico teatro moderno che non riaprirà, ci dice la guida, fino al 2030 (!) ecco invece Lo sguardo di Luca, che Gianfranco Capitta ha allestito attingendo alle magnifiche fotografie di scena di Marcello Norberth che Luca Brinchi e Daniele Spanò hanno animato proprio sul palcoscenico, in un gioco di proiezioni multiple avvolgente e straniante, che palpita delle voci e dei volti quasi vivi dei grandi interpreti che Ronconi ha diretto negli otto anni in cui era alla guida dello Stabile capitolino. «Luca diceva che le uniche immagini veramente fedeli del suo teatro erano le foto di Norberth, l’unico che aveva saputo cogliere l’essenza del suo lavoro», racconta Capitta. «Così sono andato da Norberth che ha milioni di immagini meravigliose, tutte rigorosamente in pellicola, e si è prestato con grande generosità a questo progetto. Brinchi e Spanò, dal canto loro, sono riusciti a riportare in vita, grazie a quelle immagini piene di ombre, sottotesti e segreti, il segno di Ronconi direttore del Teatro di Roma. Molti visitatori della mostra, tra cui anche tanti protagonisti dei suoi spettacoli, mi hanno confessato di essersi emozionati».

 

 

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Milioni di immagini per raccontare uno sguardo

È un gioco di specchi, echi, sovrapposizioni e frammenti in cui si sfiorano come fantasmi alcuni tra i più famosi e bravi attori italiani di almeno tre generazioni, da Melato a De Francovich, da Gifuni a Ranzi e poi Popolizio, Occhini, Bacci, Pani, Guarnieri…. Un teatro svuotato in cui recitano attori-ombre per celebrare un regista scomparso è così paradossale che a Ronconi sarebbe senz’altro piaciuto, lui che il teatro l’ha portato nelle fabbriche (Ignorabimus al Fabbricone di Prato) e sulle zattere (Das Kaetchen von Heilbronn sul lago di Zurigo), nei cantieri navali della Giudecca (Utopia di Aristofane durante la celebre Biennale del 1974) e negli orfanotrofi (Le Baccanti della strepitosa Marisa Fabbri) e che i teatri li ha spianati, disossati, denudati e trasformati, rovesciando continuamente spazi e ruoli, tempi e letture, in una sfida tesa e strenua tra il testo e la drammaturgia, l’attorialità e l’interpretazione, il rispetto assoluto per la parola e l’esigenza di una macchina scenografica imponente.

Abbiamo cominciato con Roma – racconta ancora Capitta che è anche autore dell’interessante documentario In viaggio con Luca – perché è la sua città e lo ha visto protagonista di tante stagioni: non solo i primi anni al Valle o la direzione dell’Argentina di tanti autentici capolavori, ma anche l’esperienza più antica della Cooperativa Tuscolano. Altre città si sono però dette molto interessate a questa formula. Prato, per cominciare, dove Luca ha lavorato non solo come regista ma anche animatore del celebre Laboratorio che aveva come maestri Gae Aulenti, Umberto Eco o Dacia Maraini; e poi Torino e Milano, dove Ronconi ha concluso la sua esperienza professionale lasciandoci come testamento la Lehman Trilogy.

La speranza è dunque che questo “sguardo di Luca” non sia che la prima tappa di un viaggio intorno a Ronconi che si fa doveroso ricordo per chi ha potuto assistere alle sue regie e prezioso strumento, quasi pedagogico, per chi non ha potuto partecipare, a suo tempo, alla grandiosità di un uomo schivo, dall’intelligenza poderosa, il cui immaginario ipertrofico e visionario, algido e stupefacente, ci ha dato chiavi di interpretazione del presente e del mondo.

 

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Stefania Chinzari
Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico, counselor dell’età evolutiva e tutor dell’apprendimento. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti.
Svolge attività di formazione in tutta Italia sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione. E’ stata maestra di classe nella scuola steineriana “Il giardino dei cedri” per 13 anni e docente all’Università di Cassino. E’ membro del Gruppo di studio e ricerca sui DSA-BES, della SIAF e di Airipa Italia. E’ vice-presidente di Direttamente onlus con cui sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
Giornalista professionista e scrittrice, ha lavorato nella redazione cultura e spettacoli dell’Unità per 12 anni e collaborato con numerose testate. Ha lavorato con l’Università di Roma “La Sapienza” all’archivio di Gerardo Guerrieri e pubblicato diversi libri tra cui Nuova scena italiana. Il teatro di fine millennio e Dove sta la frontiera. Dalle ambulanze di guerra agli scambi interculturali. Il suo ultimo libro è Le mani in movimento (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.

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