Con un mercato in crescita che in Italia è aumentato del 1.740% negli ultimi tre anni, le sigarette elettroniche, o e-cig, si stanno diffondendo soprattutto fra i fumatori più giovani. Nate come mezzo di transizione per chi decideva di smettere di fumare, vengono spesso considerate innocue, ma la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, in un suo recente rapporto sulla diffusione del tabagismo, ha riconosciuto la necessità di uno stretto controllo da parte dei governi sulla vendita e diffusione delle sigarette elettroniche, che sollevano ancora molti dubbi sulla loro tossicità.

 

Una donna fuma una sigaretta elettronica
Le sigarette elettroniche sono apparse sul mercato nell’ultimo decennio. Dapprima lanciate come mezzo di transizione per chi voleva smettere di fumare, sono divenute ormai un fenomeno sociale

Segnali (allarmanti) di fumo

Dubbi che sono diventati allarmanti quando, nell’estate del 2019, gli Stati Uniti hanno visto crescere i casi di gravi polmoniti, soprattutto fra gli adolescenti, associate all’uso delle sigarette elettroniche. Polmoniti che da subito si presentavano come inspiegabili, con lesioni, infiltrazione e processi infiammatori non associati a infezioni. L’unico elemento comune a legare i casi: l’uso dell’e-cig.

L’Evali, la “strana” polmonite pre Covid

Alla fine di febbraio 2020, quando ormai la crisi da Evali ( E-cigarette, or Vaping, product use-associated lung injury, così è stato chiamato il danno polmonare associato all’uso delle sigarette elettroniche) era passata e venivano registrarti solo casi sporadici, la conta delle polmoniti acute e subacute legate all’uso delle sigarette elettroniche era arrivata a 2.807 con sessantotto morti in tutti gli Stati Uniti.

Ma è possibile che le morti siano state di più se si considera che fino a luglio del 2019 nessuno aveva messo in relazione questa strana polmonite con le sigarette elettroniche. 

 

Una serie di sigarette elettroniche
Si chiama Evali, ossia “E-cigarette, or vaping, product use-associated lung injury”, il danno ai polmoni associato all’uso di sigarette elettroniche

 

Attacco al sistema immunitario

Dopo aver scoperto la correlazione, la domanda successiva era capire perché stava succedendo e perché nel resto del mondo non si stava verificando lo stesso numero di casi. In realtà, anche in Europa erano stati registrati negli anni delle sporadiche infiammazioni polmonari dovute a infiltrazioni di lipidi nei polmoni e risposte delle cellule del sistema immunitario, correlate con l’uso della e-cig. Niente però di così allarmante come quello che stava avvenendo negli Usa. 

La causa delle lesioni polmonari da Evali

Studiando le dichiarazioni dei soggetti affetti da Evali sull’uso di e-cig, la maggior parte aveva detto di aver usato la sigaretta elettronica per fumare soluzioni contenenti tetraidrocannabinolo (Thc) il principio attivo della Cannabis sativa, legale in molti Stati, e aveva usato per farlo liquidi contenenti vitamina E acetato. Analizzando i loro lavaggi broncoalveolari, un pool di sostanze era ricorrente fra cui proprio la vitamina E acetato (Vea) che è stata indicata come la causa delle gravi lesioni polmonari da Evali.

 

 

Thc, Vitamina E acetato, nicotina, aromi e liquidi…

Le sigarette elettroniche sono infatti dei dispositivi che riscaldano soluzioni contenenti nicotina, Thc o solo aromi perché possano essere inalati sotto forma di aerosol. Mentre le soluzioni alla nicotina sono preparate con glicole propilenico o glicerina, che possono o meno essere addizionati di sostanze per dare i più svariati aromi, i preparati a base di Thc richiedono delle sostanze oleose per portare in soluzione il principio attivo.

Dall’indagine dell’ente statunitense Cdc (Centers for Deseas Control and Prevention) era risultato che la maggior parte degli affetti aveva acquistato le soluzioni da vaporizzare da canali non ufficiali, era molto probabile quindi che i liquidi fossero stati “tagliati” con vitamina E acetato, usata come addensante, diluente o per migliorare l’aspetto delle soluzioni, che, in qualche modo, causava il danno polmonare.

Polmoniti e sospetti

Grazie all’allarme lanciato, dopo un picco a settembre 2019, via via i casi sono diminuiti e, alla fine di febbraio 2020, il Cdc ha smesso di registrare i casi di polmonite Evali, poco prima che iniziassero funestamente ad aumentare le polmoniti causate da Sars-CoV-2. Era quindi stato trovato il colpevole? Non esattamente. Nei mesi successivi sono iniziati gli studi approfonditi per capire se la causa dell’Evali fosse realmente la Vea e perché una molecola con attività antiossidante, non tossica per uso orale né quando usata sulla pelle, causava invece un danno quando entrava nei polmoni.

 

Guarda il video dell’Agenzia Governativa per la Salute Pubblica inglese sulle e-cig 

 

La “Vea”, indiziato numero uno

La Vea, sui prodotti secondari che si formano per riscaldamento delle soluzioni, sembrerebbe impedire una normale consistenza del tensioattivo che ricopre la superficie degli alveoli polmonari e che ci permette di compiere gli atti respiratori senza lesioni dei tessuti, ma può anche formare infiltrati lipidici e avviare dei processi infiammatori. Quello che sappiamo oggi è che la Vea è un buon indiziato ma che altri possono essere i responsabili della tossicità polmonare. All’interno dei vapori della sigaretta elettronica si sviluppano infatti, a causa del riscaldamento, diverse molecole tutte potenzialmente tossiche, così come si possono trovare metalli pesanti e silicati, noti come lesivi del polmone.

I nostri polmoni e le molecole tossiche

C’è poi da considerare che i polmoni sono un sito in cui sono molto attivi gli enzimi che servono a rendere le sostanze estranee all’organismo più facili da eliminare, ma che possono anche causarne la trasformazione in molecole più tossiche. È probabile allora che la Vea sia una concausa, che predisponga le condizioni ideali perché altri agenti tossici agiscano in modo più intenso sul tessuto polmonare.

In più, in pochi casi di Evali, l’analisi del lavaggio broncoalveolare non aveva riscontrato la presenza di Vea ma di altri prodotti di degradazione di oli, come quello di cocco. 

 

Un giovane con in mano un liquido per sigarette elettroniche
Tra i motivi del successo delle sigarette elettroniche, c’è la “piacevolezza” di alcuni aromi, oltre alla errata convinzione che questi non siano dannosi

Le preparazioni on-line e il mercato non ufficiale

Di certo il caso Evali è stato singolare, ma è servito per approfondire la discussione sulle sostanze usate per formulare le soluzioni delle e-cig: sono infatti stati ampliati gli studi tossicologici sui vapori emessi, ma sono anche stati riconsiderati i singoli casi di polmoniti, in qualche modo anomale, dall’inizio della diffusione dei dispositivi per capire meglio se in realtà si siano verificati più casi e-cig collegati di quelli finora considerati. Sicuramente è stato evidenziato il problema dell’acquisto di preparazioni on-line, da canali non ufficiali e poco affidabili e delle preparazioni casalinghe di soluzioni da vaporizzare. 

Adolescenti, il target principale

Il caso ha però messo in luce anche altre criticità sull’uso di e-cig, che non riguardano solo gli Stati Uniti. Infatti, fra i casi di Evali si nota una prevalenza di giovani e giovanissimi; l’età media degli affetti era di 24 anni, e l’82% di questi usavano soluzioni contenenti Thc. Perciò, nonostante la normativa statunitense, così come quella italiana, vieti la vendita delle sigarette elettroniche e delle soluzioni da vaporizzare ai minori, in realtà la diffusione di questi dispositivi è molto ampia proprio fra i più giovani.

 

Una ragazza molto giovane fuma una sigaretta elettronica
Sono gli adolescenti, purtroppo, i maggiori “consumatori” di sigarette elettroniche

Il successo tra i giovanissimi

Un fenomeno che certo non è nuovo, se anche nella fortunata e popolare serie televisiva Shameless, che ha debuttato nel 2011 ed è tuttora in onda, uno dei personaggi iniziava una fiorente quanto illecita attività di vendita di sigarette elettroniche davanti alle scuole. Nel 2020, infatti, è stato calcolato che 3,6 milioni di studenti delle scuole medie e superiori statunitensi aveva utilizzato sigarette elettroniche, attirati soprattutto dagli aromi fantasiosi e particolari. La maggior parte di loro pensa che le e-cig siano innocue o che non contengano nicotina, quando in realtà è stata ritrovata persino in prodotti dichiarati privi. 

 

Nicotina e sigarette elettroniche

La nicotina, come ben si sa, crea dipendenza ma causa anche una minore ramificazione dei neuroni, influenzando un armonico sviluppo cerebrale. Anche quella delle e-cig è fortemente sconsigliata quindi ai minori e per le donne in gravidanza, dato che è causa di uno sviluppo minore dei feti ed è correlata a nascite pretermine e sottopeso. Anche il fumo passivo da e-cig può essere dannoso, contenendo sostanze volatili che si formano nella combustione che non sono ancora completamente e chiaramente identificate, alcune delle quali irritanti, lesive e cancerogene. Per questo motivo l’uso negli ambienti chiusi è stato regolamentato.

Ma aiutano davvero a smettere di fumare?

Non sembra poi neanche più utile di altri sistemi nel supporto a chi vuole smettere di fumare. Secondo uno studio di Cocharane, le sigarette elettroniche sono solo poco più efficaci di altri sistemi sostitutivi alla nicotina per il divezzamento, e sembrano invece poco efficaci se non c’è anche un supporto comportamentale.

Secondo il rapporto dell’Oms, sarebbero invece un mezzo per iniziare a fumare e sono indicate come le responsabili dell’avvicinamento dei più giovani all’uso dell’alcaloide delle sigarette.

La normativa italiana

In Italia le soluzioni per sigarette elettroniche devono ottenere il parere positivo del Ministero della Salute prima di essere commercializzate, dopo l’esame degli ingredienti, del contenuto di nicotina, che non può superare i 20 mg/ml, dei dati sulla tossicità; possono essere vendute solo nelle rivendite di tabacchi e nel negozi appositi e solo ai maggiorenni, norma quest’ultima che è però facilmente aggirabile se si fanno acquisti da uno dei tanti siti di e-commerce dedicati.

 

Il cast della serie Shameless
Nella popolare serie Shameless, uno dei protagonisti adolescenti inizia un’attività illegale di vendita di e-cig

Perché piacciono?

Dal rapporto Eurispes 2020, risulta poi che il 58,5% degli intervistati ritiene che le sigarette elettroniche non diano dipendenza. Il fatto poi che siano considerate meno dannose per la salute rispetto al fumo tradizionale dal 95,5% del campione, può far indulgere in un uso eccessivo, alimentato anche dall’apprezzamento che questi consumatori dimostrano per la piacevolezza degli aromi. 

Per chi non sa decidere

Esiste poi il fenomeno dei fumatori che usano sia la e-cig che le sigarette e, benché il fumo di e-cig sia sicuramente meno lesivo di quello da sigaretta, la stessa Oms ha riconosciuto che ancora non ci sono dati sufficienti sulla tossicità a lungo termine per poterla escludere.

Le mani sul tabacco

Uno scenario complesso, che diventa ancora più sfaccettato se si considerano anche i nuovi dispositivi per la combustione delle foglie di tabacco e i forti interessi economici mossi dalle grandi lobby del fumo. Ad esempio, l’Italia è il principale coltivatore di tabacco in Europa, con una filiera, dalla coltivazione alla vendita del prodotto, che impiega circa 50mila persone e che sta aumentando gli investimenti in aree depresse, come Taranto.

Interessi e ingerenze che possono rendere particolarmente difficile il contrasto alla diffusione del tabagismo, anche solo elettronico, e alle sue conseguenze sulla salute.

 

Foglie di tabacco in un campo
L’Italia è il principale coltivatore di tabacco in Europa. La normativa sulle sigarette elettroniche, riservate ai soli maggiorenni, è di fatto facilmente aggirabile

 

Saperenetwork è...

Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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