Legge 194

Pillole, retorica e nativi. Dove sono finiti i diritti delle donne?

Sono passati più di quarant’anni dall’istituzione dei consultori e dall’entrata in vigore della legge sull’interruzione di gravidanza. Eppure, ancora oggi, per molte giovani donne sessualità e contraccezione sono dei tabù. Ne sono la prova alcuni recenti casi di cronaca

Le Marche hanno detto no, il 26 gennaio scorso, alla somministrazione della pillola abortiva Ru486 nei consultori, contro le indicazioni del Ministero della Salute. Il Consiglio regionale ha infatti respinto a maggioranza una mozione presentata dal Pd sull’applicazione della legge 194 e sul diritto delle donne di abortire secondo le linee guida del Ministero.

Riproduzione, “sostituzione” e nativi americani…

Un no, al momento solo politico, motivato dal capogruppo di Fratelli d’Italia nel consiglio regionale, Carlo Ciccioli, con una difesa della famiglia italiana e della procreazione fatta anche di queste parole: «Anche gli italiani hanno diritto di vivere come popolo e di riprodursi, non dobbiamo essere ridotti come i nativi americani, tanto citati oggi dal presidente Biden».  E ancora: «Il tema è la denatalità. Non c’è ricambio e non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora noi possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia la sua dignità, da manifestare attraverso la sua identità e la sua capacità di riproduzione».

Che cosa ci racconta la cronaca

Al netto dell’insensato, quanto pericoloso, ragionamento sulle etnie, pronunciato peraltro alla vigilia del Giorno della Memoria, la vicenda si inserisce in un quadro, quello dei diritti delle donne e dell’applicazione della legge 194, che, per rimanere sulla cronaca, richiama alla mente due notizie di ottobre e novembre scorso che fanno pensare. Una buona e una tragica, entrambe riguardanti minori: il via libera dell’agenzia del farmaco alla vendita della pillola “dei cinque giorni dopo” senza ricetta alle minorenni e la storia terribile di una ragazza diciassettenne di Trapani che rischia l’ergastolo per omicidio volontario per avere buttato il proprio figlio appena nato dalla finestra. 

Panico e corto circuito

Agenzie e giornali hanno riportato alcune delle parole della ragazza: «Ho detto a mia madre che ero ingrassata negli ultimi mesi perché avevo delle intolleranze alimentari, e lei mi ha creduto. Non sapevano nulla della gravidanza, né mia madre né mia padre. Avevo paura di dirglielo». E poi:

«Ho fatto tutto da sola. Mia mamma dormiva e il mio papà è andato ad accompagnare la mia sorellina a scuola. Ho fatto questo perché in preda al panico, non l’ho fatto con la volontà di farlo».

Mentre i fatti erano al vaglio della procura, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura cautelare della permanenza della ragazza in comunità, e non in carcere, ritenendo che avesse bisogno di operatori specializzati che la orientassero e la assistessero dal punto di vista educativo e formativo.

Che ne è dell’educazione sessuale?

Paura e silenzio, ecco il corto circuito. L’inevitabile silenzio delle figlie di fronte a quello delle famiglie e di chi dovrebbe fare educazione sessuale. Nei programmi scolastici l’educazione sessuale è stata introdotta solo all’interno del corso di scienze dal livello secondario di istruzione; e quante minorenni in Italia parlano tranquillamente di sesso con i propri genitori scambiando consigli sugli anticoncezionali? Eppure, il sesso si fa presto, gli stimoli sono molti, le informazioni sul web infinite, di ogni genere e natura.

 

Quanto si parla di educazione sessuale nelle scuole?
Quanto si parla di educazione sessuale nelle scuole?

Il vero tabù: il piacere delle donne

Ma il nostro Paese, per buona parte e in buona sostanza, è bacchettone e benpensante, quando non ignorante. Di certe cose non si parla. Non sta bene. Il piacere delle donne è ancora un mezzo tabù; figuriamoci quello delle figlie minorenni. Così, tra spavalderia e ignoranza dei sentimenti – che anche di quelli si parla poco, perché parlare d’amore comporterebbe parlare di corpo e di piacere – molte ragazze hanno paura che dei loro rapporti vengano a sapere mamma e papà.

Obiettori di coscienza e nomi sulle croci

D’altronde, siamo anche un Paese dove, stando ai dati dell’ultimo rapporto sulla legge 194 del Ministero della Salute, consegnato a giugno al Parlamento (quello di cui la Regione Marche non intende al momento seguire le linee guida), sono obiettori di coscienza, in media, 7 ginecologi su 10, con percentuali variabili tra Nord e Sud, dove il numero cresce, in particolare in Molise, Sicilia e Campania. Sono obiettori, inoltre, il 46,3% degli anestesisti e il 42,2% del personale non medico. Poi succede anche che, a Roma, nel cimitero Flaminio, vengano seppelliti feti senza il consenso delle madri, anzi a loro insaputa, ma con il loro nome scritto sulla croce.

 

La foto diventata virale postata da Marta. La sua denuncia ha dato voce a tantissime altre donne
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La contraccezione d’emergenza e la diminuzione degli aborti

Il rapporto sulla legge 194 firmato dal ministro Speranza dice anche che diminuiscono gli aborti a fronte di una crescita dell’uso della pillola del giorno dopo.

Il provvedimento di ottobre dell’Aifa sulla contraccezione d’emergenza, però, non ha riscosso solo soddisfazione. C’è a chi non è piaciuto per niente, perché lascerebbe le ragazze sole di fronte alla scelta. Non lo sono già?

I consultori

Cerchiamo di capire che cosa vogliamo fare. La legge sui consultori familiari è del 1975. Da allora queste strutture, sorte con modalità e tempi diversi con l’approvazione delle relative leggi regionali, hanno svolto un compito importante, ma disomogeneo. Secondo la prima fotografia dei consultori familiari scattata dall’Istituto Superiore di Sanità, un’indagine su 1800 consultori italiani condotta tra novembre 2018 e luglio 2019, abbiamo troppo pochi consultori familiari rispetto ai bisogni della popolazione, un consultorio ogni 35.000 abitanti sebbene se ne raccomandi uno ogni 20.000.

Tagli alla sanità e istituzioni latitanti

Tra i servizi offerti, oltre il 98% dei consultori partecipanti all’indagine (1535 su 1800, di cui 622 al Nord, 382 al Centro e 531 al Sud) lavorano nell’ambito della salute della donna e oltre il 75% si occupano di sessualità, contraccezione, percorso IVG, salute preconcezionale, percorso nascita, malattie sessualmente trasmissibili, screening oncologici e menopausa e post menopausa. Se oltre a questi presidi, che i tagli alla sanità non hanno risparmiato, le istituzioni non sono in grado di fare educazione sessuale, dentro e fuori dalle scuole, e di fornire a tutti conoscenze adeguate sui metodi contraccettivi, ben venga che la pillola dei cinque giorni dopo possa essere acquistata senza ricetta, pure dalle minorenni, perché si chiama ed è contraccezione di emergenza. 

Pillole abortive. Cosa sono, come funzionano

La pillola a 72 ore, per cui rimane l’obbligo di prescrizione medica per le minorenni, e quella a 120 ore non hanno niente a che vedere con la pillola abortiva. La prima, a base di levonorgestrel, l’altra a base di ulipristal acetato, agiscono spostando in avanti l’ovulazione e impedendo così la fecondazione dell’ovulo. Quella a 72 ore, Norlevo, è in grado di spostare l’ovulazione di qualche giorno prima che inizi il processo che porta all’ovulazione; quella a 120 ore, EllaOne, anche dopo il suo inizio; ma se l’ovulazione è già avvenuta e l’ovulo è stato fecondato, i farmaci non hanno più effetto. Non possono interrompere una gravidanza in atto. EllaOne è stata liberalizzata dall’Aifa per le donne maggiorenni nel 2015; è nella lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità come parte dei programmi di accesso ai farmaci contraccettivi dal 2017. Se assunta nelle prime 24 ore dal rapporto è tre volte più efficace delle vecchie preparazioni a base di levonorgestrel e due volte di più nelle prime 72 ore.

 

Le donne manifestano. Aborto con la pillola Ru486: senza ricovero e possibile fino alla nona settimana
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Conquiste di civiltà

Non perdere due giorni a cercare un medico disposto a prescrivertela, anche quando sei madre, quarantenne e consapevole, ma ti si è rotto un preservativo, è evidentemente una conquista di civiltà. Da estendere assolutamente a chi, a parità di diritti, può tuttavia avere più difficoltà a farsi fare una ricetta. Insegnare ai figli ad amare e a rispettare se stessi e gli altri è solo una parte della storia; non confondiamo il pubblico col privato. Quanto all’altra pillola, la Ru486, auguriamoci ora che, dopo l’Umbria, anche le Marche rivedano la propria posizione sul ricorso al day hospital, tutelando diritti, benessere e salute, fuor di polemica e senza strumentalizzazioni sul valore della famiglia.

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Alice Scialoja
Alice Scialoja
Alice Scialoja, giornalista, lavora presso l'ufficio stampa di Legambiente e collabora con La Stampa e con La Nuova Ecologia. Esperta di temi ambientali, si occupa di questioni sociali, in particolare di accoglienza. Ha pubblicato il libro A Lampedusa (Infinito edizioni, 2010) con Fabio Sanfilippo, e i testi Neither roof nor law e Lampedusa Chapter two nel libro Mare Morto di Detier Huber ( Kerber Verlag, 2011). È laureata in Lettere, vive a Roma.

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