bambino ed educazione civica

Se 33 ore ci sembran poche: educazione civica, curricolo e innovazione

Tra difficoltà e incertezza per l’andamento della pandemia, la scuola italiana è ricominciata. Con una grossa opportunità, rappresentata dalla nuova Legge sull’educazione civica. Ma sono necessari ulteriori cambiamenti, tra cui un investimento adeguato di soldi e più valorizzazione degli educatori ambientali

Con fatica, una per una, le scuole italiane  stanno riaprendo i battenti, superando con tenacia, e spesso con creatività, i mille problemi di distanziamento, aule e banchi che mancano, docenti non ancora nominati. È giunto dunque il momento di ricominciare a programmare, a progettare pur nell’incertezza del futuro e nella paura che i dati di un’epidemia ancora attiva diffondono. Una delle novità più interessanti di quest’anno è l’opportunità offerta dalla legge sull’Educazione civica (Legge 20 agosto 2019, n. 92, attiva dal 5 settembre 2020) che segna l’aprirsi di un varco nella tradizionale rigidità disciplinare e trasmissiva della scuola italiana. Ma perché da quel varco acceda una ventata di aria fresca saranno ancora necessari diversi cambiamenti.

 

insegnante di educazione civics
L’insegnamento dell’educazione civica si articolerà attraverso tre filoni principali: lo studio della Costituzione, la cittadinanza digitale e lo sviluppo sostenibile

Si può innovare solo investendo

Innanzi tutto non è possibile pensare di realizzare una tale innovazione senza spendere in maniera adeguata, e se è vero che la legge prevede espressamente che non ci siano aggravi di bilancio, è pur vero che i soldi si possono trovare in molti modi, grazie al Recovery Fund, o fra i fondi già stanziati per le attività all’aperto, per la didattica a distanza, per l’adeguamento digitale delle Scuole… Convenzioni con gli Enti locali potranno rendere l’insegnamento della Costituzione più interessante ed efficace, senza aggravi economici per le scuole, come di fatto già avviene in molti progetti educativi e lo stesso dicasi per l’Educazione ambientale in collaborazione con Parchi ed Enti di salvaguardia. Anche la collaborazione con aziende virtuose, se ben gestita, può dare un valido apporto a costo zero.

Per una didattica realmente nuova

Ma il nodo principale è costituito dalla didattica, che può rendere davvero innovativo l’insegnamento dell’Educazione civica o, al contrario, può riassorbire l’innovazione trasformandola in una serie di nozioni da aggiungere al curricolo, per non cambiare assolutamente niente. Come scriveva qualche tempo fa Michela Mayer, i saperi che i ragazzi apprendono dovrebbero essere

«(…) non più saperi pre-costituiti da imparare più o meno a memoria, ma saperi vivi, che si costruiscono su problemi reali, all’interno dei quali le discipline si intrecciano per cominciare a districare i nodi  e a costruire azioni»: per questo è indispensabile ricorrere a una didattica realmente attiva, che non solo renda i ragazzi protagonisti dell’apprendimento ma porti docenti e discenti ad apprendere insieme dalla realtà e a costruire, sempre insieme, strumenti per comprenderla, analizzarla e soprattutto cambiarla.

Teste “ben piene” o “ben fatte”?

Cosa comporta una tale scelta a livello pratico? Prima di tutto, non lasciare il nuovo insegnamento confinato in 33 ore annuali. L’Educazione civica non è una disciplina, ma il rischio è che lo diventi, e che ciascuno dei docenti a cui potrebbero essere affidati i tre filoni della Costituzione, dell’Educazione alla sostenibilità e della Cittadinanza digitale, si affanni per far rientrare, in 11 ore, più saperi possibili da trasmettere agli alunni, magari collaborando con gli altri due, ma senza guardare oltre. La conseguenza sarebbe quella paventata da Edgar Morin, di avere ragazzi con “teste ben piene” che trascinano un pesante bagaglio di nozioni poco utilizzabili, anziché con “teste ben fatte”, capaci di affrontare le emergenze man mano che si presentano grazie a competenze come l’attenzione, la visione sistemica, lo spirito critico.

 

Edgar Morin, filosofo e sociologo
Edgar Morin, filosofo e sociologo francese

 

Progetti stabili e fondi europei

All’Educazione civica serve tempo, proprio perché non è una disciplina ma una ricerca/azione da svolgere insieme. E allora cosa si fa? Semplice, si smette di pensare il curricolare separato dall’extracurricolare, si legano strettamente al curricolo i progetti pomeridiani che oggi si svolgono nell’ambito dei bandi Pon, Por e simili, trasformandoli in progetti stabili di approfondimento dell’educazione civica, facendo sì che ogni alunno possa e debba seguirne almeno uno per almeno 20 ore all’anno. Questo richiede denaro, d’accordo, ma non poi tanto. E rinunciare a farlo sarebbe come dare alle scuole di tutta Italia un ottimo computer, dotato del solo sistema operativo, senza software che lo renda realmente utilizzabile: uno strumento di valore ridotto a un inutile gingillo. I fondi europei (quelli del Pon e quelli che arriveranno con il Recovery Fund) possono senz’altro essere utilizzati per questo scopo, insieme agli accorgimenti cui accennavo sopra.

L’importanza degli educatori ambientali

Allo stesso modo, non si può pensare di scaricare solo sui docenti il carico del nuovo insegnamento. C’è un personale già esperto, capace e dotato di tutte le competenze necessarie, almeno per quanto riguarda l’Educazione ambientale. Sono gli educatori ambientali, formatisi attraverso esperienza decennale o pluridecennale nelle associazioni ambientaliste (dove hanno avuto il vantaggio incommensurabile di sperimentare, attraverso il volontariato, la pratica della sostenibilità insieme alla teoria), o nei Cea, a diretto contatto con la Natura. Essi non possiedono soltanto un buon grado di informazione sulle questioni riguardanti l’ambiente e la sostenibilità, ma anche una preziosa esperienza nelle didattiche attive, nel learning by doing, nella metodologia cooperativa e in quella ludica, tutte caratteristiche fondamentali per un’educazione ambientale realmente incisiva. Un prezioso bagaglio a cui attingere per strutturare progetti e programmi ben radicati nel reale, e per costruire prassi virtuose.

 

educatore ambientale con bambini
L’educatore ambientale progetta ed eroga servizi educativi nel campo della valorizzazione e protezione del patrimonio ambientale, della valorizzazione e della gestione partecipata del territorio, dello sviluppo sostenibile e del consumo consapevole

La scuola che si apre

Queste figure professionali dovrebbero non solo affiancarsi ai docenti, ma collaborare strettamente con loro, intervenendo sia nelle ore curricolari sia nei progetti pomeridiani, collaborando ove possibile alla stesura dei curricoli e del Ptof (Piano triennale dell’offerta formativa) delle Scuole. Anche qui, c’è un confine da abbattere: la scuola chiusa in se stessa, autoreferenziale, il curricolo intoccabile, la netta divisione fra le ore in cui “si fa scuola sul serio” e quelle in cui ci si dedica a un decorativo progettino, sono cose che la nuova legge ha scompaginato, e vale la pena di approfittarne.

 

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Nuove competenze e vecchie burocrazie

Per realizzare tutti questi cambiamenti, oltre alle nuove prassi, saranno necessari nuovi interventi del Legislatore (il software di cui sopra), per definire modi e tempi, strutturare interventi, bandire avvisi e concorsi per il personale, e soprattutto realizzare un nuovo Programma Operativo Nazionale per la Scuola (visto che quello attuale scade a fine 2020) che tenga conto delle novità introdotte dalla nuova legge e le renda operative, svecchiando, snellendo, rendendo più agili e accessibili le piattaforme, sburocratizzando e aprendo a nuove competenze.

Un intervento particolarmente urgente, poi, dovrebbe mettere un po’ d’ordine nel pasticcio legislativo riguardante la figura professionale dell’educatore ambientale… ma questo è materiale per una prossima riflessione.

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Lilly Cacace
Educatrice ambientale di esperienza venticinquennale, coordina il gruppo Scuola di Legambiente Ischia. Per l’Amp Regno di Nettuno, dal 2016, progetta e coordina “Nettuno va a scuola”, progetto educativo gestito in collaborazione con Legambiente Ischia e con le Scuole delle isole di Ischia e Procida. Autrice di "Alberi: Storie di amicizia tra persone e piante" (Albatros Edizioni Equosolidali, 2005). Ha scritto per Ischia News, Kaire, La Nuova Ecologia, .eco. Dirige l’Associazione "Gli alberi e noi - Isola Verde", per la quale gestisce progetti educativi e di volontariato, fra cui “Un mese per gli Alberi”. Laureata in Filosofia, le sue ricerche riguardano il rapporto fra educazione, cura dell’ambiente e felicità individuale.

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