Ragazza, specchio e cellulare

Social network e ossessione del corpo. Quali rischi corriamo?

Ogni giorno i social media ci bombardano con foto di corpi perfetti. Quanto e come questa fruizione influenza la percezione del nostro corpo? Quali sono le differenze con i “vecchi” media? La scienza si interroga e cerca risposte

 

Il pollice scivola velocemente sul touch screen del nostro smartphone e, ogni giorno, centinaia di immagini scorrono davanti ai nostri occhi. Sono i post di Facebook, le foto di Instagram, i video di YouTube, i brevi siparietti di TikTok. Molte volte ci capiterà di imbatterci in donne e uomini dai corpi scolpiti, dai tratti regolari, dagli occhi grandi e la pelle di seta. Questo bombardamento visivo quanto influenza la percezione che abbiamo del nostro aspetto fisico? La scienza sta cercando di comprendere questi meccanismi ma la strada da percorrere è ancora lunga.

 

ragazza cellulare
La scienza sta cercando di comprendere gli effetti dei modelli di corpo proposti dai social media sulla percezione che abbiamo del nostro aspetto fisico

Social media e accettazione del proprio corpo

«Sai, non avevo alcuna insoddisfazione legata alle mie gambe ma sono arrivata ad avere un complesso guardando le YouTuber di moda con gambe belle e lunghissime».

Questo è ciò che afferma B, una studentessa delle medie di 14 anni. Lei, insieme ad altre 14 ragazze coreane della Generazione Z (nate tra il 1995 e il 2005), ha risposto a domande legate all’influenza dei fashion vlogger (video blogger) di YouTube sulla percezione del proprio aspetto fisico. Lo studio, pubblicato qualche settimana fa su Nature  una delle più recenti ricerche che indagano il rapporto tra social media e percezione del proprio aspetto esteriore.

 

Generazione Z
La Generazione Z è stata la prima generazione ad avere un ampio accesso ad Internet sin da un’età precoce

Il vero rischio? L’interattività

Già i media tradizionali (televisione, giornali, pubblicità), con l’esposizione continua di corpi perfetti – spesso foto ritoccati e inconsapevolmente fruiti come fossero reali – erano e sono stati accusati di causare insoddisfazione per il proprio aspetto fisico nel pubblico, fino ad arrivare, nei casi più gravi, allo sviluppo di disturbi alimentari nelle persone più fragili. Con i social media, Facebook e Instagram, anche se non mancano i riferimenti  a Pinterest, Twitter, e al “preistorico” e ormai estinto MySpace, c’è però un fattore in più da valutare: l’interattività del mezzo. I commenti, la condivisione, quanto possono influenzare l’autostima di un individuo? Lurking e social grooming sono de modi diversi di interagire.

Differenti interazioni: lurking e social grooming

Cosa sono? È definito lurking il guardare i contenuti che gli altri postano senza partecipare, comportamento opposto al social grooming, ossia il controllare i profili dei propri amici, lasciare messaggi e commentare i loro post. Secondo i risultati di una ricerca  del 2015, il confronto sull’aspetto fisico è mediato proprio da queste relazioni, l’insoddisfazione è guidata soprattutto dall’interazione attiva. In aggiunta, dati raccolti in una pubblicazione  del 2017, dimostrano che, se le immagini sono accompagnate da messaggi di auto compassione, l’effetto negativo viene attenuato. Un ulteriore studio, focalizzato sull’uso di Instagram, ha mostrato che chi legge commenti favorevoli riguardanti i corpi postati è soggetto a un’idealizzazione maggiore rispetto a chi scorre commenti negativi. Ricordiamoci di questo quando mettiamo mani sulla tastiera. Ciò che scriviamo esercita un impatto maggiore di quanto immaginiamo.

Body positivity e l’altra faccia della medaglia

Il contenuto stesso può veicolare un modello diverso di bellezza: è quello che tenta di fare il movimento della body positivity. Questa corrente, ormai presente sui social media, soprattutto Instagram e TikTok, sfida lo stereotipo estetico imposto da decenni, ossia quello della donna caucasica eccessivamente magra e senza imperfezioni, mostrando al mondo la diversità dei corpi e la bellezza che vi si può cogliere in ciascuno. In questo modo si incoraggia l’accettazione e l’apprezzamento del proprio aspetto, qualunque esso sia. Tra i profili Instagram italiani che affrontano il tema della body positivity c’è quello della “Curvy Personal Shopper”, Gemma Utzeri, consulente d’immagine che si dedica a donne curvy e plus size.

 

I lati oscuri della positività

Anche TikTok è diventato una cassa di risonanza per video e messaggi di accettazione, con l’hashtag #bodypositivity che ha raggiunto, ad oggi, quasi 4 miliardi di visualizzazioni. Il fenomeno, però, è molto complesso ed è quindi giusto domandarsi se anche la body positivity abbia dei lati oscuri : vi è, infatti, un aumento dell’auto-oggettivazione, l’interiorizzazione di uno sguardo esterno concentrato sul punto di vista fisico e sessuale, per guardare a se stessi.

Ci sono ancora molti limiti

Queste sono analisi complesse, ancora ricche di limitazioni e lacune. Ciò è dovuto a molti fattori : il fenomeno dei social network è relativamente recente e il panorama è in continua evoluzione. Inoltre mancano studi longitudinali, che osservino ciò che succede in un lasso temporale prolungato, e i dati sono ancora pochi. Anche il campione analizzato porta con sé dei limiti: spesso si tratta di giovani donne caucasiche e sono tralasciati gli uomini, le minoranze etniche e fasce di età differenti.

Cosa possiamo imparare, però, dalle riflessioni che scaturiscono dai “primi” risultati raccolti? In fondo, che sia un corpo magro, tonico e abbronzato, o formoso e naturalmente irregolare, l’attenzione si concentra sempre e solo sull’esteriorità. E se iniziassimo a far viaggiare in rete qualcosa di diverso e più profondo?

Saperenetwork è...

Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, ha raccontato storie di scienza, natura e arte per testate locali e nazionali. Ha collaborato come curatrice dei contenuti del sito della rivista di divulgazione scientifica Sapere e ha fatto parte del team della comunicazione del Festival della Divulgazione di Potenza. Ama gli animali, il disegno naturalistico e le serie tv.

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