«Nel sottosuolo della foresta ci sono corpi fungini che si estendono in reti e matasse, e abbracciano radici e terreni minerali ben prima di produrre funghi». Poi all’improvviso dopo un giorno di pioggia il fungo appare.

Questa immagine presa in prestito dall’antropologa Anna Lowenhaupt Tsing nel descrivere i tessuti relazionali,  può raccontarci le nostre città in queste ultime settimane, durante le quali improvvisamente abbiamo ritrovato piazze, ponti e strade ricoperte di coperte colorate. È successo a Roma il 25 settembre con una spettacolare esposizione lungo Ponte Sant’Angelo e poi sabato 2 ottobre a Milano in piazza del Duomo e a Bologna il 9 e 10 ottobre in piazza Maggiore. Prossima tappa Empoli per il 23 e 24 ottobre e infine sarà la volta di Varese a Novembre. Sembrano spuntate dal nulla queste coperte che ricoprono la nostra Italia coccolando strade e vallate tra monti, piazze e scalinate. Si tratta in realtà di un progetto tutt’altro che improvvisato, con radici profonde che si sono mantenute vive nel silenzio delle nostre quarantene e in questi mesi stanno finalmente tornando alla luce. E forse non c’è momento migliore per ricordarci il valore della solidarietà, della bellezza delle diversità, e della realizzazione di opere comuni che simbolicamente riscaldino la nostra Italia.

 

 

La prima piazza

Ce ne parla Cristina Begni, imprenditrice bresciana che mai avrebbe immaginato di dar vita ad una iniziativa così ricca e coinvolgente: «VivaVittoria è nata nel 2015 da cinque donne che per una serie di strane concatenazioni si sono incontrate e hanno deciso di realizzare insieme quest’opera relazionale condivisa. Ognuna ha portato la propria capacità nella costruzione di questo evento che è andato avanti diventando tante cose grazie alle diverse competenze e talenti delle donne che gli hanno dato vita».  Si avvicinava la ricorrenza della giornata internazionale contro la violenza sulle donne e le cinque ideatrici di questo progetto volevano dare un segno chiaro ai loro no, una visibilità inequivocabile.

«Abbiamo iniziato con l’andare in giro a dire: vuoi dire no alla violenza sulle donne? Mi daresti un quadrato realizzato a maglia o all’uncinetto 50×50?  Così si sono creati gruppi di donne che hanno iniziato a lavorare alla realizzazione di questi quadrati. Siamo state nelle case di riposo come nelle scuole, e in ogni ambiente la risposta è stata sempre positiva. Abbiamo deciso di fare una grande esibizione con questi quadrati per il 25 novembre 2015 a Brescia».

Così è nata la prima piazza: piazza Vittoria a Brescia che ha dato il nome a tutto il progetto. Una piazza che si è ricoperta di colori, con 5400 coperte stese a terra come se fossero tappeti, in uno scenario caleidoscopico capace di evocare il fascino fiabesco di città arabe degne di Le Mille e Una Notte. 

 

 

Un’opera relazionale condivisa

Le coperte di piazza Vittoria sono state distribuite in cambio di un’offerta di 20 euro ciascuna, ottenendo un inaspettato totale di 77 mila euro che è andato a sostenere la Casa di Accoglienza per mamme e bimbi, Dimora.

«Lo sbalordimento davanti a un successo così grande ci ha fatto capire che stavamo muovendo qualcosa che non era solo un evento di volontariato, o un’installazione artistica. Abbiamo capito che VivaVittoria era un’opera relazionale condivisa e che proprio in questa capacità di condivisione e contaminazione risiedeva uno dei suoi punti di forza».

La contaminazione diventa motore in grado di trasformare il singolo evento in movimento. Il valore complessivo di VivaVittoria è diventato maggiore della stessa somma delle sue singole parti perché ha saputo creare realazioni vive in continuo divenire. Due anni dopo l’esperienza di Brescia le volontarie di VivaVittoria sono state contattate da associazioni di Verona e Cremona che nel 2017 hanno organizzato eventi per l’8 marzo nelle loro piazze. 

Piazza Vittoria a Brescia, ricoperta di coperte di VivaVittoria
Piazza Vittoria a Brescia, la prima piazza inondata di coperte che dicono “No!”

Dalla consapevolezza del singolo alla relazione

È sicuramente nel gesto del collegare e del trasformare fili in tessuti che risiede il valore più profondo di questa esperienza. I quadrati fatti individualmente portano simbolicamente il valore del lavoro interiore di consapevolezza e presenza, di scelta e azione. Senza questo manca il mattone per costruire, il tassello del tessuto. Senza la consapevolezza del singolo non esiste società. Ma il quadrato 50×50 perde valore se dimenticato in un cassetto, esattamente come un no alla violenza di genere che resta opinione e non porta all’azione.

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Così le volontarie di VivaVittoria hanno organizzato centri di raccolta di tutti i quadrati dove questi vengono cuciti tra loro in gruppi da quattro per formare coperte colorate di un metro quadro. Ogni coperta sarà così composta da quattro no, forse provenienti da persone diverse che improvvisamente si ritrovano unite e collegate dallo stesso filato.

È un fil rouge che tiene insieme tutti i quadrati, è lo stesso in ogni manifestazione, è il segno tangibile di una volontà comune di unire, raccordare e fare la differenza. L’insieme di questi tessuti ricopre, trasforma e più profondamente crea, le nostre piazze, le nostre città e le nostre vite.

Le piazze di VivaVittoria hanno il potere politico delle agorà, luoghi che mostrano le volontà dei cittadini, luoghi capaci di trasformarsi grazie a iniziative partecipate e auto organizzate. 

I progetti di VivaVittoria

Dal 2017 ad oggi 22 città italiane hanno ospitato il progetto VivaVittoria e molte ancora sono in programma. «Ogni volta che un gruppo di donne ci contatta da una città per dirci che vorrebbero organizzare un VivaVittoria noi ci spostiamo e andiamo ad incontrarle. Chiediamo sempre di individuare un luogo simbolico della loro terra per la manifestazione locale. Questo vale sia da un punto di vista di visibilità che per un maggior coinvolgimento delle istituzioni. Vogliamo che i Comuni prendano posizione e si adoperino nel sostegno dei centri antiviolenza sul loro territorio».

Una volta individuato il posto e ottenuti i permessi, e individuati i centri antiviolenza ai quali andranno i proventi delle iniziative, si lavora dai sei ai nove mesi nella realizzazione delle coperte e nella promozione dell’iniziativa.

Le attiviste di Brescia si occupano di creare delle etichette numerate per ogni coperta, mentre le volontarie locali individuano un centro di raccolta dove potersi incontrare per cucire insieme i quadrati. Poi il giorno della manifestazione parte, a volte già nel cuore della notte, un grande lavoro di squadra che culmina nella manifestazione in piazza. Gli eventi che si stanno svolgendo in questo autunno erano in programma per l’8 marzo 2020 e sono stati fermati dalla pandemia. Guardando la fioritura di queste piazze così potenti e suggestive tappezzate da no colorati, emerge il valore di scelte quotidiane che devono essere dichiarate e agite ogni giorno indipendentemente dalle date dell’8 marzo e del 25 novembre. 

 

 

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Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

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