Women in Comics, ovvero come le donne si sono “riprese” i fumetti

Dalla pioniera Trina Robbins ai nostri giorni, un’onda grafica che ripercorre la storia del fumetto nordamericano attraverso i nomi delle donne che lo hanno reso popolare. La mostra, a Palazzo Merulana, Roma, racconta le “wonder women” della penna, e la loro lotta per una narrazione libera e anti maschilista

New York, primo febbraio 1901. Un gruppo di otto artisti rigorosamente uomini, fonda la Society of Illustrator, dichiarando come missione la promozione dell’arte dell’illustrazione attraverso mostre. Ha così inizio un processo di riconoscimento dell’illustrazione nel campo delle arti visive che nel 1964 sarà definita dal critico cinematografo Claude Beylie, la “Nona Arte”. Roma, 28 maggio 2021. A Palazzo Merulana si inaugura la mostra Women in Comics, che da quel giorno di inverno newyorkese prende indiscutibilmente le mosse. Si tratta di un evento promosso dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia e co-prodotto da ARF! Festival e dalla famosa fiera del fumetto Comicon, che fa sbarcare nella Capitale la mostra allestita nel 2020 proprio nella Society of Illustrators di New York. Si tratta di 90 opere originali che compongono una carrellata sulla storia del fumetto nordamericano al femminile. Sono 25 nomi di donne che dai primi tratti degli Anni Settanta arrivano fino alla scena contemporanea della Marvel. La mostra è un’immersione in un’inaspettata corrente grafica in grado di raccontare il mondo femminile e femminista con un’immediatezza che è propria della graphic novel.

 

Dalla Society of Illustrators ai Comix Underground

Prima di arrivare a varcare la soglia di Palazzo Merulana dove è ospitata la mostra, ripercorriamo insieme le tappe che hanno portato alla nascita di questo evento e del contest ad esso collegato. Due anni dopo la nascita della Society of Illustrators iniziano ad affacciarsi le prime donne, non come socie ordinarie, ma come membri associati. Si tratta di Elizabeth Shippen Green, illustratrice di libri per bambini, ma anche di riviste quali The Ladies’ Home Journal o il Saturday Evening Post,  e  Florence Scovel Shinn artista e illustratrice.

Negli anni della Prima Guerra Mondiale dalla Society of Illustrators iniziano ad uscire poster di propaganda tra cui il famoso Uncle Sam di J.M. Flagg, rappresentante il “caro zio Sam” con cappello a stelle e strisce che punta il dito proprio verso lo spettatore, per reclutarlo nella US Army.

Tra le due Guerre Mondiali finalmente le donne vengono accolte come membri con tutti i diritti degli illustratori uomini e la Society of Illustrators si apre ad un ampio repertorio di artisti di vario genere, dai musicisti agli showmen, dai modelli agli attori, diventando luogo di incontro di creativi e amanti dello spettacolo. Bisognerà aspettare la Summer of Love di San Francisco per comprendere che la nona arte ha ormai preso una forma a sé. Nasce proprio nell’estate del 1967 il movimento dei “Comix Underground” pubblicati generalmente da piccoli editori o autoprodotti. Le principali tematiche trattate sono l’alcol, la droga, il sesso e la violenza. Ci troviamo davanti ad una rivoluzione dei costumi che resta caratterizzata da una cultura maschilista dove la donna è oggetto di desideri perversi e stupro.

 

 

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It ain’t me, babe

Fu Trina Robbins, fumettista newyorkese trasferitasi a San Francisco per unirsi al movimento dei “comix underground” la prima ad osservare che lo stupro non fosse “divertente”. Le critiche della Robbins alla violenta misoginia di Robert Crumb, al tempo uno dei nomi più popolari dell’underground, non furono gradite dal movimento e la fumettista fu allontanata. Ma i tempi erano maturi perché lo sguardo femminile fosse riconosciuto anche nella nona arte. La disinibizione e l’apertura verso rapporti sessuali liberi non erano certo i temi criticati dalla Robbins, quello che bisognava rivedere era la posizione della donna che se non accettava passivamente questa forma di liberazione sessuale veniva considerata repressa o reazionaria.

Così, nel 1970 Trina dà vita al primo fumetto underground interamente prodotto da donne: “It Ain’t Me, Babe”.

Sulla copertina sfilano tutte insieme Olivia, la Piccola Lulu, Wonder Woman, Sheena, Mary Marvel e Elsie the Cow, le accompagna, per chi non avesse capito la scritta “women’s liberation”. Il messaggio è chiaro: no, non sono io, cocco, quel genere di donna che ti aspetti, che disegni, che pensi di poter dominare.

 

Trina e le altre

La leggendaria Trina Robbins, è stata la prima fumettista della storia a disegnare Wonder Woman per la DC Comics, icona militante del fumetto underground e dell’attivismo femminista. È lei, insieme a Kim Munson, la curatrice della mostra che dagli Stati Uniti è sbarcata a via Merulana. La prima grande opera a colpire chi entra è una gigantografia di una tavola del 1989 di Ramona Fradon tratta dalla storia Logo, il n. 2 del Wonder Woman Annual della DC Comix. In questa tavola Wonder Woman incontra proprio Trina Robbins e le due donne guardano insieme alcune tavole appena disegnate.

Un incipit chiaro che porta a riflettere sulla relazione tra personaggio e autore e su come il ruolo dei personaggi femminili nel fumetto sia indubbiamente cambiato grazie all’arrivo di disegnatrici e autrici donne.

Fra la Trina Robbins e Wonder Woman disegnate da Ramona Fradon è facile percepire una solidarietà femminile fatta di stima e rispetto reciproci. Insieme alle tavole della Robbins nella mostra troviamo importanti lavori originali risalenti ai primi Anni Settanta di autrici quali Barbara Mandes che ha lavorato con Trina alla nascita di It Ain’t Me, Babe e della quale sono presenti alcune tavole di Queen Of Cosmos Comix, una versione femminista della storia della creazione. E poi nomi legati alla cultura afro americana quali quelli di Afua Richardson e Alitha Martinez. Ci sono le tavole di Joyce Farmer tratte dalla sua recentissima antologia Menopause: a Comic Treatement. Troviamo i lavori di Lee Mars, prima artista donna a lavorare contemporaneamente sia con la Marvel che con la DC Comix, una delle fondatrici dell’antologia di fumetto femminista Wimmen’s Comix.

 

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E poi Linda Barry, la creatrice di Ernie Pook’s Comeek, una delle strisce di fumetti più influenti nel panorama nord americano. E ancora Mary Fleener, importante esponente del fumetto autobiografico, Fiona Smyth, nota per i suoi libri di educazione sessuale per l’infanzia e ancora Jennifer Hayden, autrice di The Story of My Tits, un’opera autobiografica che racconta la lotta contro il cancro al seno. In mostra troviamo anche quattro disegni del fortunato My Favourite Thing is Monster di Emil Ferris. Accompagna la mostra il docufilm She Makes Comics della regista Marisa Stotter, proiettato in loop all’interno della mostra.

 

Il contest

Sulla scia di quest’onda grafica al femminile è nato un grande contest creativo rivolto a giovani disegnatori. Il tema è la valorizzazione dell’identità e dell’esperienza femminile nel fumetto. Ai partecipanti è stato chiesto di esplorare il ruolo delle donne nel fumetto, sia come protagoniste o personaggi, che come autrici. Per partecipare al contest bisognava realizzare un’illustrazione su una white cover di un ipotetico fumetto Women in Comics. Sulla tavola dovevano compartire una o più protagoniste dell’opera. l personaggi potevano essere di fantasia, reali o addirittura autoritratti. Il focus era sottolineare il valore delle voci femminili in una prospettiva inclusiva e paritaria. La giuria composta da un’editrice, un’illustratrice e fumettista, l’autore del Job ARF! e un rappresentante dell’Ambasciata degli Stati Uniti si è espressa scegliendo i tre lavori vincitori: al primo posto la copertina di Chiara Fiordeponti, con un insieme multietnico di donne che si dichiarano “Women in Comics”, seguita da Federica Marino e Giulia Carboniero. Ai primi tre posti si aggiunge un Premio Job ARF! che consite in un tutoring professionale con la direttrice editoriale di Star Comics, Claudia Bovini e una Menzione Speciale andati rispettivamente a Paola Francabandiera e Elisa Glioti.

«Ritrovarmi esposta insieme a storiche professioniste del settore è stata un’emozione grandissima», racconta la ventiquattrenne Federica Marino, studentessa della Scuola Internazionale Comics.

E aggiunge: «Ho fatto diversi studi per arrivare a concepire la copertina “Ruggito”,  inizialmente non volevo neanche inviarla. Ritrovarmi seconda in un contest con un tema che mi sta così a cuore mi ha fatto sentire compresa. Ho capito che il mio lavoro era arrivato e stava comunicando il mio intento: una donna che rappresentasse tutte. Che urla per farsi sentire. È un’idea legata alle molestie sul lavoro».

 

“Ruggito” di Federica Marino, 24 anni, studentessa della Scuola Internazionale Comics, arrivato al 2° posto del contest

Gli incontri

La mostra è accompagnata da un ciclo di quattro incontri in streaming tra marzo e giugno. Ha aperto la serie l’incontro con Trina Robbins e Silvia Zinche dal titolo “Fumetto e femminismo: e noi dov’eravamo?”. È seguito ad aprile l’incontro tra Emil Ferris e Colleen Doran sul tema di “Corpi rivoluzionari e donne che li disegnano”. A maggio è stata la volta di Alitha Martinez e Ebony Flowers riguardo “Balloon intersezionali”. L’ultimo incontro è stato tra Trinitad Escobar e Rita Petruccioli con il titolo “Drawing power. Raccontare la violenza a fumetti” con la moderazione a cura della Casa delle Donne Lucha Y Siesta. Tutti gli incontri sono ancora visibili online via Facebook e Youtube. Dal 3 giugno al 2 luglio lo streaming lascia il posto agli incontri in presenza nel roof garden di Palazzo Merulana.

Si tratta di cinque talks gratuiti, visibili anche online, con Katia Centomo, sul tema della scrittura, con Lorenza di Sepio sul disegno, con Annalisa Leoni sulla colorazione, con Maria Letizia Mirabella sulla grafica e il lettering, e con Simona Binni sull’editing e il graphic novelism.

 

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Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

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