Il botanico e biologo francese Francis Hallé, autore di "Ci vuole un albero per salvare la città"

Francis Hallé. biologo e botanico, autore di "Ci vuole un albero per salvare la città"

I parchi pubblici sono luoghi speciali: aiutano a ripulire l’aria che respiriamo, riducono l’emissione di carbonio, mitigano gli eccessi termici, attenuano gli effetti delle precipitazioni eccessive, migliorano lo stile di vita delle persone, favoriscono le attività commerciali, attirano le imprese e i turisti. E possono diventare delle aule viventi in cui scoprire le bellezze della natura. Ma vanno preservati e promossi.

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Francis Hallé, botanico e dendrologo francese, con il suo “Ci vuole un albero per salvare la città” spiega che la salvaguardia degli spazi verdi nelle aree urbane è possibile soltanto se impariamo a rispettare gli alberi, considerandoli come nostri amici e compagni, cittadini del mondo. Gli alberi non sono un semplice decoro urbano, ma esseri viventi che hanno sviluppato strategie estremamente sofisticate per sopravvivere. Non esiste tecnologia che sia complessa e perfetta come quella di un albero. Noi siamo abituati a osservare il loro essere radicati nel terreno, che rende impossibile il movimento, e il loro apparente mutismo. Eppure gli alberi sanno comunicare tra di loro, vivono in modo pacifico e riescono ad aiutarsi.

Ci vuole un albero per salvare la città” è un vero e proprio manifesto per i politici e gli amministratori che vogliono occuparsi del verde pubblico delle città, ma è anche un atto d’accusa verso tutti coloro che non riconoscono la funzione salutare degli alberi negli ambienti urbani.

Con troppa disinvoltura, infatti, le aree verdi vengono sostituite da spianate di cemento, creando luoghi invivibili soprattutto d’estate. È pur vero che non mancano le persone che amano gli alberi, ma questo non basta. La cura del verde urbano deve essere affidata a mani esperte, perché, alla fin fine, gli alberi sono esseri mortali, con un’aspettativa di vita che può essere molto lunga, ma se non ci sono le condizioni ambientali ottimali si può accorciare tantissimo.

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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