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Non solo miele. Storie di apicoltori, alveari e acari

Il regista Markus Imhoof e il giornalista Claus-Peterfornisce, nel loro ultimo libro, forniscono una panoramica affascinante, e allo stesso tempo preoccupante, di una delle specie fondamentali per la nostra sopravvivenza: le api

Api e miele, davvero rischiamo di non vederli più? Già nel 2012, durante la sessantacinquesima edizione del Locarno Film Festival, fu presentato il documentario More Than Honey (in italiano “Un mondo in pericolo”), scritto e diretto da Markus Imhoof. Il film, che richiese cinque anni di viaggi, interviste e ricerche, era una finestra sul mondo dell’apicoltura e una lente d’ingrandimento – quasi letterale – sulla vita delle api, grazie alle riprese estremamente ravvicinate e ipnotizzanti. Otto anni dopo è stato pubblicato Non solo miele (Xenia Edizioni, 2020), scritto da Imhoof insieme al giornalista Claus-Peter Lieckfeld.

 

Impollinatori in pericolo

Secondo i dati della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) pubblicati nel 2018 , nel mondo il 75% delle colture che producono frutta e semi usati come alimenti da noi uomini dipendono, almeno in parte, dagli impollinatori. Le specie che rivestono il ruolo di “messaggeri d’amore” per alcune piante, permettendo loro di riprodursi, sono diverse: ci sono farfalle, mosche, vespe ma anche uccelli, pipistrelli ed altri vertebrati. Le più famose sono le api domestiche, non solo usate per alcune colture, quali quelle del mandorlo, ma anche straordinarie produttrici di miele. Superando i titoli sensazionalistici – e soprattutto seguendo l’analisi della FAO – le api non sono a rischio di estinzione, come invece alcune specie di bombi, ma certamente non se la passano bene. In particolare le api domestiche, negli ultimi anni, sono andate incontro a numerose minacce. Prima su tutte l’acaro Varroa destructor, parassita la cui infestazione decreta la morte delle colonie di Apis mellifera e Apis cerana.

 

Varroa Mite
Fino a poco tempo fa la Varroa destructor veniva confusa con la Varroa jacobsoni, una specie di acaro molto simile. Entrambe le specie infestano l’ape mellifera asiatica (Apis cerana)

 

Si aggiungono altri parassiti e malattie, l’uso di pesticidi, la perdita, la degradazione o la frammentazione del loro habitat e anche il cambiamento climatico. Il documentario di Markus Imhoof racconta tutto questo, in un intreccio di storie di apicultori e scienziati raccolte rimbalzando tra l’Austria, la Svizzera, gli Stati Uniti e la Cina. Un percorso che va da un apicoltore di montagna ossessionato con la purezza delle sue api nere, passando per le grandi aziende americane che praticano l’apicoltura nomade, fino ai paesaggi quasi distopici cinesi, in cui si possono osservare uomini arrampicati agli alberi intenti a impollinarli manualmente.

Dal documentario al libro

Il libro riprende integralmente i contenuti del documentario con alcune puntualizzazioni e correzioni, come ad esempio quella che riguarda la citazione “Se le api scomparissero al pianeta resterebbero 4 anni di vita”. Erroneamente attribuita ad Albert Einstein, compare nei trailer promozionali del film per poi essere riconosciuta come falsa nel testo. Nei capitoli sono presentati tutti i protagonisti incontrati e sono approfonditi gli argomenti trattati. Il testo è una sorta di guida alla visione, un contenuto extra, che sarebbe potuto essere però strutturato in maniera più ordinata nell’esposizione dei temi e curato nell’editing, sinceramente un po’ sciatto (parliamo dell’edizione italiana). I refusi sono numerosi e manca la bibliografia: dopo anni dal documentario, sarebbe stata opportuna una raccolta di fonti – anche scientifiche – invece che qualche rarissima nota a piè di pagina che spesso rimanda ad articoli di giornale.

 

Guarda il trailer di Un mondo in pericolo

La responsabilità dello sguardo

Sebbene ci sia qualche problema nella forma, la “sostanza” del libro è appassionante e apre gli occhi sulla straordinarietà dell’organizzazione delle api, le cui colonie sono un superorganismo estremamente efficiente, ma anche su come l’attività umana abbia interferito nel loro ciclo di vita per sfruttarle. “Honey fa rima con money” dichiara sardonico, durante le riprese, John Miller, uno dei maggiori produttori di miele statunitense e uno dei più importanti imprenditori nel campo del servizio di impollinazione. Quel guadagno che ora è a rischio, come lo è l’esistenza delle stesse api: anche in questo caso, come in tanti altri, abbiamo preso talmente tanto che ora la natura ci sta restituendo il conto.

 

Guarda l’intervento di John Miller, importante apicoltore commerciale statunitense

 

 

Imhoof parte da uno spunto autobiografico, poiché lui stesso ha vissuto un’infanzia a contatto con le api grazie a suo nonno, mentre sua figlia e suo genero sono stati ricercatori del CIBER-Centre for Integrative Bee Research . Il suo lavoro, però, è dotato di lucidità e onestà intellettuale. Il regista è consapevole di poter dare solo un personale punto di vista, la realtà vista con i suoi occhi, e infatti afferma:

«Non esiste un film oggettivo. Anche il documentario, che apparentemente non è una recita come il film di finzione, esprime comunque una posizione personale». Una posizione personale capace, tuttavia, di arricchire lettori e spettatori e portarli per mano all’interno di un alveare e lungo le sue numerose connessioni con gli esseri umani.

 

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Alessia Colaianni
Alessia Colaianni
Laureata in Scienza e Tecnologie per la Diagnostica e Conservazione dei Beni Culturali, dottore di ricerca in Geomorfologia e Dinamica Ambientale, è infine approdata sulle rive della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2014, ha raccontato storie di scienza, natura e arte per testate locali e nazionali. Ha collaborato come curatrice dei contenuti del sito della rivista di divulgazione scientifica Sapere e ha fatto parte del team della comunicazione del Festival della Divulgazione di Potenza. Ama gli animali, il disegno naturalistico e le serie tv.

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