mascherina a scuola

Mascherine a scuola, esiste un’alternativa all’usa e getta?

Il sacrosanto obbligo di indossare le protezioni nelle scuole, per arginare la diffusione della pandemia, pone un dilemma: quelle distribuite dagli istituti sono davvero l’unica soluzione? Secondo molti esperti ci sono altre possibilità meno impattanti sull’ambiente

Ogni giorno sulle scuole piovono 11 milioni di mascherine usa e getta, prodotte da Fca e Luxottica, e acquistate dallo Stato italiano. In realtà le chirurgiche monouso non sono obbligatorie, non sono migliori di quelle lavabili e non sono per nulla sostenibili. Gli stessi pediatri sconsigliano l’usa e getta e gli ambientalisti sono sul piede di guerra. Sta di fatto che tantissime scuole le hanno rese obbligatorie e anche laddove non sono obbligatorie la pioggia di monouso arriva lo stesso. Le scuole debbono distribuirle, e, se un allievo, con la firma del genitore, non le vuole, queste restano alla scuola come “scorta”.

 

 

 

Mascherine chirurgiche a scuola, la normativa

Lo spreco e i rifiuti, insomma, aumentano ogni giorno di più.  Ma guardiamo la normativa: le linee guida Iss (Rapporto Iss Covid-19 • n. 58/2020 Rev. 28 agosto 2020) prevedono le chirurgiche a scuola solo in caso di focolaio e in dotazione dell’alunno con sintomatologia e in isolamento. 

Il documento del 28 maggio n.82 del Comitato Tecnico Scientifico, d’altro canto, aveva previsto che «gli alunni dovranno indossare… nei locali scolastici una mascherina chirurgica o di comunità di propria dotazione, fatte salve le dovute eccezioni…» (pag. 18-19) concetto ribadito nel successivo verbale del 31 agosto 2020 n.104 (pag. 4). La stessa Oms sostiene (linee guida aggiornate al 21 agosto): «I bambini che sono in buona salute possono indossare una mascherina di tessuto (non medical or fabric mask)».

Le mascherine lavabili sono adeguate?

Nel Protocollo d’Intesa del Ministero dell’Istruzione 6/8/20 si legge «la scuola garantirà giornalmente al personale la mascherina chirurgica», ma nessun obbligo si prospetta per gli studenti. Le mascherine possono anche essere autoprodotte, secondo i consigli ISS l’importante è che siano multistrato, e che garantiscano confort e respirabilità.

«Le mascherine lavabili – dichiarano Elena Uga, Laura Reali e Giacomo Toffol dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp) – sono adeguate alla protezione in setting non sanitari, come sottolineato dall’Oms e verificato da numerosi studi, e possono essere pulite a casa lavandole opportunamente, e dunque il loro utilizzo è gestibile istruendo adeguatamente le famiglie».

Le alternative sostenibili: chirurgiche e lavabili

Nel caso in cui poi una scuola voglia proprio imporre le mascherine chirurgiche, esistono già in commercio mascherine chirurgiche lavabili in cotone 100% Oeko-Tex  e riutilizzabili, certificate dall’Iss, come le NinfeaNonostante tutto, però, la distribuzione di monouso continua e fuori dalle scuole si accumulano rifiuti.  Secondo i calcoli di Tuttoscuola, per quest’anno scolastico saranno necessarie 2,2 miliardi di mascherine, da smaltire tra i rifiuti indifferenziati.

I rischi per l’ambiente

Il Wwf ha calcolato che se solo un ragazzo per classe (5% della popolazione scolastica) disperdesse per strada, volontariamente o meno, la propria mascherina, ogni giorno verrebbero rilasciate in natura 1,4 tonnellate di plastica. A fine anno scolastico sarebbero 68 milioni di mascherine per un totale di 270 tonnellate di rifiuti plastici non biodegradabili. Se buttate correttamente nell’indifferenziata, andrebbero incenerite, con conseguente dispersione nell’atmosfera di Co2, polveri sottili e diossina, e le ceneri tossiche sarebbero destinate a discariche speciali.

 

La mobilitazione anti usa e getta

 «Che la scuola venga inondata di 11 milioni di mascherine usa e getta al giorno – protestano Rossano Ercolini e Laura Lo Presti di Zero Waste Italy – è quanto di più scellerato, inquinante, malsano, diseducativo che si potesse leggere. Come “Zero Waste Italy” il nostro impegno nella diffusione di buone pratiche per un mondo senza rifiuti possibile se aboliamo l’usa e getta e ci decidiamo ad accettare che le alternative stanno proprio sotto il nostro naso, invitiamo il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e tutto il Governo, ad un netto ravvedimento ed auspichiamo un confronto responsabile e chirificatore mettendo sul tavolo benefici e costi, non solo economici ma anche ambientali e sociali». Per questo Zero Waste Italy ha lanciato per il 30 ottobre una mobilitazione nazionale contro le mascherine usa e getta, alla quale finora hanno aderito il Movimento Decrescita Felice, Parents For Future, Extinction Rebellion e i pediatri di Acp-Pump

 

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Linda Maggiori
Linda Maggiori
Sono nata a Recanati nel 1981, vivo con mio marito e i nostri quattro bambini a Faenza (Ra), dove da alcuni anni sperimentiamo uno stile di vita sostenibile: senz’auto e a rifiuti (quasi) zero. Fin da bambina ho sempre amato scrivere, disegnare e difendere la natura. Lavoro come educatrice, sono laureata in Scienze dell’Educazione e Servizio sociale. Alla nascita del mio primo bimbo, con alcune amiche ho fondato un’associazione di aiuto sull’allattamento e sull’uso dei pannolini lavabili (Gaaf). Sono volontaria in varie associazioni contro gli inceneritori e per la mobilità sostenibile. Faccio progetti di educazione ambientale nelle scuole. Ho pubblicato vari libri: Anita e Nico di Tempo dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi e Anita e Nico dalle Foreste Casentinesi alla Vena del Gesso, di Tempo al Libro Editore, Salviamo il Mare di Giaconi Editore, Impatto Zero, Vademecum per famiglie a rifiuti zero di Dissensi edizioni e Occidoria e i Territori Ribelli. Storia Fantasy sulle ingiustizie Nord Sud del mondo di Dissensi edizioni, e l’ultimo “Vivo senza Auto” di MacroEdizioni. Sono blogger di famiglie-rifiutizero e di famigliesenzauto e animo i rispettivi gruppi Facebook. Inoltre collaboro come giornalista con AAMTerranuova e con il mensile Fiab BC.

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