Attraverso l'animazione teatrale: la libertà e la gioia di esprimersi, di mettere il corpo in movimento, di creare (Foto: Paolo Beneventi)

Imparare dai bambini con l’animazione teatrale

La corporeità, la possibilità di inventare e di scegliere, la cooperazione vissuta attraverso la creazione comune… Paolo Beneventi ci racconta le origini artistiche e pedagogiche dell’animazione teatrale e alcune proprie esperienze nelle scuole, in cui l’entusiasmo e la concretezza dei giovanissimi partecipanti «educavano gli attenti educatori»

Fine anni Settanta (!). Girando mezza Italia per notizie su teatro e ragazzi, in una biblioteca di Venezia, mi pare, mi imbatto in un titolo su una rivista credo austriaca: «Was is das animazione?». Pochi lo sanno, ma in quegli anni una parte importante del movimento educativo mondiale guardava all’Italia.

Nata in Francia, l’animazione teatrale ebbe uno sviluppo straordinario nel nostro paese, quando le proposte teatrali dei vari Passatore, Rostagno, Scabia si incrociarono con quelle educative dei vari Rodari, Lodi, Manzi, Don Milani. Suggestioni e stimoli di grande qualità, cui però mancò poi una consapevolezza teorica complessiva, mentre ritornava, commercialmente più conveniente, il teatro professionale per ragazzi.

Erano anni in cui l’immaginario di massa proponeva un futuro centralizzato e verticale, con umani nelle galassie succubi di imperi totali e macchine intelligenti e, agli albori della globalizzazione, pensatori già descrivevano la tendenza al pensiero unico («l’uomo a una dimensione» di Marcuse) e al consumo degli aggeggi tecnologici per se stessi, indipendentemente dagli eventuali contenuti che possono veicolare (il «medium è il messaggio» di McLuhan).

animazione teatrale con video riprese

bambini altri bambini riprendono con una telecamera
Una attività di animazione teatrale con riprese video realizzate da alcuni dei partecipanti (Foto: Paolo Beneventi)

Reagivano i movimenti studenteschi, giovanili, popolari… Si proclamava l’immaginazione al potere, ma anche venivano inventate la videoregistrazione e il personal computer, che per la prima volta nella storia rendevano la produzione di informazione orizzontale e virtualmente distribuita fino ai livelli più capillari: l’alba possibile di una democrazia pressoché assoluta.

E i bambini dell’animazione stavano a scuola con tutto il corpo, esploravano i vasti territori di gioco e conoscenza della libera espressione, scoprivano la forza immensa del fare insieme, e «educavano gli attenti educatori» (come già aveva anticipato Walter Benjamin, nel 1929, con il suo “Teatro proletario dei bambini”).

Bambini rivelatori di realtà e pienezza

Mi sento ogni tanto con un maestro molto bravo a fare i video. Quando gli parlo dei miei laboratori nelle scuole, dei ragazzi che riprendono i giochi di animazione con le videocamera sul treppiede, a volte mi fa strani discorsi da dinosauro in crisi sulla “nostra generazione”, sul fatto che oggi c’è Tik Tok… Prego, scusa? Vero è che alcuni già a 9 anni ti parlano del loro canale YouTube (pochini in verità, e magari sarebbe il caso di vedere che cosa in effetti fanno, prima di intonare peana ai “nativi digitali”!), ma mi stai dicendo che se li vedo contenti e soddisfatti, se partecipano con entusiasmo alle mie attività, in realtà non è vero?

Animazione teatrale svoltasi nel 1985

Attività di animazione teatrale, 1985 (Foto: Paolo Beneventi)

In un mondo in cui prendiamo i criteri di riferimento, dall’aggiornamento tecnologico alle regole del politicamente corretto, sempre più fuori di noi – da cui disagio e senso di estraneità diffusi – vedo educatori che si ritengono inadeguati al proprio ruolo non in base all’esperienza, ma ai luoghi comuni, alle suggestioni del mercato.

E di fronte per esempio alle tabelle ministeriali sulla “tecnologia”, io che da 40 anni uso tutta la tecnologia possibile, mi domando seriamente se chi quelle tabelle compila sa di che che cosa sta parlando. Personalmente ho scelto da sempre di misurare quello che faccio, successi ed errori, sui bambini in carne e ossa che osservo durante le attività. Vedo se si interessano, si impegnano, si annoiano, parlo con loro, li ascolto. Non sarà tutta la realtà, ma almeno so che è vera! E faccio animazione, cioè attività in cui le persone stanno bene perché possono tirare fuori ed esprimere quello che è dentro in ognuno di noi.

Costruire insieme, esprimendo se stessi

Ho concluso sabato 22 maggio 2022, con un incontro finale alla presenza dei genitori, un modulo Pon di teatro ragazzi in una scuola primaria, con bambini di quarta e quinta che arrivavano alle quattro del pomeriggio, dopo otto ore di scuola, e io li mettevo a lavorare, chiedevo ancora impegno e attenzione! Non obiettivi prefissati da raggiungere, test o valutazioni, ma l’impegno comune, per se stessi, a fare qualcosa di bello insieme. E non tutti sempre bravi e tutto bene, ma sottolineare le cose giuste e capire e correggere gli errori.

In una delle registrazioni video che, durante l’attività, si sono fatti tra di loro, due bambine hanno intervistato i compagni, uno a uno, in un angolo riservato da cui mi avevano rigorosamente escluso.

Attività di animazione teatrale, 2022 (Foto: Paolo Beneventi)

A un certo punto, una dice di me: «Ho apprezzato molto anche l’impegno del maestro, mi è piaciuta soprattutto la sfilata, le storie. Il maestro ci ha lasciato la possibilità di ragionare, di inventare, e questo mi è piaciuto». Un’altra bambina, dondolandosi sull’altalena in cortile, di fronte alla videocamera, parla a ruota libera di una storia che sta inventando con le compagne, e poi dell’attività in generale:

«Io penso che è molto divertente condividere con gli altri la mia fantasia, senza che nessuno mi critichi per le cose che mi piace fare!»

Durante l’incontro finale ho mostrato il video di una storia semplicissima, improvvisata, in cui una voce narra e i bambini mimano le scene. Personaggi: un porcellino, un’ape, due umani, e poi nel finale, bellissima, la pioggia. Una bambina ha usato il corpo in movimento per fare le pioggia! Nessun maestro di teatro avrebbe potuto insegnarglielo ma, libera e contenta di giocare, come sanno fare i bambini, è stata perfetta.

Saperenetwork è...

Paolo Beneventi
Paolo Beneventi
Laureato al Dams di Bologna nel 1980, lavora sulle aree di conoscenza ed espressione attraverso cui soprattutto i bambini (ma non solo) possono partecipare da protagonisti alla società dell'informazione: Animazione teatrale, Video e audio, Fotografia, Libri e storie, Pubblicità, Ambiente, Computer, Web.
Cura laboratori e progetti in collaborazione con scuole, biblioteche, enti pubblici e privati, associazioni culturali e sociali, manifestazioni e festival, in Italia e all’estero. È autore di di video e multimediali, e di libri sia legati alla propria attività che di letteratura per bambini.
Alcuni libri: I bambini e l’ambiente, 2009; Nuova guida di animazione teatrale (con David Conati), 2010; Technology and the New Generation of Active Citizens, 2018; I Pianeti Raccontati, 2019; Il bambino che diceva le bugie, 2020. Video: La Cruzada Teatral, 2007, Costruiamo insieme il Museo Virtuale dei Piccoli Animali, 2014; I film in tasca, 2017; Continuavano a chiamarlo Don Santino, film e backstage, 2018.

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