villaggio di Lutzi

Nel villaggio di Lützerath la multinazionale RWE vuole estrarre 280 milioni di tonnellate di lignite entro il 2030 (Foto: Luetzibleibt/Flicker).

Salvare Lützerath, salvare il movimento ambientalista

Con l’avallo del governo tedesco, continuano le operazioni di sgombero della polizia nel piccolo villaggio dove la multinazionale RWE ha avviato il progetto di estrazione di lignite. I movimenti ambientalisti, delusi dalle dichiarazioni dei Verdi, difendono le case occupate e rispondono agli attacchi  con azioni di disobbedienza civile. Sabato scorso 35.000 persone hanno manifestato con Greta Thunberg

Lützerath  fino al 2006 era un piccolo e tranquillo villaggio tedesco, ospitava un centinaio di persone. Da quando la RWE Power ha deciso di trasformare l’area in una miniera di lignite, inglobandola a quella di Garzweiler ( tra le più grandi del Paese), gli abitanti sono stati costretti a trasferirsi nel nuovo villaggio di Immerath. Ora Lützerath (diventata per gli squatter e per gli attivisti Lutzi) è una città fantasma destinata allo sfruttamento di materiale fossile. Secondo il governo federale si dovranno estrarre 280 milioni di lignite nel 2030, per contrastare la crisi energetica del Paese, aggravata anche dalla guerra in Ucraina. Ma il progetto di estrazione di lignite ha trovato l’opposizione di numerosi attivisti e ambientalisti che dal 2020 hanno occupato il villaggio, avviando esperienze di pacifica convivenza collettiva e di lotta anticapitalista, perché il prezzo da pagare per il progetto della multinazionale è alto: la salute dei cittadini, la salvaguardia della cultura locale, la distanza dell’impegno preso a Parigi che fissa a 1,5 il limite del riscaldamento globale.Lo scontro va avanti da diversi mesi, ma soltanto negli ultimi giorni i media internazionali hanno cominciato a parlarne, e non solo per le cariche delle forze dell’ordine, che nella giornata di venerdì hanno arrestato due attivisti o per l’abbattimento di tutte le case, anche quelle costruite sugli alberi.

 

Robert Habeck
Robert Habeck Dall’8 dicembre 2021 ricopre la doppia carica di vicecancelliere e ministro dell’economia e della protezione climatica della Germania nel governo Scholz (Foto: Wikipedia).

 

A far notizia sui giornali e sul web è piuttosto la decisione del Ministro dell’Economia Robert Habeck, leader dei Verdi, che ha difeso lo sgombero e il piano energetico a favore delle fonti fossili:

«È la decisione giusta ed è una buona decisione per la protezione del clima. Siamo ancora in una situazione energetica tesa, e purtroppo abbiamo bisogno di più carbone, visto che per consumare meno gas sono state prese decisioni dolorose».

Una dichiarazione che avalla le scelte del Cancelliere Olf Scholz: garantire alla Germania l’indipendenza energetica attraverso il vecchio modello di sviluppo. Ciò che sta accadendo a Lützerath è una chiara fotografia  del nostro tempo, è la rottura del patto generazionale: i governi non sembrano più guardare al futuro e alla salvaguardia della cosa comune globale, ma tornano a difendere gli interessi nazionali, rifiutandosi di accogliere le istanze che provengono dai giovani ambientalisti, gli unici ad essere davvero consapevoli che da soli non ci possiamo salvare. E così continua la resistenza sotto la pioggia e nel fango. Gli occupanti non temono la presenza di oltre mille poliziotti in assetto antisommossa, e nemmeno  la forza delle ruspe e dei mezzi pesanti. I ragazzi si incollano ai vetri delle abitazioni, provano a bloccare le vie di accesso al villaggio. E rispondono alla dura repressione con la nonviolenza: soltanto qualche lancio di pietre, bottiglie molotov e materiale pirotecnico.

 

 

Come ha dichiarato Greta Thunberg, presente sabato scorso alla manifestazione di Lutzi insieme a migliaia di persone –  35.000 dicono gli organizzatori, 10.000 secondo la polizia di Aquisgrana – stiamo assistendo a«una oltraggiosa violenza poliziesca. È scioccante vedere cosa sta accadendo. Vogliamo mostrare com’è il potere del popolo, com’è la democrazia. Quando i governi e le corporazioni agiscono in questo modo, distruggendo l’ambiente, mettendo a rischio tanta gente, le persone si fanno avanti». L’attivista ha aggiunto che la Germania ha un’enorme responsabilità, è infatti uno dei Paesi più inquinanti al mondo.

Si è rivolta poi durante il corteo a  tutti gli ambientalisti: «Voi siete la dimostrazione che i cambiamenti non arriveranno da coloro che stanno al potere, dai governi o dalle imprese, dai cosiddetti leader. No, i leaders sono qui. Sono le persone che siedono nelle case sugli alberi e che già da anni difendono Lützerath».

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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