Due pescatori raccolgono il pesce da reti sulle banchine nel Parco del Delta del Po

Vecchie tradizioni, nuove prospettive. La next generation del Polesine

Il Delta del Po è anche una terra di giovani imprenditori. Fra promozione del territorio, filiera corta e qualità locale le storia di chi porta le radici di questa meravigliosa zona nel futuro

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Noto per l’allevamento dell’anguilla, per le sue vongole e cozze apprezzate per la minore salinità, il Delta del Po non è solo un’economia, ormai consolidata, fatta di mitili e di itticoltura. Dalle coltivazioni tradizionali prendono il via nuove iniziative in mano alla generazione di giovani imprenditori che ritornano al Polesine per fare innovazione e per potenziare il territorio, la filiera corta, i prodotti locali.

 

La pesca del cefalo
La sacca di Scardovari, golfo di acqua marina circondato dal fiume, non è solo un vasto orto di mare per l’allevamento dei molluschi ma permette la pesca di specie che vivono vicino la costa come i cefali (Foto: Maria Luisa Vitale)

 

Nascono così delle assolute eccellenze come il Gin Caleri: dalle bacche di ginepro raccolte nel parco, con il suo gusto rotondo e spiccatamente aromatico, riesce a valorizzare l’arbusto che cresce abbondante nel terreno retrodunale di Porto Caleri. L’idea è stata del vulcanico Enrico Crivellari, titolare del bar Il Gattaccio di Rosolina Mare, e della sua compagna Silvana Marangon, che lasciano macerare le bacche verdi per ottenere un liquore ambrato, che lo differenzia dal tradizionale gin trasparente come acqua, e che raggiunge i quaranta gradi.

L’economia del territorio

Quattro cugini hanno invece ridato nuova vita all’azienda risicola di famiglia. È nata così la Società Agricola Moretto che non coltiva più solo il riso, ma lo trasforma anche in farina e prodotti da forno senza glutine, birra e risotti da preparare in pochi minuti. L’azienda, come ci spiega Elisa, una dei titolari, persegue l’idea di un’economia circolare: niente della produzione diventa scarto inutilizzato, ma tutto è trasformato, dalla lolla (il prodotto che si ottiene dalla decorticazione del riso integrale), che viene usata nell’edilizia, al riso spezzato o sotto calibro che diventa mangime per animali da cortile e da compagnia. Oltre alla coltivazione del riso Carnaroli, il più richiesto dal mercato, l’azienda ha deciso di coltivare anche il riso Baldo, una varietà particolarmente adatta ai risotti “all’onda” della cucina italiana.

 

Il tramonto a Scanno Cavallari
Il tramonto a Scanno Cavallari. Gli scanni, isole di sabbia portata dal mare, sono suggestivi luoghi in cui scoprire la vegetazione pioniera che resiste a vento e salsedine (Foto: Maria Luisa Vitale)

 

Sull’idea d’economia legata strettamente al territorio è nata l’azienda agricola La Bocalina, la cui titolare, Silvia Bertazzo, ha deciso di coltivare grani antichi che lei stessa trasforma in farina con cui fa prodotti da forno e piccola pasticceria.

Dalle mani di Silvia escono anche confetture e miele, e, dalla sua passione, i laboratori didattici per avvicinare i più piccoli (e non solo) alla vita della campagna. Silvia, incuriosita dalla terra che l’ha adottata, ha poi iniziato un interessante lavoro di ricerca etnografica, volto a recuperare i racconti della tradizione contadina polesana.

Dagli orti di terra a quelli di mare. Nella Sacca di Scardovari, un altro giovane, Alessio Greguoldo, ha deciso di mettersi in gioco e iniziare un allevamento di ostriche della varietà Cassostrea gigas. Grazie alla collaborazione con la francese Tarbouriech, Greduoldo ha applicato la tecnica transalpina che mima le maree anche in laguna. Attraverso un sistema meccanizzato, che utilizza l’energia eolica e solare, le ostriche vengono immerse in acqua o riportate all’asciutto riproducendo il ritmo della marea. Si è riusciti così ad ottenere un prodotto di ottima qualità, rinominato perla del Delta, che rimane per l’80% nel circuito della ristorazione italiana e che inizia a essere sempre più richiesto anche all’estero.

 

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Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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