Parma 2020

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È la città di Giuseppe Verdi e dei Bertolucci, ma anche del Prosciutto e del Parmigiano DOP, due tra i più iconici prodotti agro-alimentari nazionali. Vanta una delle università più antiche del mondo, al vertice nelle classifiche degli atenei italiani. Nelle strade del suo centro storico si alternano maestosi palazzi nobiliari, opere d’arte dal valore incommensurabile, parchi ed aree verdi di gran pregio.

Musica lirica, poesia, cinema, opere di Correggio, Canaletto e Beato Angelico, gastronomia d’eccellenza. Una cittadinanza e una classe imprenditoriale attente alla produzione culturale, riconosciuta come investimento sul territorio. Ossia come ritorno per tutti. Se c’è una città che con la cultura vive, questa è Parma, Capitale italiana della Cultura del 2020. E la cultura è indissolubilmente legata alla tutela dell’ambiente e alla sua rigenerazione. Perché, come spiega Francesca Velani, Coordinatrice di Parma 2020: «Questa è una città che sui valori si stringe. Quando capisce che fa del bene a se stessa, si muove».

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Il motto della vostra candidatura è “La cultura batte il tempo”. Cosa vuol dire?
La cultura è l’elemento essenziale della nostra vita, abbatte qualsiasi tipo di steccato. Noi abbiamo puntato proprio sulla rigenerazione del tempo.

 

Francesca Velani
Francesca Velani, Direttrice LuBeC e Coordinatrice di Parma 2020

Ci spieghi meglio…
Ogni città ha tanti tempi. I tempi storici, sociali, delle età della vita. Può avere il tempo del barocco, del medioevo, ma anche un tempo iper connesso. Poi ci sono i tempi dei bambini, di chi lavora, di chi ha una cultura diversa da noi, i tempi dei turisti. Tutti questi tempi convivono in una città. Noi abbiamo sostituito la parola tempo alla parola spazio, che è normalmente in tutti i documenti di programmazione. In questo modo abbiamo messo al centro la persona, l’individuo, la collettività per costruire un percorso in cui la cultura, che è quello che attiva la nostra capacità di costruire il quotidiano, riesce a vincere il tempo. La cultura trasforma tutti questi tempi in un tempo solo. 

Quali sono i tempi specifici di Parma?
Noi ne abbiamo individuati quattro tipi, su cui lavoriamo. Il rapporto tra impresa e cultura, quindi il tempo del lavoro che però è anche un tempo di cultura. Quello delle tante culture, dell’inter culturalismo; la città ha un 16% di comunità non autoctone, che ormai sono già ad una seconda o terza generazione. È un tempo importantissimo da integrare nella città. Poi c’è il tempo dell’ambiente, quello della sostenibilità, su cui stiamo lavorando tantissimo. Stiamo preparando anche la candidatura a European Green Capital.

Che cos’è il tempo della sostenibilità e nel concreto come ci state lavorando?
È un tempo importante per noi perché traguarda il 2030. È uno degli obiettivi più importanti del dossier: far capire come la cultura possa aiutarci a trascinarci nel nuovo tempo che è quello della salvaguardia del pianeta. La città e il territorio lavorano da diversi anni a questo tema, ci sono diversi progetti sia pubblici che pubblici e privati. Alcuni sono progetti e programmi di trasformazione: dei trasporti, dell’illuminazione, più infrastrutturali. Altri sono più visionari, come ad esempio il Kilometro Verde, una grande installazione verde lungo la A1 sul fronte autostradale di tutte le imprese, per creare un grande polmone verde, un segno. Un messaggio importante.

Il corteo di Parma 2020 in piazza Garibaldi

 

Quando sono nati questi progetti?
La programmazione è nata prima di Parma Capitale italiana della cultura. La candidatura a Green Capital invece nasce anche dall’entusiasmo di Parma Capitale italiana, dalla stretta del rapporto privato pubblico che c’è stato.

E quando saranno pronti?
Sono in corso. Sono milioni di euro che devono arrivare. Non c’è una data. Abbiamo consegnato la candidatura a Green Capital. Il Kilometro Verde è un progetto in corso di strutturazione. A parte questi, l’altro progetto importante è un accordo chiuso con Asvis per applicare gli indicatori per il monitoraggio per la sostenibilità a Parma. Sarebbe il primo territorio italiano che fa un lavoro del genere. Gli indicatori sono solitamente applicati a livello regionale, noi abbiamo chiesto di fare questa applicazione a livello territoriale come strumento di monitoraggio.

Una richiesta importante per il territorio…
Sì. E in più abbiamo chiesto di sviluppare insieme a noi una metodologia di misurazione e valutazione di come la cultura e l’investimento in cultura condizionino il raggiungimento di questi obiettivi. O meglio, condizionano lo sviluppo di politiche per la sostenibilità. Perché il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità dipende dall’attuazione delle politiche, e quindi anche dalla disponibilità e dalla partecipazione della cittadinanza, del terzo settore o di altri enti. 

La cultura è veicolo di sostenibilità?
La cultura è un elemento fondamentale per raggiungere questi obiettivi. C’è un indicatore quadro del consiglio d’Europa che dimostra come siano fortemente saldate la cultura e la democrazia di un territorio. La consapevolezza di essere una collettività, il benessere, la qualità della vita, il mettere l’altro e la collettività prima di sé stessi sono legati in maniera determinante all’investimento in cultura. Ci sono dei numeri che lo dimostrano. Per raggiungere gli obiettivi del 2030 è fondamentale investire in cultura per aver una collettività che capisca che l’interesse di tutti viene prima dell’interesse del singolo. È il tema vero su cui dobbiamo puntare, perché è questo che abbiamo un po’ perso.

Soprattutto in questo periodo …
Sì, il benessere post industriale ci ha portato ad essere individualisti.

Riqualificare e rigenerare: a livello pratico cosa avete fatto e cosa intendete fare?
La città ha iniziato un grande programma di riqualificazione…

Quando?
Con la giunta Pizzarotti nel mandato precedente, iniziato in maniera molto difficile, perché c’era un buco di 800 milioni di euro. Il processo è partito dal secondo anno, con un grande programma di ripensamento della città che si chiama Parma 2030 – La città delle idee. 

Che cosa prevede il programma?
C’è un investimento per i distretti culturali, per la produzione culturale e creativache sono sette grandi contenitori: industriali, di recupero dell’industria storicastorico artistici, come il Convento di San Paolo, dove c’è anche la Camera del Correggio, la crociera dell’Ospedale Vecchio, straordinario cannocchiale  prospettico che unisce il Parco Ducale all’oltre torrente. Poi, anche una zona dove ora c’è il distretto del cinema, che è già stata riqualificata, l’ Auditorium Paganini, quindi il lavoro di Renzo Piano che verrà ampliato. 

Guarda il video della cerimonia d’inaugurazione di Parma2020

 

Qual è stato il ruolo del privato?
Il modello Parma 2020, il suo percorso di candidatura, mira a rafforzare il rapporto privato pubblico e privato privato, tra le imprese culturali e creative e l’impresa propriamente detta, con un core business culturale, e il pubblico- privato. Un percorso di dialogo continuo per progettare insieme la città del futuro, che poi è anche del presente. 

Che ruolo ha avuto l’università?
Un ruolo importante, ci ha accompagnato. Poi Michele Guerra, l’Assessore alla cultura, è un professore dell’Università di Parma. Stanno portando avanti un progetto molto importante, hanno sviluppato due temi; uno è cultura e innovazione e l’altro cultura e democrazia, con un progetto guida; gli aperitivi della conoscenza. Tutte le settimane c’è un incontro al Ponte romano, all’Orto botanico. In più c’è un progetto che tiene dentro 250 attività orientate sulla cultura scientifica, un altro pezzo fondamentale della nostra cultura.

E gli altri soggetti?
Noi abbiamo istituito un dialogo con il comitato Parma 2020, tutti hanno un ruolo importante. Naturalmente il Comune, l’Università e i soci fondatori del comitato sono quelli che hanno dato il via, ma i soggetti sono tanti e ogni giorno si uniscono in questo percorso in modi diversi. Naturalmente ora che abbiamo fatto partire l’anno ancora di più. 

Sul vostro sito si cita la “nazione Parma”, definizione di Attilio Bertoluccci. Che significa, lo spiega ai non parmensi?
Parma è un territorio che ha tutto, quindi è come se fosse una nazione: dal fiume alle montagne, fino al mare, perché sbuca sulla Lunigiana, giù lungo il mare. Quindi è un territorio, con la città, con un grande patrimonio culturale, una grande ricchezza di cibo e una cultura che va dalla musica al teatro alla poesia. In qualche modo ha in sé la forza di una piccola nazione. E la cultura la rende una nazione coesa.

 

Un giovane manifestante esibisce un cartello con l’immagine di Bernardo Bertolucci, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico parmense

 

Qualcuno anni fa disse che con la cultura non si mangia. A quanto pare, quindi, a Parma è diverso?
Se si parla solo nei termini di una città no, perché una città non basta mai a se stessa. A Parma, in Italia, nel mondo si può vivere con la cultura. La cultura è qualcosa che non ha confini nemmeno dal punto di vista imprenditoriale. Il tema vero è come si sono trasformate le professioni della cultura, quali sono le filiere che dobbiamo rafforzare affinché sempre più persone possano lavorare nel mondo della cultura. Perché con la cultura si mangia, come con il cinema, il teatro, l’arte, la moda, il design che sono tutte cultura. E con tutto il sistema che la cultura alimenta in maniera diretta o indiretta l’Italia è leader nel mondo.

Quindi abbiamo le risorse per vivere, e “mangiare”, con la cultura…
Dobbiamo lavorare, così come si fa in tutta l’industria e in tutto il mondo, per aggiornare le professioni e le competenze. C’è un bellissimo libro di Enrico Moretti, La nuova geografia del lavoro, che racconta in maniera molto dettagliata come le grandi economie del mondo si spostano là dove è più forte l’investimento in cultura ed educazione. E mai come in questo secolo, in cui è fondamentale lavorare sull’innovazione, che non è solo tecnologica ma anche di progetto, e sulla sua applicazione,  bisogna investire in cultura come stiamo facendo e come sta facendo  il Paese con questo governo. È fondamentale affinché le persone abbiano lavoro, perché è possibile.

 

La campagna #ParmaNonsiFerma 

 

Che affluenza vi aspettate a Parma 2020?
Più o meno il 20, 22% di turismo in più che è la media delle capitali.

Avete pensato anche agli effetti negativi del turismo, soprattutto sull’ambiente? Come li eviterete?
In realtà Parma ha un turismo prevalentemente business, il turismo che arriva con Parma Capitale è soprattutto un prolungamento e rafforzamento del business, ovvero chi viene avrà la spinta a rimanere di più. Questa è una cosa positiva e su cui dobbiamo puntare; fare allungare il periodo e non moltiplicare i viaggi. Essendoci già un’ospitalità business, l’ospitalità turistica è pronta perché le due tipologie di ospitalità si integrano tra di loro. Questo vale anche semplicemente per quanto riguarda i periodi di permanenza, perché normalmente il turismo business si sviluppa nella settimana e non nel week end, contrariamente all’altro tipo. Questo migliora e allunga il periodo di frequentazione e di sollecitazione della città.

Ma a livello pratico Parma è pronta a “difendersi” dagli effetti negativi del turismo?
Sì, la città si è dotata di tutta una serie di servizi integrativi, stanno cambiando tutti mezzi di trasporto, abbiamo quindici treni in più, per un accordo con Ferrovie dello Stato, per evitare di essere sollecitati dal traffico di macchine in maniera eccessiva. Poi stiamo facendo partire dei corsi di formazione anche per gli operatori.

 

Guarda il video  di Parma candidata a Capitale Italiana della Cultura 2020

 

Quindi il rischio di danni sull’ambiente e sulla struttura della città sarà contenuto?
Io credo che Parma sia una città che si può permettere di arrivare ad un milione di turisti. Noi poi stiamo parlando di città, ma il progetto di Parma è un progetto di territorio…

Si riferisce ad Emilia 2020?
Quello si riferisce a Parma, Piacenza e Reggio. In realtà anche solo Parma 2020 è dalla bassa all’Appennino. Noi spingiamo molto perché ci sia una diffusione forte dei viaggiatori sul territorio provinciale. Per questo abbiamo fatto questo bando per l’avviso pubblico a cui hanno partecipato tantissimi soggetti…

Tutti ci ricordiamo di Parma, recentemente, anche per le polemiche sull’inceneritore mai chiuso. Aldilà della questione specifica, su cui non avrebbe senso discutere in questa sede, che rapporto hanno i parmensi con l’ecologia e con l’ambiente?
Secondo me buono. In cinque anni hanno portato la raccolta differenziata da zero all’80%. E non è una cosa da poco. Questa è una città che sui valori si stringe. Ha questa caratteristica. A chiamata risponde. Quando si rende conto che fa del bene a sé stessa si muove. È successo anche con Parma Capitale. Noi abbiamo fatto una parata inaugurale con quasi ventimila persone. Una camminata inaugurale per la cultura. Ventimila persone…sono tante. Hanno questa grande forza. Se si convincono partono e lavorano. Lo stanno facendo anche le imprese.

Le imprese che ruolo hanno? Qualche esempio?
A Parma c’è la farmaceutica Chiesi, che è l’unica grande farmaceutica certificata B-Corp del mondo. È anche una delle aziende che sostiene capitale italiana. Sono un esempio per il territorio e non solo. Insieme a Barilla, Dallara, Davines, passano ai dipendenti quotidianamente il messaggio che investire sul territorio è un ritorno su di loro e se non lo fanno domani non ci sarà più l’azienda. Le faccio un esempio: Andrea Pontemoli, ad di Dallara Automobili, è venuto con noi in audizione al Ministero. Nei suoi tre minuti ha detto chiaramente che loro investono per il loro spietato interesse. Cioè: se non investiamo in ambiente e cultura sul territorio e non lo manteniamo forte, domani non avremo più le teste, perché nessuno sceglierà più Parma. L’investimento in cultura è importante.

Importante anche per il ritorno economico…
New York ha resistito, almeno in parte, alla crisi economica anche grazie al grande sistema culturale che aveva intorno. D’altronde: chi sceglie di muoversi sceglie qualcosa che lo accolga. Quando decidi di andare a vivere in una città non ci vai solo per lo stipendio. Ci vai per quello che ti offre. Perché il sistema culturale ti offre servizi, vita, vitalità confronto. La vita. Chiudiamo gli occhi e eliminiamo per un attimo tutti i libri che abbiamo letto, i film, le rappresentazioni teatrali che abbiamo visto. La vita si svuota completamente di colori, di energia. Ti manca la linfa per pensare e per creare. Ed è questa la cultura. Noi siamo fatti di tutto questo.

È arrivato il tempo della cultura e dell’ambiente: è questo il senso di Parma 2020?
Sì, assolutamente. Cultura e sostenibilità: è l’asset che porteremo avanti nei prossimi anni. E tra l’altro credo sia anche abbastanza unico. Siamo i primi che si sono messi a lavorare su questo binomio in maniera così decisa, con le analisi e i numeri

Saperenetwork è...

Valentina Gentile
Valentina Gentile
Nata a Napoli, è cresciuta tra Campania, Sicilia e Roma, dove vive. Giornalista, si occupa di ambiente per La Stampa e di cinema e società per Libero Pensiero. Ha collaborato con Radio Popolare Roma, La Nuova Ecologia, Radio Vaticana, Al Jazeera English, Sentieri Selvaggi. Ha insegnato italiano agli stranieri, lingua, cultura e storia del cinema italiano alle università americane UIUC e HWS. È stata assistente di Storia del Cinema all’Università La Sapienza di Roma. Cinefila e cinofila, ama la musica rock, i suoi amici, le sfogliatelle e il caffè.

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