Steffen Meyn in "Lonely Oaks 1250" (Copyright:MIG_Vergiss Meyn Nicht Kopie)

Steffen Meyn in "Lonely Oaks 1250" (Copyright:MIG_Vergiss Meyn Nicht Kopie)

Non dimenticatevi di Meyn, una vita per la foresta

Vincitore del Premio del pubblico IREN al Festival Cinemambiente, il documentario “Lonely Oaks 1250 – Vergiss Meyn Nicht” racconta l’occupazione contro il disboscamento della foresta tedesca di Hambach attraverso le riprese del giovane Steffen Meyn, morto durante uno sgombero

Un tappeto di foglie autunnali, un tronco che si erge verso il cielo. Una mano in primo piano che raccoglie la telecamera. Poliziotti. «È una telecamera?» s’interrogano. Qualcuno è morto, ma non lo vediamo.

Tra i documentari in concorso al ventisettesimo Festival Cinemambiente di Torino, il vincitore del Premio del pubblico IREN è Lonely Oaks 1250 – Vergiss Meyn Nicht (Non dimenticatevi di Meyn). Un lavoro potente, a otto mani (due delle quali sono di Steffen Meyn) che racconta due anni di occupazione della foresta di Hambach, in Germania, presidiata da attivisti ambientalisti per cercare di fermare le ruspe della società RWE. Da 12 anni, molti giovani si sono dati il cambio – accampati sulle piante, a 20 metri d’altezza – per proteggere la foresta ed evitare il suo disboscamento a favore dell’espansione di una gigantesca miniera di lignite.

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Fabiana Fragale, una dei registi di Lonely Oaks 1250, durante la presentazione a
Fabiana Fragale, una dei registi di Lonely Oaks 1250, durante la presentazione a CinemAmbiente

 

Vite a protezione degli alberi

Il documentario si concentra sul 2017 e il 2018, l’anno della repressione più violenta nei confronti degli occupanti del bosco e dello sgombero forzato delle loro case sugli alberi da parte della polizia. Un’operazione dichiarata poi illegale dal tribunale. Le riprese nella foresta sono di Steffen Meyn, giovane studente di cinema e giornalista, morto cadendo da un albero durante quella evacuazione. Steffen documenta la resistenza dei ragazzi del bosco, tutti a volto coperto, filmando con una telecamera a 360 gradi di cui va fiero, montata sul suo casco, e accompagna le immagini con una cronaca, inframmezzata da riflessioni personali, che mette in luce le difficoltà quotidiane, il valore della condivisione, l’idealismo e lo spirito di solidarietà, i momenti di disaccordo tra gli attivisti di fronte alle minacce e alla repressione, i punti di vista.

Le riprese di Steffen e il suo ricordo

Occhiali, capelli lunghi, casco nero in testa, Steffen è un giornalista che strilla «sto riprendendo» mentre percorre la foresta e i suoi dintorni in bicicletta, embedded in un contesto molto speciale, a volte – sembrerebbe – quasi sorpreso di essere lì. Alle sue riprese – recuperate, grazie ad alcuni hacker, dalle schede riconsegnate vuote dalla polizia alla famiglia e agli amici – si alternano le interviste a ragazze e ragazzi che occupavano la foresta in quegli anni e che lo hanno conosciuto e accolto nei rifugi in cima agli alberi. Insegnandogli a salire fino a lì, in sicurezza.

 

 

Per ognuno di loro, ormai tornato a casa, che cosa hanno significato quei mesi di resistenza e le violenze subite? Che cosa hanno trovato e che cosa hanno perso nel costruire ciò che oggi sono? Il ricordo di Steffen è commosso. Ha senso chiedersi di chi è la colpa della sua caduta? Non a tutto c’è riposta. Ma c’è molto da dire, con emozione. Parole che lasciano il segno. Evidentemente, la foresta porta all’introspezione.

La resistenza e il Green Deal

L’occupazione è tuttora in corso. Più tranquilla di quella che ci restituiscono le immagini di Lonely Oaks. La resistenza ha vinto, in un certo senso: le escavatrici hanno risparmiato i grandi alberi di Hambach – ci racconta la regista Fabiana Fragale al termine della proiezione – ma li stanno accerchiando a ferro di cavallo.

E da qui al 2030, quando lo sfruttamento della lignite sarà costretto a fermarsi per le scelte energetiche della Germania, in conformità alle politiche europee, le piante potrebbero non farcela per le mutate condizioni dei terreni e dello scorrimento delle acque.

Attento nel montaggio, delicato nel ricordo dell’amico Steffen Meyn, il film (di produzione tedesca, anno 2023) è dedicato anche ad altre tre persone che hanno perso la vita per proteggere la foresta di Hambach. I registi Fabiana Fragale, Kilian Kuhlendahl e Jens Mühlhoff si sono formati presso l’Academy of Media Arts di Colonia e sono già autori di diversi documentari, film e progetti.

 

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Alice Scialoja
Alice Scialoja
Alice Scialoja, giornalista, lavora presso l'ufficio stampa di Legambiente e collabora con La Stampa e con La Nuova Ecologia. Esperta di temi ambientali, si occupa di questioni sociali, in particolare di accoglienza. Ha pubblicato il libro A Lampedusa (Infinito edizioni, 2010) con Fabio Sanfilippo, e i testi Neither roof nor law e Lampedusa Chapter two nel libro Mare Morto di Detier Huber ( Kerber Verlag, 2011). È laureata in Lettere, vive a Roma.

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