Nella Libia devastata dalle inondazioni, stampa e soccorsi sono bloccati

Un'immagine delle strade di Derna, nella Cirenaica orientale. È la zona più colpita dall'inondazione (Foto:YouTube)

Nella Libia devastata dalle inondazioni, stampa e soccorsi sono bloccati

Il Paese nord africano è in piena catastrofe: i morti accertati superano i 10mila, ma si teme siano molti di più. Onu e Amnesty International lanciano l’allarme: limitati gli accessi a soccorsi e stampa dalle Forze armate arabe libiche (Faal), che dal 2011 controllano il territorio

La catastrofe che lo scorso 1o settembre  ha colpito Derna, Sousse, Bayada e altre zone della cosiddetta Montagna verde, in Libia, ha portato sinora a oltre 10mila morti accertati. La tempesta Daniel, ciclone tropicale mediterraneo noto come medicane, s’è abbattuto sulla Cirenaica, causando il crollo di due dighe nella città di Derna, che non ricevevano manutenzione da decenni. Lo sottolinea Amnesty International, che cerca di mantenere l’attenzione sul paese nordafricano, chiedendo una rapida mobilitazione globale per sostenere le operazioni di soccorso in favore di tutte le comunità colpite, senza discriminazione, prestando particolare attenzione ai gruppi a rischio, tra cui rifugiati, persone migranti e sfollate.

 

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Gli ostacoli alla stampa

La situazione, nel Paese che fu un tempo colonia italiana, è drammatica. Le Forze armate arabe libiche (Faal), il gruppo armato che ha il controllo di fatto della Libia orientale (inclusa la città di Derna), ha imposto limitazioni ai mezzi d’informazione, operando arresti e a limitando l’accesso della stampa a luoghi e fonti. Mentre l’Onu lancia l’allarme sui rischi che derivano dalle acque contaminate, Amnesty punta i riflettori sul caso di Jamal El Gomati, un creatore di contenuti social, che è stato arrestato per aver espresso critiche alle autorità durante le sue dirette da Derna. È risultato scomparso per tre giorni, dal 17 al 19 settembre, prima di essere scarcerato per intercessione di un alto comandante delle Faal. A Derna, migliaia di abitanti e molti soccorritori, erano scesi in strada per chiedere le dimissioni di politici locali e nazionali e di individuare le responsabilità per il crollo delle due dighe che ha causato l’inondazione. Alle proteste sono seguite le reazioni durissime delle Faal. D’altra parte anche la stima dei morti sarebbe del tutto opinabile: ai circa 10mila ufficiali, si aggiunge la drammatica stima di 20.000 morti del direttore del Centro medico Al-Bayda, Abdul Rahim Mazi, citato dal Guardian.

 

 

Soccorsi bloccati

Reazioni che hanno colpito non solo la stampa, ma anche gli aiuti umanitari. Lo scorso 19 settembre, infatti, un portavoce delle Nazioni Unite ha affermato che il team Onu preposto «non aveva l’autorizzazione a procedere». Troppi i posti di blocco delle Faal, che ostacolano e rallentano gli accessi. A una squadra medica proveniente dalla Libia occidentale e una squadra internazionale di soccorritori è stato addirittura detto di lasciare la zona. Questo nonostante il bisogno estremo, e tra i più colpiti ci sono i bambini.

Come dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia:«Sono quasi 300mila i bambini colpiti dalle inondazioni».

Un paese allo sbando. Dal 2011

Una pessima gestione, dunque, e d’altronde come poteva essere altrimenti? Alla base di queste gravissime mancanze, e in parte anche della stessa inondazione, anni e anni di malgoverno, di dispute fra governi rivali e di controllo del territorio da parte di milizie e gruppi armati. È dal 2011 che la Libia è soggetta a conflitti armati e divisioni politiche, con governi paralleli sostenuti da milizie e gruppi armati. Un paese allo sbando. A Bengasi, la seconda città più grande della Libia, le Faal controllano il territorio e svolgono funzioni simili a quelle governative, usando tattiche brutali per reprimere le proteste, limitare la società civile indipendente e mantenere saldamente il potere. Tutto ampiamente documentato, come sottolinea Amnesty International.

 

Guarda il video di Amnesty International 

 

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel Non Profit. Per 15 anni mi sono occupata di comunicazione e formazione nell’ambito del consumo critico e del commercio equo, trattando temi quali l'impatto delle filiere a livello locale e globale su persone, risorse, territori, temi su cui ho anche progettato e condotto interventi nelle scuole. Dal 2016 creo contenuti online per progetti, associazioni, professionisti.

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