L'artista e performer Antoanetta Marinov, a Memmingen, città tedesca, durante una delle tappe della performance "Sì, lo voglio" (Foto: Holger Herin)

L'artista e performer Antoanetta Marinov, a Memmingen, città tedesca, durante una delle tappe della performance "Sì, lo voglio" (Foto: Holger Herin)

“Sì, lo voglio”. L’augurio rivoluzionario di Antoanetta Marinov

In questi giorni tra Italia e Germania è in corso la performance “Sì, lo voglio”, dell’artista originaria dell’Agro Pontino. Un invito ad aprirci al piacere del sì e a contagiarci con nuove speranze. Abbiamo incontrato la performer e ripercorso con lei la memoria di Pippa Bacca, l’indimenticata “sposa turca”

In questa torrida estate in cui avvicinarsi è sconveniente e baciarsi pericoloso ci potrà capitare di vedere una sposa sola per le strade del nostro Bel Paese. È Antoanetta Marinov, artista e performer itinerante che con un abito da sposa scende da treni, percorre viali affollati, si riposa su panchine nelle piazze. Una sposa senza sposo, ma questo in molti non lo sanno perché ciò che appare è semplicemente una donna in cammino che risponde sorridente a quanti le fanno gli auguri. Ebbene sì, secondo Antoanetta Marinov, per sposarsi non serve un partner. Basta capire che nella vita è arrivato il momento del nostro rito di passaggio. Dopotutto il matrimonio è proprio questo, un rito che segna l’entrata nell’età adulta. E se ormai è chiaro ai più che non è necessaria una coppia per lasciare il nido dove si è nati, certamente è una novità immaginare un rito nuziale per single. Si chiama “Si, lo voglio” l’azione performativa ideata dalla Marinov. Un sì che apre alla vita, che porta verso una consapevolezza di status nuovo. «Mi piace il fatto che la mia sposa non abbia il compagno. Si concentra di più su un passaggio, sul momento della metamorfosi. Se c’è una persona, un partner, il sì è più rivolto a lei e al tipo di vita che questo sì comporta. Mentre se non c’è un partner il sì si apre alla Vita in senso più ampio». E certamente in un momento come questo, fatto di tanti no, di divieti e restrizioni, quest’azione performativa si carica di un desiderio di riscatto, di uno slancio di vitalità di cui abbiamo tutti bisogno.

Antoanetta, vestita di straordinario

Antoanetta Marinov è artista e performer europea con un percorso biografico ricco di spostamenti tra l’Agro Pontino dov’è nata, Roma dove ha studiato e la Germania che ha riconosciuto la sua carriera artistica. Tra le sue tante performance in questi giorni è in mostra al Stadtmuseum di Hufingen in Germania con l’installazione Give and Take Art che invita a prendere e donare arte liberandola dai vincoli economici. Le tematiche dell’arte partecipativa si intrecciano al suo lavoro e alla sua ricerca artistico espressiva volta a coinvolgere l’osservatore, portandolo ad interagire mentalmente e fisicamente, a interrogarsi rompendo schemi precostituiti come quelli del mercato dell’arte o delle strutture dei riti. In questo senso la performance “Si, lo voglio” assume un valore politico. Antoanetta Marinov ci ricorda che nella quotidianità è contenuto lo straordinario. Basta semplicemente guardare il cielo e realizzare che siamo sopra un pianeta. «Se qualcuno me lo raccontasse direi “si vabbè…”, e invece è proprio così: siamo su una palla in mezzo allo spazio e ruotiamo a una velocità di oltre mille chilometri orari. Se ci pensiamo solo un attimo ci rendiamo conto di quanto tutto sia straordinario!».Partendo da questo concetto Marinov mette in scena l’ovvio: una passeggiata quotidiana, e lo veste di straordinario: un abito da sposa. I suoi percorsi sono itinerari comuni. La prima azione performativa si è svolta a Latina ed è stata un semplice giro nel quartiere dove l’artista è nata. Proprio come l’uscire dalla casa dei genitori il giorno del matrimonio. «Ho visto occhi illuminarsi perché “passa la sposa”. Ho sentito frasi di auguri e ho capito che stavo creando momenti di gioia. Per questo ho deciso di andare avanti e portare la performance in altre città».

 

Latina è stato il luogo nel quale si è svolta la prima azione performativa, un giro nel quartiere dove è nata Antoanetta Marinov. Foto: Jonas Johannes Schmitt

 

La memoria di Pippa Bacca. Dalla stazione Termini alla Baviera

Dopo l’esperienza di Latina, Antoanetta ha portato la sua performance a Roma, città a lei cara per gli anni di studi a La Sapienza. «Mi sono cambiata nel bagno del treno e sono scesa alla Stazione Termini vestita da sposa. Qui ovviamente è stato molto diverso rispetto a Latina perché il pubblico era più numeroso e non conoscevo nessuno. In stazione mi aspettava la fotografa Alice Valente Visco che mi ha seguita cogliendo momenti della mia passeggiata romana. Io e Alice ancora non ci conoscevamo ma si è creata subito una bella sinergia. Lei mi pedinava mentre io andavo in giro per posti che per me avevano un significato biografico». A Roma è seguito un secondo giro per Latina e poi è stata la volta di Memmingen, in Baviera. Sono ora in programma Bologna, Friburgo e Berlino entro la fine dell’Estate. La performance di Antoanetta Marinov inevitabilmente ci riporta la memoria di Pippa Bacca e della sua performance Spose in Viaggio. Era l’8 marzo del 2008 quando l’artista e performer nipote del noto Piero Manzoni partì dalla sua casa di Milano per un lungo autostop in abito da sposa con destinazione Gerusalemme. Il viaggio era stato studiato nel dettaglio ed aveva come obiettivo quello di portare un messaggio di pace attraverso territori in guerra. Pippa Bacca insieme all’amica e artista Silvia Moro avrebbe attraversato Slovenia, Croazia, Bosnia e Bulgaria per poi arrivare in Turchia e da qui proseguire verso Gerusalemme attraversando Siria, Libano, Giordania e Cisgiordania. Il viaggio terminò tristemente a meno di un mese dalla partenza: il 31 marzo a Gebze in Turchia, Pippa Bacca fu violentata e uccisa da un uomo che le aveva dato un passaggio.

 

 

E vissero felici e contenti. Anche da single

La storia di Pippa Bacca ha scosso profondamente l’opinione pubblica italiana e turca portando l’attenzione sul tema della violenza di genere troppo spesso trascurato da governi e manipolato dai media. «Chiaramente quando ho avuto quest’idea del vestito da sposa ho approfondito il lavoro di Pippa Bacca. Al tempo, nel 2008, non ero riuscita ad approfondire molto, era una storia troppo dolorosa. Sono riuscita a riprenderla in mano solo ora, perché nel calarmi in un abito da sposa ho sentito una risonanza con la scelta estetica di Pippa Bacca». Se la scelta di Pippa Bacca conteneva un evidente valore politico a livello internazionale, quella della Marinov riconosce valore politico alle scelte del quotidiano. Così in tempo di Covid ci troviamo davanti alla solitudine che dice alla Vita e capovolge la costrizione aprendola all’accoglienza di qualcosa che superi il vincolo a due del matrimonio. «Le battute della mia performance le scopro man mano camminando. Ho imparato a rispondere “Anche a te!” quando qualcuno mi dice “Auguri!”. Sento che l’augurio, il desiderio che un’altra persona sconosciuta possa essere felice, sia qualcosa di cui abbiamo profondo bisogno».  

In un momento in cui ciò che ci accomuna è la paura e il dolore, le passeggiate di Antoanetta Marinov diventano un gesto rivoluzionario capace di trasformare la tragedia in commedia, lasciandoci intravedere un futuro a lieto fine

Saperenetwork è...

Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

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