LenzuoliSOSpesi, parole di sorellanza per contrastare la violenza

“Genogramma – il lenzuolo della Sorellanza”

LenzuoliSOSpesi, parole di sorellanza per contrastare la violenza

Il progetto artistico di Silvia Capiluppi, iniziato nel 2018, diventa sempre più attuale: nel raccontare la violenza sulle donne, nell’unire donne in relazioni creative, nel chiamare a raccolta per «trovare insieme la strada per un dialogo con gli uomini»

«C’è un lavoro importantissimo che possiamo fare sulle parole e dobbiamo farlo innanzitutto riconoscendone il potere. Il potere evocativo di un nome, così come il potere di alcune espressioni che possiamo scegliere di utilizzare o meno. Quando parliamo di violenza sulle donne possiamo scegliere di non usare un vocabolario violento e di potenziare parole d’amore, di sorellanza, di sostegno reciproco».

 

Silvia Capiluppi, artista e performer

 

Così Silvia Capiluppi, artista tessile e performer milanese, sceglie di ricamare nomi e parole su grandi lenzuola creando un progetto di arte partecipativa e relazionale che, nato nel 2018, ha attraversato il lockdown e oggi ha al suo attivo 142 lenzuola legate ad altrettanti progetti e provenienti da tutta Italia e dall’estero.

Sogni tra i ricami

Come nelle più antiche leggende e fiabe, il progetto dei LenzuoliSOSpesi è strettamente legato al mondo onirico e prende il via quasi sotto dettatura, quando l’artista sceglie di trascrivere nelle sue azioni performative le parole che le arrivano nei sogni. «Nel 2014 mi è arrivata in sogno la frase: ‘¿Quanto danno la felicità al mercato nero!’ Una frase con un doppio significato legato alla parola ‘danno’», racconta Capiluppi. «Così ho fatto un’azione performativa mettendomi sotto un lenzuolo bianco, come se fossi una salma. Ho cominciato a muovermi dando forma al lenzuolo. In un secondo momento ho iniziato a tagliarlo con un taglierino incidendo questa frase che poi ho ricucito con un filo rosso. Questo può essere considerato il lenzuolo numero zero. Non sapevo ancora cosa stavo facendo né che questo progetto sarebbe cresciuto così».

 

 

A questo primo lenzuolo bianco ne sono seguiti altri due, uno blu e uno rosso, che ancora non fanno parte della sequenza dei LenzuoliSOSpesi, ma che per Capiluppi sono stati un potente aggancio a una modalità espressiva che è andata affinando nel tempo e che oggi ancora la accompagna. Il lenzuolo numero uno arriva nel 2018, anche questo su consiglio di un sogno.

«Ho sognato che ricamavo il mio nome con un filo rosso su un lenzuolo bianco. Così ho iniziato a ricamare diversi nomi, su un unico lenzuolo bianco. Nomi di donne di famiglia, di amiche, ma anche di regine, dee, eroine, immagini femminili che sentivo legate dal filo rosso della sorellanza».

Nasce così Genogramma – il Lenzuolo della Sorellanza, con 82 nomi di donne esposto per la prima volta nel Castello Sforzesco di Vigevano in occasione della mostra fotografica di Paola Rizzi. «Ad ogni nome ho associato un anno apparentemente casuale per raccontare l’antica storia di ogni donna, che affonda le proprie radici in un lontano passato comune. I nomi da me ricamati facevano da eco ai volti fotografati dalla Rizzi creando una sorta di genogramma fotografico e richiamandosi ai nomi dei carcerati incisi sul pavimento delle prigioni del castello che ospitava la mostra».

 

Donne che coinvolgono donne

«Finché parliamo tra donne di violenza sulle donne, tristemente sappiamo di che si tratta. O perché l’abbiamo subita o perché conosciamo qualcuna che l’ha vissuta. Finché la raccontiamo tra noi va bene perché questo crea una comunanza. Ma se non apriamo un dialogo con gli uomini, se gli uomini non sono al nostro fianco, non ne potremo mai venir fuori. Scrivere i nomi delle donne per me è stato un modo di chiamarle a radunarsi per trovare insieme la strada per un dialogo con gli uomini».

E le donne hanno risposto iniziando a ricamare con filo rosso su lenzuoli bianchi.

Un solo nome, come per il secondo lenzuolo ricamato dalla fotografa pugliese Ornella Cucci con le tre lettere del nome “Ave”, o molti nomi come per il lenzuolo ricamato in Brasile da Nubya Freitas da Silva con 127 nomi. Ad ogni lenzuolo ricamato e pubblicato sulle pagine social dell’artista, rispondono altre donne ricamandone altri. Associazioni, scuole, gruppi di amiche. Alcuni sono realizzati dall’artista in collaborazione con musei o residenze d’artista, come con il progetto “Io sono Felice!” del MADRE di Napoli, in collaborazione con TA.N.A. Terranova Arte Natura o con il museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco.

 

 

Altri sono legati a progetti in sostegno alle donne come le lenzuola create con la Casa delle Donne di Amatrice e Frazioni dove dopo la realizzazione dei lenzuoli TiAMAtrice nel 2021 e Terra Cava nel 2022, l’artista sarà nuovamente presente questo 25 novembre con il progetto Con le Donne per le Donne che vedrà la realizzazione del lenzuolo “Il Grande Manto” formato da diverse piccole pezze di stoffa ricamate individualmente e poi cucite insieme. O ancora il progetto “Ouvrez les frontière” con le madri tunisine, o quello realizzato a Maiorca, in Spagna, in sostegno ai rifugiati. Un nuovo lenzuolo verrà ricamato quest’anno dai giovani dei licei della periferia nord ovest di Roma con la curatela dell’artista Antonella Fiorillo, venerdì 24 novembre alla Casa del Popolo del Quartaccio, un progetto che si inserisce nell’elaborazione del lutto per la morte della sedicenne Michelle uccisa quest’estate nel quartiere di Primavalle.

Dai numeri alla piazza

«I centri di accoglienza per le donne vittime di violenza sono gli unici spazi di sostegno costantemente attivi sul territorio. Il più delle volte sono autofinanziati, e questo è gravissimo. E’ una denuncia che dovremmo urlare perché non è possibile basarsi su gesti di volontariato. Lo stato è troppo spesso assente e pomposamente presente il 25 novembre e l’8 marzo quando inizia a snocciolare numeri, numeri che spaventano». Così Silvia ha realizzato un lenzuolo che ha voluto chiamare “88/2018/142 – Disamate Linee Orbe”, qui ha ricamato con filo rosso l’elenco dei nomi delle donne uccise per femminicidio nel 2018, mettendo vicino ad ogni nome il numero progressivo e poi aggiungendo un altro numero: l’età della vittima.

 

 

«Ho scritto sopra il numero progressivo quello dell’età dividendo l’uno per l’altro e poi lasciando che questi numeri un po’ per volta diventassero linee orbe». Un segno di come i numeri possano perdere significato se non accompagnati da azioni concrete. Possiamo dividere, moltiplicare, creare statistiche che saranno confermate e contraddette più volte, e nel farlo rischieremo ogni volta di perdere l’essere umano e l’unicità della sua vita.

Tutti responsabili

«Non va bene che lo Stato si riempia la bocca di questi numeri, è inutile che la politica dei partiti si metta questo allure di presenza quando tutto l’anno è assente. Il lavoro politico è un lavoro che va fatto quotidianamente da tutti, per la polis, per l’umanità. Dunque facciamo la giornata del 25 novembre, ma in questa giornata oltre a elencare numeri bisogna lasciare spazio alla forza di amore tra le donne che sanno rialzarsi ogni volta tenendosi strette una con l’altra». Questa forza Silvia Capiluppi l’ha trovata e ha saputo coltivarla in più occasioni, creando piazze intorno alle lenzuola, vedendo adolescenti sedersi e prendere in mano ago e filo per la prima volta, vedendo uomini cucire a fianco delle donne, creando trame che sono manifestazioni tangibili del potere delle relazioni e della condivisione.

«La speranza è riposta nell’idea che essendo tutti collegati, liberando una donna si attivi il processo di liberazione di tutte e tutti».

Saperenetwork è...

Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

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