Dal 4 all’11 maggio presso la Galleria Embrice, a Roma sarà attiva Zolla, un’operazione artistica site-specific realizzata da Nooffice, Laboratorio sperimentale del post-urbano su Artenatura, trans-architetture e microinterventi, di Armando Mangone e Maria Luisa Priori. Il progetto è il risultato di una ricerca condotta nell’ultimo anno e il campo d’indagine è stato un pezzo di prato spontaneo. Il lavoro è sfociato in una performance/mostra cui il pubblico è invitato a prendere parte.

La performance “gioca” sulla ritualità e i ribaltamenti di senso, sul mistero, il disagio e i limiti della conoscenza umana, immaginando un luogo ove l’essere umano è libero di inventare nuove forme di dialogo con l’indecifrabile “mostro”, il diverso, il non-umano.

Sabato 11 maggio alle ore 18, lo spazio espositivo tornerà nella sua consueta configurazione per ospitare il dibattito conclusivo con gli autori e Massimo Canevacci – antropologo, Stefano Catucci – filosofo, Antonella Greco – storica dell’arte e Alessandro Picone – PhD Studi Politici.

 

 

L’altro da dominare

La mostra&performance si occupa del rapporto dei sapiens (in specie della pars occidentalis) con la vita non umana. La consapevolezza che scuote il cuore e che anima il viaggio è espressamente dichiarata dagli autori: «Agiamo dentro un contesto di guerra, quella guerra che la specie nostra ha dichiarato al mondo non umano». Le grandi infrastrutture mentali e fattuali, che mediano il rapporto con il mondo della vita, plagiano lo sguardo ad una logica di guerra e dominio. Scrivono gli autori:

«L’altro da noi (il non umano) non è un libro che sappiamo leggere, non sono in gioco solamente le capacità cognitive o peggio una pretesa sensibilità, ma i fondamenti stessi della gnoseologia e dell’essere. In pieno global warming, lo sguardo che gioca intorno all’oggetto-natura è il nodo di questa epoca».

Il riferimento al grande artista tedesco A. Durer dura quanto un battito d’ali, l’elezione (alchemica) a oggetto estetico della Zolla è solo un primo passo. Come sostengono gli autori «lo stato di serenità e di piacevolezza che l’effeto piante/giardino spesso evoca si schianterà presto», questo umile pezzo di prato trasferito nel vaso di plastica è un mondo intero. Zolla, è formazione, una potente generatrice di forme, viventi e immaginifiche. Gli autori esortano a guardare meglio perché «La Zolla è immensa, di estensione continentale: fiumi, laghi, valli e montagne», baluardo di enormi creature.

 

 

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Il destino del mondo in una zolla di prato

Lo spazio, la luce, le forme, i tempi della fruizione della mostra-performance sono occultamenti o illuminazioni? «Il tavolo non è apparecchiato, nessuna posata o menù», in riferimento alla Zolla si lascia intendere che i dispositivi potrebbero essere inganni, ”un gioco di distrazioni”. Gli asini-umani sono profondamente afflitti dalla presunzione di “sapere”.

La capacità manipolatoria – tecnologica e scientifica – persuade profondamente noi tutti di disporre, a piacimento e sempre, come sul palmo della mano, tutto il Vivente. Da questo sentimento di dominio consegue la “guerra”.

Tutto gira ancora attorno al tema della “conoscenza”, antico presupposto della riflessione “etica”. Che cos’è conoscenza? quest’ultima concorre al bene? Dove è intrinseco il confine nelle gerarchie dell’essere, l’etica e il bene sono stabilmente affare del sapiens (e come potrebbe essere altrimenti). Varcata la soglia, oltrepassate le tende nere che oscurano lo spazio interno di Embrice, andiamo incontro alla dimora di Zolla. I visitatori forse saranno invitati a riunirsi in preghiera e a riscoprire una neo sacralità panteica? Forse quel che si vede non è come sembra, oppure molte cose insieme possono coesistere ed essere contemporaneamente false. Affacciarsi alla finestra e cadere nel paesaggio da fermi o meglio guadare dentro un pozzo, «Del pozzo non si vede il fondo, questa è Zolla».

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