L’ecologia integrale per sradicare l’indifferenza

La cultura dello scarto non riguarda solo il nostro rapporto con l’ambiente, ma anche l'essere umano ridotto a risorsa o a oggetto di consumo

L’ecologia integrale per sradicare l’indifferenza

Cinque anni fa, con l’enciclica “Laudato sì…”, Papa Francesco ha indicato la strada per la conversione ecologica. Nel volume dell’associazione che si ispira a quel messaggio, a cura di Daniela Padoan, un’ipotesi per centrarne gli obiettivi nel segno dell’attenzione etica ai più deboli, del cambio di modello economico e dell’innovazione educativa

C’è un legame stretto fra le pandemie e l’azione dell’uomo sull’ambiente. Lo dicono gli scienziati e gli ecologisti. Una consapevolezza che sta maturando, dopo la diffusione del Sars-Cov-2, anche tra le persone più scettiche. Ci stiamo interrogando, in questi giorni, sull’urgenza di ristabilire un equilibrio fra uomo e natura. Perché, come ha detto papa Francesco il 27 marzo a San Pietro, nel pieno  della pandemia:

«Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti».

 

Papa Francesco
Il 27 marzo 2020 Papa Francesco, in una piazza San Pietro vuota, ha rivolto la benedizione ‘Urbi et Orbi’ con l’indulgenza plenaria pregando per la fine della pandemia

Un invito a  prenderci cura della nostra casa comune, a cambiare radicalmente i nostri modelli economici e politici. Come aveva già fatto con l’enciclica “Laudato si’…”:  un vero e proprio manifesto ecologista, che ha rivelato i limiti dell’antropocentrismo. A distanza di cinque anni dalla pubblicazione di quel messaggio,  possiamo facilmente coglierne il significato politico grazie  al libro “Niente di questo mondo ci risulta indifferente”, curato dalla scrittrice Daniela Padoan,  con il contributo di decine di studiosi, di laici e credenti, facenti capo all’associazione “Laudato sì”.

 

Daniela Padoan
Daniela Padoan, scrittrice, saggista e autrice radiotelevisiva

 

Nell’enciclica, come nel libro, il valore della vita, il superamento delle disuguaglianze, la responsabilità nei confronti dei nostri simili e della natura, la lotta all’indifferenza si rivelano i baluardi contro la crisi climatica, l’economia e la cultura dello scarto. Una cultura che ha consentito a pochi paesi e a pochi individui di avere il controllo sulle risorse dell’intero mondo. Mentre metà della popolazione mondiale, infatti, sopravvive con meno di 5,50 dollari al giorno, l’uomo più ricco del mondo, il proprietario di Amazon, può contare su una ricchezza corrispondente a cento volte la spesa sanitaria dell’Etiopia, un paese con 105 milioni di abitanti. Un paradigma che costringe settecentomila persone a vivere senza una casa – e quindi a dormire di notte in strada o nei rifugi di emergenza – e che ha incrementato lo sfruttamento della manodopera: a livello globale, 40,3 milioni di persone sono costrette al lavoro forzato.

 

 

Solo in Italia nei ghetti del caporalato sono stati registrati millecinquecento decessi in soli sei anni, dal 2012 al 2018. Dalle pagine del libro si delinea nel corso dei capitoli però anche un’alternativa alla logica del profitto imperante, quella che ha devastato le bellezze del Pianeta e che sta mettendo in pericolo la sopravvivenza della nostra specie. Una sopravvivenza che non è stata garantita dalla tecnica, che da strumento di liberazione si è trasformata di fatto in una gabbia per la nostra esistenza. Si tratta allora di sovvertire l’ordine valoriale sul quale soprattutto l’occidente si è aggrappato fino ad ora. Riscoprendo che l’uomo è parte della natura, custode delle risorse del Terra. Non è infatti proprio il pensiero capitalista dominante, che si traduce  nello sfruttamento delle risorse e dell’uomo sull’uomo,  la principale causa della «guerra mondiale a pezzi», delle morti in mare, della minaccia nucleare, del furto di biodiversità, della finanza criminale, della tratta di donne e bambini? Come è indicato nel capitolo “La conversione ecologica è un dialogo con il senso del limite”, occorre un cambiamento di rotta:

«Tutto ciò che eccede le necessità di una vita dignitosa è sottratto ad altri esseri, umani e animali, e alle generazioni future: li fa vivere peggio, quando non impedisce o non impedirà loro persino di vivere».

E se la green economy «risponde a criteri di convenienza economica che non mettono in discussione gli assetti di potere e le diseguaglianze vigenti», la conversione ecologica invece «investe tutti gli ambiti dell’esistenza umana, del vivente e del suolo, riconoscendo a ciascun essere della Terra dei diritti». In questa trasformazione radicale, un ruolo centrale nel libro viene attribuito all’educazione che, come sosteneva il pedagogista Paulo Freire, è esperienza di libertà, in quanto l’essere umano libera se stesso.

 

Paulo Freire
Paulo Freire è stato un pedagogista brasiliano. Fra le sue più importanti opere c’è  La pedagogia degli oppressi, scritto in Cile e pubblicato nel 1968

 

La scuola perciò dovrebbe essere il luogo di pratiche condivise e di scambio, di discussione e approfondimento, di partecipazione e ricerca di soluzioni. Al cui interno siano promossi i percorsi educativi e conoscitivi di alfabetizzazione ecologica fin dalle scuole primarie. Dove l’ecologia integrale non può essere ridotta a qualche ora di educazione civica ambientale, poiché il nuovo paradigma implica l’interiorizzazione di «una cultura avversa alla crudeltà, attenta ai diritti umani e naturali, alla pace, al godimento della bellezza e del tempo. Non diversamente dall’educazione alla non violenza, alla gestione dei conflitti, alla responsabilità sociale, all’affettività, all’amore e a una sessualità che riconosca il limite della libertà degli altri». Qualcosa che la metodologia ordinaria non può dare.

 

Saperenetwork è...

Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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