Planta Sapiens, una visione fuori dagli schemi su intelligenza ed emozioni delle piante

I giovani girasoli non solo reagiscono alla direzione del sole, ma ne anticipano il movimento (Foto: Wendel Moretti, pexels)

Planta Sapiens, una visione fuori dagli schemi su intelligenza ed emozioni delle piante

Il filosofo della scienza Paco Calvo propone teorie audaci sul comportamento del mondo vegetale, frutto di anni di ricerche. Riconosce alle piante capacità di pensare e decidere, ispirare nuovi campi della robotica, mettere in discussione idee consolidate su coscienza e consapevolezza

Le piante sono in grado di pensare, fare previsioni e provare dolore? Probabilmente la risposta spontanea della maggior parte di noi è “no”. Forse perché, come suggerisce il filosofo Paco Calvo in “Planta Sapiens”, gli esseri umani hanno un problema di “cecità” alle piante, considerate solo come uno sfondo della vita degli animali. In tempi recenti ricerche all’intersezione tra biologia, botanica e scienze cognitive propongono un nuovo punto di vista, secondo cui le piante hanno una forma di intelligenza e un comportamento consapevole. Nel suo libro Paco Calvo spinge al limite le implicazioni di queste ricerche, invitando i lettori a cambiare prospettiva e accettare che le piante abbiano capacità di imparare, valutare rischi e prendere decisioni.

«Proprio come desideriamo uscire dal nostro pianeta per esplorare lo spazio, dovremmo lasciarci alle spalle le nostre prospettive ristrette. Studiare il modo in cui le piante agiscono, scrutare nei loro mondi, vedendole come possibili partecipanti atti di questi progetti, potrebbe aiutarci a scoprire mondi al di là della Terra».

Paco Calvo
Paco Calvo, filosofo della scienza

In nove capitoli, suddivisi in tre parti, l’autore passa in rassegna la ricerca multidisciplinare che rivela una gamma di abilità delle piante precedentemente considerate, dalla scienza e dal sentire comune, esclusivo dominio degli animali. Alcuni risultati sono che le piante sono sensibili agli stessi anestetici usati per gli esseri umani e producono i propri quando vengono ferite. I giovani girasoli non solo reagiscono alla direzione del sole, ma ne anticipano il movimento. Una pianta di artemisia danneggiata è in grado di avvisare un’altra specie, il tabacco selvatico, che risponde emettendo sostanze repellenti per allontanare gli erbivori. Per interpretare questi fenomeni in chiave di “consapevolezza” delle piante l’autore si ispira a predecessori illustri come Charles Darwin, agli esperimenti e alle ricerche condotti al Minimal Intelligence Lab (MINT), al confronto aperto e costante con altri studiosi, tra i quali il professor Stefano Mancuso. Scienziato di fama internazionale, Mancuso dirige il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dellUniversità di Firenze e descrive “Planta Sapiens” come «la storia d’amore fra un brillante filosofo e il mondo delle piante».

Cosa si prova a essere una pianta?

Un ostacolo che ci impedisce di comprendere il comportamento delle piante è che associamo l’intelligenza al movimento e alla velocità. Caratteristiche tipiche degli animali, mentre le piante sono apparentemente ferme e la loro crescita avviene a ritmi lenti. Tecniche come la fotografia in timelapse permettono di ovviare, in parte, alla nostra incapacità di “vedere” il loro sviluppo, ma Calvo mette in guardia dal fatto che qualsiasi tecnica o strumento d’indagine risente del pregiudizio di chi li progetta. Per questo con “Planta Sapiens” invita il lettore, e più in generale la comunità scientifica, a prendere in considerazione un diverso punto di vista sulle piante. Cosa che avviene nel settore della robotica bioinspirata, filone di ricerca che prende ispirazione dal regno vegetale per sviluppare nuovi robot. Realizzati con parti morbide e flessibili, sistemi robotici come “growbot” hanno corpi modulari che si muovono nello spazio imitando le modalità di crescita e di spostamento delle radici delle piante.

Il messaggio centrale di Paco Calvo è che dovremmo considerare seriamente l’ipotesi che le piante abbiano una forma di consapevolezza, e non ridurre i loro comportamenti e caratteristiche a semplici adattamenti all’ambiente circostante.

Accettando questa ipotesi, si arriva alla possibilità di immaginare «cosa si prova a essere una pianta» e, se si ammette che possano provare dolore e sofferenza, anche a problemi di etica delle piante. A questo approccio e al lavoro del MINT Lab non mancano i detrattori, a cui l’autore fa esplicito riferimento. Lo scetticismo è comprensibile: concetti come intelligenza, coscienza e consapevolezza sono di per sé sfuggenti e difficili da definire in modo rigoroso anche quando applicati all’essere umano. La proposta dell’autore è affrontare questi temi con la ricerca scientifica, la cura filosofica e un’apertura mentale che, finora, non è stata la caratteristica principale di Homo Sapiens.

 

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«Come siamo arrivati a questo punto? Gli effetti della Grande catena dell’essere continuano ad agire su di noi, inducendoci a supporre che l’intelligenza appartenga a entità con caratteristiche di tipo animale: capacità di muoversi liberamente, nutrirsi di altri organismi, riprodursi sessualmente o comunicare tra loro. Queste caratteristiche diagnostiche dell’intelligenza sono fuorvianti in quanto basate su pregiudizi storici»

Pensare fuori dagli schemi

Nell’epilogo, Calvo torna alle idee lungimiranti di Darwin che, senza avere accesso a studi di genetica e analisi di dati, ha anticipato gli studi sull’intelligenza delle piante. «Dobbiamo trarre nuova linfa dal lavoro di Darwin se davvero vogliamo modificare il modo di vivere degli esseri umani nel mondo per riuscire a produrre i cambiamenti necessari a evitare i probabili effetti disastrosi del nostro stile di vita attuale» E critica duramente i sistemi scolastici e accademici che tendono a non aprirsi a nuove idee citando lo scrittore e pedagogista Ken Robinson e il suo famosissimo TED Do Schools Kill Creativity, in cui afferma che

«se non siete preparati a sbagliare, non potrete mai proporre qualcosa di originale».

Andando oltre lo scetticismo che i temi trattati possono suscitare, “Planta Sapiens” è un invito ad aprire la mente su un mondo poco conosciuto, quello delle piante, ed essere partecipi del viaggio di scoperta intrapreso da pionieri come Paco Calvo.

Saperenetwork è...

Sara Brunelli
Veneta di origine e milanese d’adozione, dal 2003 scrive di scienza e tecnologia, con particolare interesse per robotica, intelligenza artificiale, impatto del digitale sulla società e sull’ambiente. Dopo la laurea in Matematica e un Master in Comunicazione Scientifica ha collaborato con l’Università di Milano per la mostra “Simmetria, giochi di specchi”, il Museo della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, la rivista di divulgazione scientifica “Newton” e altre testate e siti siti web. Accanto all’attività giornalista è docente presso un ente di formazione professionale, dove insegna matematica e informatica e re-impara a vedere il mondo attraverso gli occhi di ragazze e ragazzi. I loro sogni e le loro aspettative sono ispirazione per costruire ogni giorno un mondo migliore e mettere le parole al servizio di un futuro più sostenibile.

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