(Immagine: Alexandra Koch, Pixabay)

In questi mesi tutti ne parlano, e mi ponevo una domanda. Dato un pubblico di cittadini consumatori che mediamente tuttora a mala pena gestisce le email, che per ordinare una pizza “scarica l’app”, che trova troppo complicato il Web dei siti e dei blog e si riversa nei recinti protetti dei social network, dove tutto è predisposto dal padrone di casa perché anche l’ultimo degli analfabeti possa credere di stare al passo con la “tecnologia”, litigando nelle discussioni e pubblicando foto di gattini: quale può essere la base comune di conoscenza su cui le persone possono farsi un’idea dell’intelligenza artificiale?

Da dove arrivano, su questo importante tema, le previsioni, le speranza e le paure, nei servizi giornalistici di divulgazione come nella testa e nei commenti della gente?

«Che cosa ci faranno?» mi diceva preoccupata una signora, e io le domandavo: «Ci faranno, chi?»

Gli scenari condivisi

Chiedo perdono, ma neanche tanto, e azzardo. L’unica base comune che mi viene in mente è la fantascienza! Centinaia e migliaia di racconti, libri, film e serie TV che, dal Grande Fratello di Orwell (nel romanzo “1984″, pubblicato nel giugno del 1949) in poi, da decenni ci raccontano di un futuro immanente, secondo trame sostanzialmente sempre uguali: un potere grande grande e lontano e noi piccoli piccoli!

In mezzo ci sarebbero – ma proprio non si direbbe – non pochi anni di personal computer, Web e dispositivi mobili, di cui non abbiamo mai cercato di capire davvero le possibilità infinite a seconda del software e delle scelte di noi utenti… 

Ce li siamo per lo più diligentemente fatti “spiegare” da Microsoft, Apple, Google, come se questi sapessero quello che noi possiamo farci e non fosse nel loro interesse mantenerci “inconsapevoli”, per rivenderci di continuo le stesse cose. Forse avremmo potuto raccontarci storie ben diverse, e danno un po’ da pensare vicende come quella di Julian Assange e WikiLeaks, contro cui si è visto un accanimento che neanche contro l’Isis. Quasi che oggi il pericolo numero uno per l’ordine mondiale stia nella possibilità che l’opinione pubblica si renda conto che, data la tecnologia disponibile e ovviamente una ben diversa organizzazione, il Grande Fratello potremmo essere noi!

 

(Illustrazione: Blinkofaneye, Pixabay)

 

Voce alla protagonista

Allora pongo due domande direttamente all’intelligenza artificiale da mesi in vetta alla hit parade, pregandola di essere breve (ho notato che a volte è un po’ prolissa) e vediamo cosa risponde ChatGPT.

Domanda n.1, di Paolo:
«Mi sapresti dire, in tre frasi, chi ha paura dell’intelligenza artificiale e perché?»

Risposta n.1, di ChatGPT:
«Le persone hanno paura dell’intelligenza artificiale principalmente per tre motivi: 1) La possibilità che l’IA possa evolversi al di là del controllo umano e diventare incontrollabile; 2) L’ansia riguardo alla perdita di posti di lavoro tradizionali a causa dell’automazione avanzata; 3) Preoccupazioni etiche riguardo all’uso malevolo dell’IA, come la manipolazione e la sorveglianza invasiva».

Domanda n.2, di Paolo:
«Secondo te, in sintesi, quali aspetti dell’intelligenza umana quella artificiale non può replicare e quali sono quindi tra le due intelligenze le possibilità di serena e costruttiva collaborazione?»

Risposta n.2, di ChatGPT:
«L’intelligenza artificiale ha sicuramente molti punti di forza, come la capacità di elaborare dati su vasta scala e l’apprendimento rapido da grandi quantità di informazioni. Tuttavia, ci sono ancora alcune caratteristiche chiave dell’intelligenza umana che l’IA non può replicare completamente, come l’empatia, la creatività, l’intuizione e il senso comune. Le possibilità di una collaborazione serena e costruttiva tra intelligenza artificiale e intelligenza umana possono essere sfruttate sfruttando le forze complementari di entrambe. L’IA può supportare l’essere umano automatizzando compiti ripetitivi, fornendo analisi approfondite e aiutando nelle decisioni complesse.

Dall’altro lato, l’intelligenza umana può guidare l’IA con valori etici, discernimento e creatività, aiutando a garantire che le soluzioni siano appropriate e siano basate sul bene comune.

Una collaborazione efficace richiede anche una regolamentazione adeguata per garantire l’uso responsabile dell’IA e per affrontare le possibili problematiche etiche e di sicurezza. La consapevolezza delle capacità e dei limiti di entrambe le intelligenze può favorire una sinergia positiva, consentendo di sfruttare appieno i benefici dell’intelligenza artificiale senza ignorare le implicazioni sociali ed etiche».

 

La home di ChatGPT

Saperenetwork è...

Paolo Beneventi
Paolo Beneventi
Laureato al Dams di Bologna nel 1980, lavora sulle aree di conoscenza ed espressione attraverso cui soprattutto i bambini (ma non solo) possono partecipare da protagonisti alla società dell'informazione: Animazione teatrale, Video e audio, Fotografia, Libri e storie, Pubblicità, Ambiente, Computer, Web.
Cura laboratori e progetti in collaborazione con scuole, biblioteche, enti pubblici e privati, associazioni culturali e sociali, manifestazioni e festival, in Italia e all’estero. È autore di di video e multimediali, e di libri sia legati alla propria attività che di letteratura per bambini.
Alcuni libri: I bambini e l’ambiente, 2009; Nuova guida di animazione teatrale (con David Conati), 2010; Technology and the New Generation of Active Citizens, 2018; I Pianeti Raccontati, 2019; Il bambino che diceva le bugie, 2020. Video: La Cruzada Teatral, 2007, Costruiamo insieme il Museo Virtuale dei Piccoli Animali, 2014; I film in tasca, 2017; Continuavano a chiamarlo Don Santino, film e backstage, 2018.

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