Antonio Cederna è nato a Milano il 27 ottobre 1921 (Foto: Giovanna Borgese/Archivio Cederna)

Antonio Cederna è nato a Milano il 27 ottobre 1921 (Foto: Giovanna Borgese/Archivio Cederna)

Perché dobbiamo ricordare Antonio Cederna, oggi

Il grande giornalista, alle radici del movimento ambientalista italiano, era nato il 27 ottobre di cento anni fa. L’attualità del suo pensiero e della sua azione centrata sulla valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale, sulla formazione delle persone verso un modello sostenibile

SPECIALE ANTONIO CEDERNA: Trenta righe sull’ambiente, se non succede qualcosa, di ANTONIO CEDERNA | Il mio amarcord del maestro, di GRAZIA FRANCESCATO
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Quanto spazio c’è nell’informazione odierna per l’ambiente e per accrescere la consapevolezza dei cittadini rispetto all’importanza della sua tutela? Quanti sono i giornalisti e i media in ascolto delle istanze drammatiche che arrivano tuttora da territori martoriati dall’inquinamento in Italia, da Brescia fino a Taranto? Quanti crimini ambientali, a partire dalla pandemia silenziosa causata dall’amianto, come ci ricordano le vicende del processo Eternit-Bis, sono a tutt’oggi rimasti impuniti? Nel 1980 Antonio Cederna descriveva accuratamente, sulle pagine del Corriere della Sera, come allora “la questione ambientale” sui giornali italiani fosse spesso rinchiusa in quelle fatidiche “trenta righe”. Limiti non solo dovuti all’architettura di un giornale cartaceo, che diventavano più ampi solo nel caso di qualche disastro come “Seveso, Agrigento, Gioia Tauro”, semmai all’incapacità del giornalismo italiano di voler assolvere al suo compito “oltre che informativo, formativo e preventivo”.

 

Ripercorri la vita di Antonio Cederna nella timeline a cura di Elisa Rossi

Le dinamiche denunciate ripetutamente da Antonio Cederna, intellettuale e attivista, ambientalista e giornalista civico ante litteram, non sono ahimè troppo cambiate ai tempi del web. E se certo fioriscono proprio in rete progetti editoriali attenti alla cultura della sostenibilità, (esattamente come Sapereambiente sta cercando di fare), l’ecologia non è (ancora) diventata mainstream, mentre abbonda, invece, il “greenwashing”.

In epoca di cambiamenti climatici e pandemia lo hanno compreso bene i giovani attivisti di Extinction Rebellion e Fridays for Future che hanno ripetutamente manifestato per richiamare l’attenzione di giornali e TV nazionali, arrivando a occupare anche le maggiori redazioni giornalistiche del paese.

Occorre parlare non solo di più ma meglio di crisi ambientale, sanitaria e climatica. Tutte figlie di una mancata cultura ecologica, dell’abuso dell’uomo sulla natura, ci ricordano. Esattamente come intere generazioni di cittadini, movimenti, circoli, mai dimenticati da Antonio Cederna. che per decenni hanno lottato contro la devastazione e il saccheggio delle risorse naturali, nelle città come nelle periferie. Non oso pensare come sarebbe l’Italia oggi se non fossero state varate norme urbanistiche, di tutela ambientale, istituiti parchi e aree protette proprio sulla spinta di quei movimenti ambientalisti locali e nazionali, visionari nel giusto. Oggi come allora c’è ancora tantissimo da fare per salvare l’ambiente e la salute di intere popolazioni e territori, al nord come al sud.

Il Bel Paese è oggetto di 25 infrazioni europee su questioni ambientali fondamentali. Dalla pessima qualità delle acque superficiali, all’incapacità di gestione dei reflui fognari. Alla sistematica violazione dei limiti di inquinamento dell’aria che respiriamo.

Senza dimenticare, ma ce lo ricorda Ispra, il consumo di suolo che corre 2 metri quadrati al secondo, mentre sempre l’Europa ci chiede “consumo zero” entro il 2050. Così come non possiamo dimenticare quel 3% della superficie italiana contaminato dagli scarichi indiscriminati di un passato industriale insostenibile. Decina di migliaia di siti inquinati, oltre i  60 siti di interesse nazionale e regionale le cui bonifiche vanno a rilento. Ritardi che stanno pagando in termini di cattiva qualità della vita e salute, le fasce più giovani e fragili della popolazione, bambini e adolescenti, come attesta il quinto rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, lo Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento (Sentieri).

 

 

Sono, questi, solo alcuni dei motivi sul perché sia necessario e indispensabile ricordare oggi l’intenso lavoro di Antonio Cederna, a 100 anni dalla sua nascita e a 25 anni dalla sua morte. Oltre 2.500 articoli e editoriali sono perfettamente consultabili grazie alla digitalizzazione e dalla mappatura del suo archivio, curata dal figlio Giulio in un’opera multimediale a mio avviso eccezionale, “I Paesaggi di Antonio Cederna”. Collocare inchieste, denunce, ma anche buone pratiche possibili, in una dimensione spazio-temporale come quella di una mappa, restituisce la complessità delle principali vicende ambientali italiane. Ma permette a ognuno di noi di ricostruire la storia del proprio territorio e dei movimenti che hanno lottato per la sua preservazione.

 

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«Non si può conservare e difendere ciò che non si conosce: è questa ignoranza che favorisce la degradazione che ogni giorno lamentiamo del patrimonio storico, artistico e ambientale» scriveva Antonio Cederna sempre sul Corriere della Sera nel 1976. Ed è proprio contro questa ignoranza che non dobbiamo smettere di lottare. Ognuno di noi può farlo a suo modo, ed io sento particolarmente mie queste sue parole:

«Scrivo da sempre lo stesso articolo, finché le cose non cambieranno continuerò imperterrito a scrivere le stesse cose».

 

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Rosy Battaglia
Rosy Battaglia
Giornalista d’inchiesta e civica, pasionaria del diritto di sapere e della trasparenza. Nata come blogger e redattrice sociale, nelle mie tante vite sono stata anche una critica teatrale. Grazie a Sapereambiente tanti fili rossi si riuniscono intorno alla bellezza e al bisogno continuo di conoscenza. Di umanità che non si arrende, nella natura, nella cultura, nella musica. Alla ricerca di buone storie all’insegna della sostenibilità e di un cambiamento possibile.

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