Chi non conosce Charles Darwin e il suo viaggio sul brigantino Beagle, iniziato nel 1831 e finito nel 1836, che gli permise di raccogliere, classificare e studiare le specie incontrante e, in seguito, di formulare le teorie evoluzionistiche? È lui, probabilmente, il naturalista più noto a livello popolare. Ma sapete sui libri di chi si formò? Su quelli del tedesco Alexander von Humboldt, assai meno famoso del suo epigono inglese. Comincia proprio da questo esploratore d’epoca illuminista la nostra carrellata con i cinque ricercatori alla base degli studi sulla conservazione della natura. 

 

Charles Darwin
Charles Darwin  il 27 dicembre 1831 salpò a bordo dell’Hms Beagle sotto il comando del capitano Robert Fitzroy

Alexander von Humboldt

Vissuto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo, grazie alla sua condizione agiata, il tedesco Alexander von Humboldt si dedicò all’esplorazione e ai viaggi avventurosi che lo portarono nel 1802, poco più che trentenne, a provare la scalata del vulcano Chimborazo che, con i suoi 6.310 metri, era la più alta vetta allora conosciuta.  Portando con sé gli strumenti più moderni per la ricerca scientifica, durante il suo viaggio nell’America del Sud, iniziato nel 1799, formulò la teoria sulla periodicità delle piogge di meteore, approfondì gli studi sul cambiamento dei campi magnetici al livello dell’equatore, risalì il corso del fiume Orinoco descrivendone la valle.

 

Alecander von Humbold
Alexander von Humbold introduce concetto di ambientalismo e l’idea che la Terra sia un sistema ecologico tutto connesso

 

Studiò anche la corrente marina che, nel Pacifico, dal Cile va verso le coste tropicali rinfrescandone le acque e condizionandone il clima e che, in suo onore, ha preso il nome di corrente di Humboldt. Circa trecento specie, tra vegetali e animali a lui dedicate portano il suo nome, e ancora oggi dà il suo contributo agli studi grazie alle descrizioni che fece delle piante che vivevano sulle pendici del Chimborazo e di come si adattassero alle diverse altitudini e temperature. Il confronto tra le sue osservazioni e quelle attuali permette infatti di capire come i cambiamenti climatici stiano influenzando la flora della montagna.Fu membro dell’Accademia delle Scienze di Berlino e, per conto dello zar Nicola I, continuò le sue esplorazioni e i suoi studi anche in Asia centrale.

Sostenitore della condivisione e dello scambio delle conoscenze scientifiche, von Humboldt formulò concetti come l’interconnessione dei sistemi naturali del pianeta in unico grande organismo dove tutto è strettamente legato. Per questo possiamo considerarlo il “padre” dell’idea di natura come oggi l’intendiamo.

George Perkins Marsh

Misconosciuta è l’eclettica figura di George Perkins Marsh, nato nel 1801 a Woodstock, Vermont, che, con un discorso come membro del congresso alla Agricultural Society of Rutland County, dimostrò di aver capito già nel 1847 il devastante impatto dell’uomo sui sistemi naturali proponendo soluzioni lungimiranti che ora indichiamo come sviluppo sostenibile. Marsh infatti valutò come la deforestazione cambiasse il paesaggio circostante, la capacità dei terreni di trattenere le acque e la loro fertilità. Con una formazione come avvocato, si provò in diverse imprese commerciali, molte delle quali fallimentari, e negli studi di linguistica che ne fecero uno dei principali conoscitori dell’origine della lingua inglese.

 

George_Perkins_Marsh
George Perkins Marsh ha sostenuto che la deforestazione era pericolosa. Parte del suo lavoro ha portato alla creazione del Parco Adirondack

 

Grazie alla sua carriera di diplomatico – fu il primo ambasciatore degli Stati Uniti nel Regno d’Italia – si avvicinò ai problemi dell’impatto delle attività umane sull’ambiente e le sue osservazioni confluirono nel libro L’uomo e la natura del 1864, nel quale raccoglie le sue esperienze, i suoi studi e le conoscenze apprese dai rapporti con uomini di scienza del suo tempo. Il  libro fu fra i primi a mettere in relazione gli interventi umani sull’ambiente e la loro ricaduta: descrisse sistematicamente come la deviazione del corso dei fiumi, la bonifica delle paludi, le attività agricole avessero un influsso sugli ecosistemi, studiando quindi l’impatto umano sui boschi, sulle acque, sulle sabbie.

Avvertì per primo della necessità di consumi di materie prime ponderati, della criticità della perdita delle specie animali e vegetali.  Lo sguardo di Marsh era ancora fiducioso e confidava nella capacità dell’uomo di comprendere e limitare le sue azioni. La sua lucida visione, ne fa di fatto il primo ambientalista statunitense.

John Muir

Un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti portò invece John Muir  dal Wisconsin alla California. Nato in Scozia nel 1838, si trasferì da bambino con la famiglia negli Stati Uniti. Dopo essersi appassionato alla botanica, decise di lasciare gli studi e cercare fortuna nel west. Qui arrivò nella Yosemite Valley e diventò un attivista per preservarla e per proteggere tutte le riserve naturali americane. Infatti, sebbene fossero state istituite già tredici aree protette, il Congresso prendeva tempo sulla decisione di preservarle completamente dallo sfruttamento, soprattutto minerario. 

 

John_Muir_Cane
Le lettere e i libri di John Muir Cane ci raccontano delle avventure nella natura, soprattutto illustrano la natura selvaggia delle montagne della Sierra Nevada in California

 

Grazie ai suoi articoli su diverse riviste nazionali riuscì a ottenerne la completa salvaguardia. Fu tra i fondatori, nel 1892 del Sierra Club, una delle più importanti organizzazioni americane per la salvaguardia dell’ambiente, ma non fu solo un attivista: condusse osservazioni e studi geologici sulla Valle che lo portarono a formulare la teoria, tuttora accettata, della sua formazione dovuta all’erosione dei ghiacci. I suoi diari di viaggio e i suoi libri sono letti ancora oggi come appassionati testi naturalistici che esaltano i paesaggi e la natura incontaminata che aveva esplorato.

Rachel Carson

La nascita del movimento ambientalista viene fatta risalire alla pubblicazione, nel 1962, del libro Primavera silenziosa di Rachel Carson che riuscì a far entrare nel dibattito pubblico il tema dell’inquinamento da pesticidiNata nel 1907 in una modesta famiglia della Pennsylvania, Carson si laureò in zoologia e approfondì i suoi studi in biologia marina. Iniziò la sua carriera come redattrice di pubblicazioni scientifiche e ad avere un certo seguito con la pubblicazione del libro Il mare intorno a noi, dal quale nel 1953 fu tratto il documentario di Irwin Allen vincitore del premio Oscar, parte di una trilogia sul mondo marino che spazia dalla geologia alle sue forme di vita.

 

La biologa Rachel Carson
Rachel Carson è stata una biologa e zoologa statunitense, autrice di molti libri tra cui Primavera silenziosa (Silent Spring)

 

Fu però nel 1962, con Primavera silenziosa, appena due anni prima della morte per cancro al seno, che riuscì a suscitare l’interesse del pubblico sull’indiscriminato uso dei fitofarmaci e in particolare del Ddt. La tesi principale del libro era che si stava abusando dei pesticidi senza conoscerne le reali conseguenze sull’ambiente e sull’uomo, ipotizzando una correlazione tra gli insetticidi e i danni ambientali ed evidenziando quanto poco si sapesse sul bioaccumolo di queste sostanze negli organismi, compreso quello umano. Ma il suo libro si poneva anche delle domande su quanto fosse etico da parte dell’uomo stravolgere gli equilibri naturali, stimolando quindi la nascita di una coscienza ambientalista.

Primavera silenziosa diventò un best seller, ma subito partì il contrattacco delle industrie chimiche per minarne la credibilità. Subì pesanti attacchi sessisti dai suoi oppositori ma, riuscì a ottenere la costituzione di un comitato di ricerca, da parte del presidente Kennedy, che confermò le sue affermazioni sulla pericolosità dei pesticidi.

Grazie al movimento di opinione popolare da lei suscitato nacque l’Epa , l’agenzia di protezione ambientale statunitense. Nel 1980, anni dopo la sua morte, le fu assegnata la Medaglia Presidenziale della Libertà, la più alta onorificenza civile statunitense.  Il suo libro continua a essere ristampato e a essere ritenuto uno dei venticinque più importanti libri scientifici di tutti i tempi.

Barry Commoner

Figura di spicco dell’ambientalismo americano degli anni settanta, il newyorkese Barry Commoner, nato nel 1917 in una famiglia di ebrei russi emigrati a Brooklyn, fu professore di fisiologia vegetale della Washington UniversityIl suo attivismo ebbe inizio dopo aver condotto una ricerca sullo Stronzio-90, isotopo radioattivo prodotto dagli esperimenti nucleari, nei denti da latte dei bambini americani. Nonostante il rapporto della ricerca evidenziasse l’allarmante presenza, dovuta soprattutto all’assunzione di alimenti contaminati dal fallout nucleare, fu colpito dall’indifferenza delle autorità e decise quindi di fondare il Comitato per l’Informazione Nucleare.

 

Barry Commoner
Barry Commoner ha continuamente sostenuto l’impossibilità di limitare l’inquinamento una volta prodotto, puntando, invece, sulla prevenzione. Ma anche che le logiche di mercato e di profitto siano sinonimo di continui disastri

 

La sua richiesta era la cessazione degli esperimenti nucleari e il successo della sua iniziativa di sensibilizzazione e informazione della popolazione portò, nel 1963, al Nuclear Test Ban Treaty, il trattato di messa al bando dei test nucleari negli Stati Uniti. Nell’idea di Commoner, gli scienziati dovevano riuscire a comunicare chiaramente alla popolazione i risultati delle loro ricerche perché questi potessero mettere in atto cambiamenti condivisi e consapevoli contro il degrado ambientale. Nel febbraio del 1970 il settimanale Time gli dedicò una copertina.

 

copertina del Time
La copertina del Time dedicata a Barry Commoner

 

Fu con il libro Il cerchio da chiudere, del 1971, che Commoner contrappose l’economia lineare, fatta di sfruttamento delle risorse e produzione di rifiuti, all’economia circolare, che segue quelle che sono le leggi che governano la Natura.

In questo testo illustrò i quattro principi dell’ecologia: tutte le cose sono fra loro connesse, e gli esseri viventi non possono che influenzarsi l’un l’altro; ogni cosa deve finire da qualche parte, non si può ignorare la produzione dei rifiuti; la Natura è l’unica a sapere il fatto suo, e quindi interferire con i suoi cicli non può che essere dannoso; non esistono pasti gratis, l’utilizzo delle risorse ha necessariamente delle conseguenze.

Negli anni a seguire Commoner continuò con la sua attività di conferenziere e di ricercatore, per esempio sull’inquinamento da diossina, per portare alla luce le aberrazioni del sistema economico capitalista incurante dell’ambiente e delle persone, intrecciando il suo attivismo ambientale con quello sociale, dimostrando la stretta relazione tra l’ambientalismo e la lotta per l’equità e la parità dei diritti.

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Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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