Un torero durante una corrida

Il parlamento colombiano ha approvato una legge che vieta l'unitile crudeltà delle corride (Foto: Pixhere)

Colombia, la corrida è finita anche qui

Il parlamento del paese sudamericano ha approvato una legge che vieta l’anacronistico show. Previsto un periodo di transizione di tre anni, per trasformare le vecchie arene in centri culturali e artistici e creare nuovi posti di lavoro. Per il presidente Petro “La morte degli animali non è uno spettacolo”

Era rimasto uno dei pochissimi paesi dove era ancora permessa, ma martedì scorso il parlamento della Colombia ha approvato un disegno di legge che vieta le corride. Lo spettacolo, ormai universalmente ritenuto cruento e inutile, è ancora permesso in Spagna, dove del resto ha avuto origine, in Francia, Portogallo, dov’è praticato soprattutto nelle zone al confine con la Spagna e in alcuni paesi del Sud America come Messico, Ecuador, Perù e Venezuela. È già stato vietato in Brasile e Argentina.

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Una legge necessaria e attesa

La legge è stata approvata con 93 voti favorevoli e 2 contrari, prima che entri in vigore dovrà essere firmata dal presidente Gustavo Petro, storicamente contrario a questa pratica, tanto che aveva promesso che le avrebbe vietate, come aveva già fatto nella capitale, Bogotà, durante il suo mandato da sindaco tra il 2012 e il 2015. La legge, dopo l’approvazione, prevede un periodo di transizione di tre anni per permettere alle persone che lavorano nel settore di trovare una nuova fonte di reddito.

Quindi l’abolizione diverrà concreta entrando in vigore a partire dal 2027.

Il presidente Petro  si è felicitato con «(…) coloro che finalmente sono riusciti a fare in modo che la morte non sia più uno spettacolo. Chi si diverte con la morte degli animali finirà per divertirsi con la morte degli esseri umani; così come chi brucia i libri finirà per bruciare gli esseri umani».

I tori, esseri viventi. E senzienti

Il deputato del partito Liberal Colombiano Juan Carlos Losada, che ha promosso l’abolizione della corrida in numerose occasioni, ha sottolineato che

«La Colombia oggi costituisce un esempio per il mondo. Ecco un paese che dice che la tortura non è regolamentata, è vietata. Diventiamo una società meno violenta e più civile, oggi facciamo un salto di qualità nel rispetto della vita».

Nel corso degli anni, la proposta era stata bocciata per ben 14 volte di seguito, durante i perecedenti governi di destra. María Fernanda Carrascal Rojas del Partido Colombia Humana, coautrice del disegno di legge, sottolinea che ormai le corride non sono nemmeno più decisive per le economie dei paesi e dei villaggi dove hanno luogo, e che soprattutto: «I tori, come tutti gli animali, sono esseri senzienti».

Dalla corrida alla cultura (vera)

Ovviamente l’approvazione della legge ha suscitato critiche, soprattutto da destra, e da parte dei negazionisti dei diritti e della coscienza degli animali. Le critiche, come ovvio, si concentrano sopratutto sugli aspetti “populisti” della questione, ossia sul fatto che vietare la corrida comporterebbe la perdita di lavoro e quindi la precarietà economica di coloro che con la corrida lavorano. Critiche prive di fondamento. Come si diceva prima, infatti, la legge prevede un periodo di transizione di tre anni, durante i quali è previsto un progetto di riconversione per le persone che dimostrano di guadagnarsi da vivere con la corrida.

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Una trasformazione culturale

Una vera e propria transizione economica, come spiega il portavoce di Alianza Verde, Alejandro García Ríos, che vede le vecchie arene trasformate in centri culturali, e chi ci lavorava coinvolto in nuove attività legate proprio alla cultura. «Diciamo ai toreri di partecipare alla riconversione, ci sono opportunità in questo progetto. È un’opportunità per le città e gli spazi sottoutilizzati di essere luoghi di cultura, arte, sport e concerti. Vogliamo dire a tutto il Paese che il benessere degli animali è una priorità e a tutto il mondo che la Colombia sta attraversando un processo di trasformazione culturale con dignità per tutti gli esseri viventi».

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Francesca Santoro
Francesca Santoro
Laurea in comunicazione, specializzazione in marketing e comunicazione nel Non Profit. Per 15 anni mi sono occupata di comunicazione e formazione nell’ambito del consumo critico e del commercio equo, trattando temi quali l'impatto delle filiere a livello locale e globale su persone, risorse, territori, temi su cui ho anche progettato e condotto interventi nelle scuole. Dal 2016 creo contenuti online per progetti, associazioni, professionisti.

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