Conversazioni con la città: il Cupolone

Conversazioni con la città: il Cupolone

Proseguono le passeggiate per Roma conversando con la città tra simboli e memorie personali. Impossibile non soffermarsi sull’esperienza della salita sul Cupolone. Un regalo che in questi giorni possiamo concederci senza imbatterci nelle consuete file. Alla scoperta di noi stessi, oltre che della città

Nel primo articolo di Conversazioni con la città abbiamo incontrato il Maxxi di Zaha Hadid, un luogo che sa mostrarci il fascino disorientante della nostra contemporaneità. Ma Roma è innanzitutto città dalla storia antica, che ha sempre cercato attraverso l’arte classica di mostrare un possibile equilibrio rassicurante. Una città a strati che hanno saputo raccontare, secolo dopo secolo, le trasformazioni del pensiero artistico italiano.

 

Una veduta di Roma antica
La Città Eterna, fulcro della storia antica. Roma è una città a strati, in cui le epoche storiche si mischiano tra loro

 

Così, la città mescola e raccorda epoche diverse e attraverso il fascino dell’arte barocca e prima ancora rinascimentale tende una mano al mondo classico e un’altra all’età contemporanea. Arte rinascimentale e arte barocca s’incontrano e si mostrano nella loro rispettiva ricerca di armonia e di sontuosità nella più grande cattedrale del cristianesimo: San Pietro, sovrastata dal suo Cupolone, uno degli indiscussi simboli di Roma.

La Città nella Città

Ricca di storia, di aneddoti e misteri la cattedrale di San Pietro oltre ad essere un’indiscussa cartolina romana è anche il luogo simbolo per eccellenza della cristianità. Piazza e tempio al tempo stesso, un po’ romana un po’ vaticana, è spazio di confine tra sacro e profano, luogo di dualità per eccellenza. Perché Roma è città multipla, ricca di storie che hanno lasciato il segno, ma forse prima ancora città duale.

 

Piazza San Pietro a Roma
Multipla e duale, la Città Eterna è vibrante e tesa tra potere temporale e potere spirituale, Chiesa e Stato

 

Due i suoi fondatori, i gemelli figli un po’ della lupa un po’ del dio Marte, animali e divini al tempo stesso, proprio come ogni essere umano. Doppia ancora nel riconoscimento politico del rapporto tra Senato e Popolo, e poi tra potere temporale e potere spirituale. Due i suoi santi patroni festeggiati da poco.

Un susseguirsi di coppie che ricercano l’unità in un equilibrio che forse nessuna lettura storico antropologica per quanto originale può riassumere in modo più incisivo della voce del popolo che unisce i patroni in un’unica entità: San Pietreppaolo.

Tra terra e cielo

Ci ricorda il filosofo e teologo francese Jean Chevalier nel suo Dizionario dei Simboli come la scala sia un indiscusso simbolo di ascesa e di collegamento tra mondo terreno e mondo dello spirito. Allora una città duale come Roma, divisa ormai da millenni tra Cesare e Dio, ha davvero bisogno di una scala importante, una scala che sia l’ultimo gradino di un percorso di pellegrinaggio che porti dalla condizione terrena a quella celestiale.

 

Le scale all'interno dei Musei Vaticani
La scala, da sempre simbolo di collegamento tra mondo terreno e spirituale, è un elemento ricorrente all’interno del Vaticano. Nella foto, la scala a chioccola dei Musei Vaticani

 

Sono ben 551 i gradini che portano dall’ombra del Cupolone, alla sua vetta: una salita di 133 metri, pari all’altezza del quartiere di Monte Mario, il più alto della capitale. Ben 551 gradini suddivisi in diverse sezioni, perché, come sottolinea ancora Chevalier: «Un simile simbolo ascensionale indica una gerarchia, un movimento: all’inizio una condizione terrena, all’arrivo lo stato angelico e, tra essi vari piani con le loro tappe provvisorie, che non segnano punti di arresto o di riposo, ma la bellezza intravista, la pace che comincia a rassicurare il viaggiatore, e lo incoraggia a proseguire il cammino e affrontare le rimanenti battaglie». 

Stairway to Heaven?

Così si inizia con 200 scalini ampi e bassi. Per chi proprio non se la sente questa prima tappa è raggiungibile addirittura in ascensore: una sorta di volo di linea che appiattisce il valore di ogni pellegrinaggio ma assicura democraticamente il primo traguardo a chiunque sia stato in grado di superare la biglietteria. La prima tappa è situata all’interno della cupola: siamo ancora in una zona confortante, in un abbraccio circolare, in una sorta di gestazione in cui il cielo appare come promessa rassicurante, armoniosa, raggiungibile.

Ma, come ogni gestazione, per raggiungere l’esterno dobbiamo lasciare la morbida tranquillità e spingerci a fatica verso un passaggio stretto, una chiocciola in pendenza, che ci porta a perdere i riferimenti rassicuranti.

Si tratta della Lumaca di Sant’Andrea, un canale di parto che si fa sempre più difficile, claustrofobico, asfissiante. Aggrappati a una corda possiamo solo andare avanti, procedendo tra timore e speranza verso il desiderio del cielo. E alla fine il cielo arriva: una nascita al contrario, che invece di un atterraggio è un aggrapparci al cielo. Roma è ai nostri piedi. Abbiamo raggiunto il Paradiso?

Tra piccioni e simboli

E poi si torna a terra perché là dobbiamo stare. Si torna alla vita di tutti i giorni. Ma per raggiungere Roma e infilarci nuovamente nel traffico dobbiamo uscire dal colonnato. Qui, in questi giorni in cui ogni turista sta riscoprendo il proprio territorio, ci ritroviamo in un vuoto raro che ha il sapore di antico, ma anche di irreale.

Uno spazio che muove verso un’eco di ricordi. Nella gambe abbiamo ancora l’esperienza della salita, negli occhi tutta Roma, nel cuore il sorriso di esserci concessi questa esperienza che è nostra. E allora possiamo finalmente giocare.

 

Piazza San Pietro a Roma
In questi giorni senza le usuali folle di turisti, anche Piazza San Pietro sembra essere (ri)nata allo sguardo di romani e residenti

 

Un po’ perché forse questa piazza sa riportarci verso gli anni della nostra infanzia, quando potevamo correre tra i piccioni, entrando e uscendo senza dover affrontare metal detector, un po’ perché effettivamente siamo appena nati, o rinati, e il gioco è la prima esperienza di scoperta del mondo. E allora seguendo le linee per terra tra meridiane, venti e segni zodiacali ci si ritrova in quel cerchio che pone davanti a un unico colonnato. Qui le quattro file di colonne diventano una. Il gioco lo conoscono in tanti, ed  è quasi una sorta di must quando si sta nella piazza. Un gioco che sa mostrarci l’esperienza dell’unità nella molteplicità e che possiamo leggere in modo biunivoco: luogo di estrema saggezza o di estrema ottusità?

Guarda la mappa interattiva Conversazioni con la città

Saperenetwork è...

Dafne Crocella
Dafne Crocella
Dafne Crocella è antropologa e curatrice di mostre d’arte contemporanea. Dal 2010 è rappresentante italiana del Movimento Internazionale di Slow Art con cui ha guidato percorsi di mindfulness in musei e gallerie, carceri e scuole collaborando in diversi progetti. Insegnante di yoga kundalini ha incentrato il suo lavoro sulle relazioni tra creatività e fisicità, arte e yoga.
Da sempre attiva su tematiche ambientali e diritti umani, convinta che il rispetto del proprio essere e del Pianeta passi anche dalla conoscenza, ha sviluppato il progetto di Critica d’Arte Popolare, come stimolo e strumento per una riflessione attiva e consapevole tra essere umano, contemporaneità e territorio. È ideatrice e curatrice di ArtPlatform.it, piattaforma d’incontro tra creativi randagi.

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