immigrati a bordo della Talia

Immigrati a bordo della Talia (Foto/ Mediterranea Saving Humans

 

 

immigrati a bordo della Talia
Immigrati a bordo del mercantile Talia (Foto/ Mediterranea Saving Humans)

 

Senza cibo né acqua. Costretti a riposare nelle stalle per bovini e a sentire odori nauseanti. È questo quello che si vede nelle immagini girate da  Mohamad Shaaban, comandante del mercantile libanese Talia con 52 migranti a bordo, rimasto in mare per cinque giorni, mentre i centri di soccorso di Roma  e La Valletta si rimpallavano le responsabilità. Nemmeno la tempesta è stata sufficiente come motivazione per offrire a Talia un riparo nelle acque territoriali dei due Paesi.

«Voglio farvi vedere questi migranti – ha detto Shaaban – sono in pessime condizioni di salute, molti di loro sono stanchi, hanno subito torture, hanno paura. E io cosa posso fare per queste persone? Le condizioni stanno diventando davvero difficili».

L’allarme lanciato il 3 luglio dalla ong Alarm Phone e rilanciato dalla Mediterranea Saving Humans e dalla Sea Watch ha rischiato di rimanere inascoltato. Soltanto ieri sera, dopo le 22,00,  l’Rcc di Malta, il centro di coordinamento di ricerca e soccorso,  ha autorizzato lo sbarco. Da Bruxelles non è arrivata alcuna proposta. Storditi dalla pandemia, i paesi democratici europei hanno mostrato di nuovo la loro indifferenza. E non dovrebbero allora stupirci le parole della ong spagnola Open Arms, che ha diffuso il video su Twitter:

«Come animali, così li vede l’Europa».

 

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Michele D'Amico
Michele D'Amico
Sono nato nel 1982 in Molise. Cresciuto con un forte interesse per l’ambiente.Seguo con attenzione i movimenti sociali e la comunicazione politica. Credo che l’indifferenza faccia male almeno quanto la CO2. Giornalista. Ho collaborato con La Nuova Ecologia e blog ambientalisti. Attualmente sono anche un insegnante precario di Filosofia e Scienze umane. Leggo libri di ogni genere e soprattutto tante statistiche. Quando ero piccolo mi innamoravo davvero di tutto e continuo a farlo.

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