Fare scuola partendo dal punto di vista del bambino: il maestro Mario Lodi

Per Mario Lodi, il vero maestro impara tutto dai propri alunni

Fare scuola partendo dal punto di vista del bambino: il maestro Mario Lodi

Nella serie dedicata a pedagogiste e pedagogisti che hanno rinnovato l’approccio educativo ricordiamo oggi Mario Lodi, di cui il 17 febbraio ricorrerà il centenario dalla nascita. Solidarietà sociale e liberazione culturale nella scuola democratica alla base del suo pensiero

 

«Il problema dell’educazione della mente è fondamentale. La scuola non può disinteressarsene. La scuola deve edificare strutture mentali e morali sane e salde. Deve formare l’uomo nuovo, che è un uomo tollerante».

E basterebbe questa sola frase de Il paese sbagliato a farci ricordare Mario Lodi con immensa gratitudine in questi cento anni dalla nascita, il prossimo 17 febbraio. Gratitudine e risveglio, noi che abbiamo così velocemente imparato a guardare all’altro con sospetto, a vietare e a segregare senza farci troppe domande, anzi; a temere tanto chi varca i confini quanto chi, semplicemente, ci starnutisce accanto.

 

 

Il maestro Mario Lodi avrebbe ancora così tanto da insegnarci. A cominciare dal senso di cooperazione e di comunità che ha messo al centro del suo fare scuola dal 1948 al 1978 (dagli anni fondamentali della ricostruzione fino a quelli di piombo), dei tantissimi libri che ha scritto con, per e da i bambini, dei progetti culturali che lo hanno visto sempre in prima linea e all’avanguardia su temi fondamentali come il rapporto con l’ambiente e la natura, l’invasione televisiva, il gioco, la riforma scolastica, la creatività. Sempre a partire dal punto di vista dei più piccoli, cercando di coglierne il potenziale e le intelligenze, l’unicità e la motivazione.

Un centenario che ha nel nome Cipì

Si chiamerà “CiPìace Mario” l’anno dedicato a questo intellettuale instancabile e umile, ricco di tante proposte quanti sono stati i suoi ambiti di interesse e di lavoro. Convegni e occasioni formative, il ritorno a Milano della sua famosa mostra dedicata agli alberi, una puntata speciale su RaiCultura. E ancora, la riedizione di alcuni suoi libri, laboratori per bambini e concorsi, filmati e uno spettacolo teatrale con protagonista proprio Cipì, il passero del più famoso dei suoi straordinari libri.

 

la copertina di Cipì
Tradotto in tutto il mondo, insieme alle favole di Rodari (cent’anni festeggiati l’anno scorso) e a Pinocchio è tra i più importanti della tradizione narrativa infantile italiana

 

E’ la storia di un passero impertinente e curioso, impaziente di conoscere il mondo nelle sue bellezze – palla di fuoco, il sole; nastro d’argento, il fiume; l’amica Margherì – e nei suoi pericoli. Quando diventerà papà, insegnerà ai suoi piccoli «le cose imparate nella vita: ad essere laboriosi per mantenersi onesti, ad essere buoni per poter essere amati, ad aprire bene gli occhi per distinguere il vero dal falso, ad essere coraggiosi per difendere la libertà».

 

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Il bambino come vaso già pieno

Lodi, nato nel 1922 a Vho di Piadena, tra Cremona e Mantova, e cresciuto in pieno fascismo, conosce dei regimi i vizi e le storture. Si diploma maestro nel 1940 ma è la guerra il suo primo incarico. Nel 1944 frequenta un corso di avvistatore aereo: studia ogni tipo di aereo da guerra, con tutti i dettagli. E appena torna alla vita civile, inizia ad insegnare alla scuola elementare per scoprire di non sapere veramente nulla dei bambini. In tante occasioni ha raccontato:

«Mi resi conto che ero incapace di fare il maestro perché ci avevano insegnato un sistema che non era adatto ai bambini. Non sapevamo allora che tutti i bambini del mondo, sin da quando sono piccolissimi, raccontano coi loro scarabocchi la loro vita e quello che scoprono del mondo. Non sapevamo che i bambini non sono vasi da riempire, ma vasi pieni da organizzare».

bambini a scuola
In una scuola autoritaria e nozionistica, Lodi mise il bambino – ai suoi occhi futuro cittadino libero – al centro della didattica. Adottò metodi da Célestin Freinet: giornalino di classe, ricerca ambientale, spazio all’espressione musicale e figurativa e alla vita interiore del bambino, di cui era costantemente in ascolto

 

Mario osserva i suoi piccoli allievi con la stessa attenzione con cui aveva imparato a riconoscere gli aerei e, come i veri maestri, è da loro che impara tutto, dai suoi alunni. Insieme ad un gruppo di giovani maestri entra in contatto con la pedagogia di Célestin Freinet e si fonda anche in Italia del Movimento di Cooperazione Educativa, tuttora voce importante nel mondo pedagogico democratico.

Una didattica cooperativa ispirata alla vita

«Noi giovani maestri inesperti, nel passaggio dalla dittatura alla libertà e dalla guerra alla pace, cercammo insieme di realizzare la democrazia a scuola e attraverso la scuola».

Come già in Francia, gli insegnanti cominciano ad organizzare la didattica in modo cooperativo (cooperazione tra adulti, tra bambini e tra adulti e bambini) e a fondarla sulla vita, guidati dalla solidarietà sociale e dalla liberazione culturale, nel pieno rispetto del bambino. E’ la rivoluzione libertaria degli anni Sessanta che vede all’opera, ognuno nel suo contesto, Alberto Manzi con i programmi educativi alla Rai, le proteste non violente di Danilo Dolci e Aldo Capitini, la scuola di Barbiana di don Milani che non a caso diventerà amico e sodale di Lodi.

 

Guarda l’intervista di Pierluigi Bonfatti Sabbioni a Mario Lodi

 

Centro propulsore di questa “pedagogia vivente” è il bambino. Per la prima volta agli alunni è chiesto di esprimersi e quel che dicono diventa un giornale: al centro delle classi, infatti, c’è la tipografia che stampa i giornali con le notizie di quel che avviene a scuola. Il calcolo si fa a partire dal costo degli inchiostri e della carta, le scienze osservando e disegnando la natura, la storia a partire dai racconti dei vecchi del paese e dai loro attrezzi, la pittura e i temi sono liberi per poter esprimere sentimenti ed emozioni.

Un’eredità culturale e civile

Lodi ha raccontato le sue esperienze didattiche in testi che raccomandiamo a chiunque sia cittadino consapevole: Il paese sbagliato (1970) , C’è speranza se questo accade al Vho (1963), Cominciare dal bambino (1977) e La scuola e i diritti del bambino (1983), Guida al mestiere di maestro (1983).

E dopo la scuola, nella sua lunga e attivissima carriera, l’impegno civile e socio-culturale si decuplica: dirige la Scuola della creatività, fonda la Casa delle arti e del gioco che è ora un centro studi sull’età evolutiva, realizza mostre e programmi, lavora con Tullio De Mauro al ministero della Pubblica Istruzione. Riceve la laurea ad honorem in pedagogia dall’Università di Bologna, il premio internazionale Lego, quello Unicef “Dalla parte dei bambini”, e molti premi letterari.

 

L’educazione democratica nel pensiero e nell’opera di Mario Lodi – Università di Macerata

 

Una vita spesa per la salvaguardia di quel preziosissimo e fragile tesoro che è l’infanzia, oggi sempre più minacciata, con un messaggio quanto mai attuale. Ecco cosa rispose in una delle ultime interviste (è morto nel 2014) a chi gli chiese consigli ai maestri di oggi:

«Possedere un cuore, che è un motore potente. Attaccarsi al bambino, seguirlo con dedizione, riuscire a scrutarne i talenti nascosti. Senza mai dimenticare che compito della scuola è riuscire a trasformare un gregge passivo in un popolo di cittadini pensanti».

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Stefania Chinzari
Stefania Chinzari
Stefania Chinzari è pedagogista clinica a indirizzo antroposofico, counselor dell’età evolutiva e tutor dell’apprendimento. Si occupa di pedagogia dal 2000, dopo che la nascita dei suoi due figli ha messo in crisi molte certezze professionali e educative. Lavora a Roma con l’associazione Semi di Futuro per creare luoghi in cui ogni individuo, bambino, adolescente o adulto, possa trovare l’ambiente adatto a far “fiorire” i propri talenti.
Svolge attività di formazione in tutta Italia sui temi delle difficoltà evolutive e di apprendimento, della genitorialità consapevole, dell’eco-pedagogia e dell’autoeducazione. E’ stata maestra di classe nella scuola steineriana “Il giardino dei cedri” per 13 anni e docente all’Università di Cassino. E’ membro del Gruppo di studio e ricerca sui DSA-BES, della SIAF e di Airipa Italia. E’ vice-presidente di Direttamente onlus con cui sostiene la scuola Hands of Love di Kariobangi a Nairobi per bambini provenienti da gravi situazioni di disagio sociale ed economico.
Giornalista professionista e scrittrice, ha lavorato nella redazione cultura e spettacoli dell’Unità per 12 anni e collaborato con numerose testate. Ha lavorato con l’Università di Roma “La Sapienza” all’archivio di Gerardo Guerrieri e pubblicato diversi libri tra cui Nuova scena italiana. Il teatro di fine millennio e Dove sta la frontiera. Dalle ambulanze di guerra agli scambi interculturali. Il suo ultimo libro è Le mani in movimento (2019) sulla necessità di risvegliarci alle nostre mani, elemento cardine della nostra evoluzione e strumento educativo incredibilmente efficace.

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