Cinque difensori della montagna che dovete conoscere

Con i suoi 7.456 chilometri di coste, l’Italia è per tutti il paese del sole e del mare. Ma con le Alpi come confine a nord e la catena degli Appennini che l’attraversa per tutta la sua lunghezza, circa il 35% della superficie nazionale è occupata da montagne. Dal Monte Bianco al Pollino ai monti insulari, le nostre alture sono sede di vasti Parchi Nazionali che racchiudono un diversissimo patrimonio di biodiversità da salvaguardare. La nascita dei Parchi Nazionali dell’arco alpino e della dorsale appenninica, la loro cura e difesa si è dovuta spesso a uomini di montagna e alpinisti che, della montagna, hanno visto le potenzialità e le fragilità. Proseguiamo quindi la nostra carrellata dei nomi dell’ambientalismo italiano da conoscere e riscoprire.

Renzo Videsott

Il nome di Renzo Videsott è, dal 1974, nell’albo d’onore della conservazione ambientale del WWF internazionale. Per anni direttore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, ne ha fatto un modello di gestione per i parchi nazionali italiani. Nato a Trento nel 1904, quando questa era ancora parte dell’Impero austro-ungarico, si laureò in Medicina Veterinaria a Torino e vi insegnò fino al 1953, lasciando l’insegnamento quando gli fu affidata la direzione del Parco. Da ragazzo Videsott era stato uno fra i miglior alpinisti e rocciatori italiani e, come lui stesso riferisce, un abile cacciatore.

 

Renzo Videsott,
Renzo Videsott noto soprattutto per la sua attività di ambientalista e naturalista, e per essere stato per molti anni il direttore del primo parco italiano, il Parco nazionale del Gran Paradiso.

 

Fu proprio durante una battuta di caccia che avvenne la sua “conversione” ai temi ambientali. Dopo aver ferito un camoscio, si fermò a osservarne lo sguardo mentre questi moriva, scoprendosi così un assassino.

Già durante la Guerra iniziò a proteggere dall’estinzione lo stambecco alpino e, nel 1948, fu fra i fondatori del Movimento Italiano per la Protezione della Natura, la prima associazione ambientalista italiana del dopoguerra, e dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). L’attività di Videsott si rivolse poi alla diffusione dei concetti di tutela naturalistica anche come autore di scritti scientifici e divulgativi che ne hanno fatto uno dei pionieri internazionali dell’ambientalismo.

Erminio Sipari

Colui che fortemente volle il parco Nazionale dell’Abruzzo fu Erminio Sipari, naturalista e politico italiano, che riuscì a farlo istituire nel 1922. Cugino di Benedetto Croce, Sipari era nato al Alvito, nel frusinate, in un’agiata famiglia di proprietari
terrieri e si laureò in ingegneria a Torino. Nel 1913 fu eletto deputato ed esercitò la sua attività politica fino al 1929, quando fu escluso dalle liste perché non iscritto al partito fascista.

Erminio Sipari, ambientalista
Erminio Sipari è considerato fra i pionieri della conservazione della natura in Italia e fra i primi fautori dello sviluppo sostenibile a livello mondiale

 

Legato al suo territorio d’origine e a quello di Pescasseroli, dove la famiglia trascorreva l’estate, era molto interessato ai problemi della Marsica, soprattutto alla necessità di salvarne il patrimonio faunistico di orsi e camosci. L’occasione per proteggere l’interesse naturalistico e scientifico abruzzese venne con l’affitto di un primo nucleo di terreni nel comune di Opi.

Negli intenti di Sipari però il Parco non doveva essere solo una zona da salvaguardare per l’uso degli studiosi, ma era invece un’occasione per farne una meta turistica votata a quella che oggi chiamiamo educazione ambientale.

Per la sua attività è considerato un pioniere dell’ambientalismo italiano e fra i primi teorizzatori dello sviluppo sostenibile. Per tutta la vita si è battuto per preservare le aree del Parco, di cui fu presidente fino al 1933, ostacolando, ad esempio, la realizzazione di bacini artificiali che avrebbero compromesso l’ambiente. In suo onore, il coleottero Elongata siparii, porta il suo nome.

Quintino Sella

Quintino Sella è ricordato soprattutto per essere stato per tre volte Ministro delle Finanze del Regno d’Italia e per l’imposizione di tasse grandemente impopolari, per ripianare i debiti dello Stato. Nato nel comune di Mosso, era figlio di industriali della tessitura della lana, attività a cui il territorio biellese era vocato.

 

Quintino Sella, alpinista
Quintino Sella nell’agosto del 1863 compie la prima spedizione tutta italiana al Monviso (la terza in assoluto) a quota 3.841, insieme ai fratelli verzuolesi Paolo e Giacinto Ballada de Saint Robert e al deputato calabrese Giovanni Baracco.

 

Studiò ingegneria a Torino e perfezionò i suoi studi a Parigi, si formò poi anche in Gran Bretagna e Germania. Iniziò, nel 1852, la docenza al Regio Istituto Tecnico di Torino (quello che diventerà poi il Politecnico) e nel 1853 diventò professore di matematica all’Università di Torino. Nel 1860 venne eletto deputato. Nonostante gli impegni politici, continuò la sua attività di naturalista.

Appassionato di geologia e cristallografia, descriveva con entusiasmo le ore trascorse a studiare le rocce e fondò, con Giovanni Capellini, la Società Geologica Italiana. Era anche però un appassionato alpinista e contribuì alla fondazione, nel 1863, del Club Alpino Italiano (CAI) che seguiva i modelli dei corrispettivi club inglese e austriaco.

La necessità di diffondere la cultura alpina venne espressa in un suo discorso in cui riferì come la visione delle nostre montagne colpisse per la bellezza dei suoi paesaggi ma suscitasse anche il desiderio di esplorare e conoscere i fenomeni naturali. Nel suo sentire, la vista della montagna apriva l’intelletto a nuovi pensieri, che si fosse naturalisti o letterati. Proprio alle pendici delle alpi è stato sepolto.

Franco Pedrotti

Nato a Trento nel 1934, Franco Pedrotti è un illustre botanico, professore emerito dell’Università degli Studi di Camerino, e difensore del patrimonio naturalistico italiano. Fin dall’infanzia abituato alla vita di montagna, si laureò a Padova in
Scienze Naturali e iniziò subito a lavorare come tecnico all’Orto Botanico.

 

Franco Pedrotti, studioso di botanica
Franco Pedrotti si è occupato e si occupa di studi di geobotanica e fitodinamica, per i quali ha redatto specifiche cartografie e pubblicato numerosi saggi

 

Discepolo di Videsott, durante la sua lunga attività ha ricevuto quattro lauree honoris causa e vari riconoscimenti istituzionali, diventando consulente del Ministero dell’Ambiente, presidente della Società Botanica Italiana e collaboratore del WWF. Ha affiancato la sua attività didattica all’impegno divulgativo e di promozione dei Parchi Nazionali, specialmente montani.

A cavallo tra gli anni ’70 e ’80, ha richiamato l’attenzione politica sul tema dell’istituzione di un sistema nazionale di conservazione ambientale e lanciò la sfida del “10%”, chiedendo una legge, che arriverà nel 1991, che permettesse di tutelare, con aree protette, almeno il 10% del territorio nazionale.

Nella sua attività si è fatto messaggero del bisogno di impegno civico per tutelare le aree forestali, ma anche della necessità di formare esperti nella gestione delle aree protette. Per questo, ha fortemente voluto e diretto la scuola di specializzazione in gestione dell’ambiente naturale e delle aree naturali protette dell’ateneo marchigiano dove ha svolto la propria attività d’insegnamento.

Carlo Alberto Pinelli

Torinese, laureato in Lettere e Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale, Carlo Alberto Pinelli è un documentarista ambientale, regista e scrittore. Di idee ambientaliste a volte radicali, è uno scalatore e ha diretto “Free K2” una spedizione
per ripulire la montagna himalayana dai rifiuti.

 

Carlo Alberto Pinelli, naturalista
Regista documentarista particolarmente attento ai temi etno-antropologici e socio-culturali, Carlo Alberto Pinelli ha realizzato oltre centoventi documentari, filmati ovunque nel mondo.

 

Per anni consigliere nazionale del WWF Italia, membro della Commissione Centrale del CAI per la Tutela dell’Ambiente Montano (TAM), la sua attività lo ha visto coinvolto come consulente e amministratore in materia di Parchi Nazionali.

Tra i fondatori del “Mountain Wilderness Italia” per la tutela delle montagne, di cui è stato presidente, si è attivato, con l’associazione, in progetti e iniziative tese a mantenere l’integrità dei paesaggi montani, ponendosi in modo critico nei confronti del turismo d’alta quota e dell’idea della montagna come nuovo scenario per un’invasione di attività sportive dalle connotazioni prettamente consumistiche.

Fra i principi dell’associazione abbracciati da Pinelli vi è infatti la critica verso l’attività alpinistica vista come esaltazione del successo individuale, a discapito del rispetto del paesaggio. Il suo ambientalismo è quindi fatto di profonda comprensione per il paesaggio e di responsabilità per evitare non solo di antropizzare, ma anche di banalizzare l’esperienza della scalata, fenomeno ben spiegato dalle foto, di pochi anni fa, che ritraevano le code di turisti in attesa per l’ascesa all’Everest.

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Maria Luisa Vitale
Maria Luisa Vitale
Calabrese di nascita ma, ormai da dieci anni, umbra di adozione ho deciso di integrare la mia laurea in Farmacia con il “Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza” dell’Università di Ferrara. Arrivata alla comunicazione attraverso il terzo settore, ho iniziato a scrivere di scienza e a sperimentare attraverso i social network nuove forme di divulgazione. Appassionata lettrice di saggistica scientifica, amo passeggiare per i boschi e curare il mio piccolo orto di piante aromatiche.

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