Fronteggiare la crisi climatica con Tik Tok, intervista a Sofia Pasotto

Sofia Pasotto ha 23 anni, è una divulgatrice e si definisce “attivista per il clima”. È al secondo anno di master in Cambiamento climatico all’ Università di Copenaghen, dopo essersi laureata in Studi Internazionali a Trento. Fa divulgazione principalmente sui social, anche se  preferisce  confrontarsi con le persone nella vita reale, come in scuole, conferenze, eventi. Quello che @telospiegasofia, questo il suo nome su Tik tok, fa tutti i giorni, è parlare di crisi climatica. È convinta che conoscere le cause di un certo problema sia fondamentale per poi cercare le soluzioni, e quindi si occupa  di crisi climatica per poter capire come uscire dalla situazione in cui vertiamo oggi.

 

 

 

Come è nato il tuo interesse verso queste tematiche?
È stato tutto molto spontaneo e naturale, perché mio papà si occupa di energie rinnovabili e quindi ho avuto il privilegio di crescere in una famiglia estremamente attenta e sensibile alle questioni ambientali.

Perché hai deciso di intraprendere questo lavoro di divulgazione sui social?
Il mio interesse per il cambiamento climatico non lo intravedevo fra i miei coetanei… Ho iniziato a parlare di cambiamento climatico sui social perché volevo far sì che i miei compagni, i miei amici, le mie amiche, si interessassero un po’ di più alla situazione. Da lì è nato il mio canale di divulgazione. In particolare, invece, il canale di TikTok @telospiegasofia l’ho aperto perché volevo cercare di ampliare un po’ l’audience, non per i numeri in sé, ma per la sensibilizzazione e quindi provare a raggiungere una fascia di età che va dai 15 ai 25 anni (che su Instagram non è molto attiva). Insomma, dal momento che i più piccoli sono su TikTok e non sono su Instagram, mi sono messa in gioco e ho provato a vedere se tramite TikTok riuscivo a portare un po’ di attenzione sul clima.

In che modo coinvolgi i tuoi follower per spingerli nella tua stessa direzione?
Ho una community che è molto bella, molto attiva, e più che spingere le persone a uno stile di vita più green, quello che cerco di fare è coltivare conoscenza. Coltivare conoscenza e cercare di far passare l’idea che bisogna sviluppare un pensiero critico, che si può mettere in discussione qualsiasi cosa che viene detta se ci si basa su fonti scientifiche. Quindi non crediamo a tutto quello che gli articoli di giornale ci dicono, non crediamo a tutto quello che sentiamo per passaparola, ma iniziamo a cercare di andare più a fondo, di sviscerare le questioni, per capirne le cause vere e poi poterne capire al meglio le soluzioni. Questo è quello che faccio, cercare di piantare un semino di curiosità, che poi dopo possa svilupparsi. Da una parte può nascere un germoglio, dall’altra può non svilupparsi niente, ma va bene così.

 

Guarda l’intervento di Sofia Pasotto a TedxMantova

 

Su quale argomento pensi andrebbe fatta maggiormente informazione?
Il cambiamento climatico tocca praticamente tutti gli aspetti della nostra vita e spesso ce ne dimentichiamo: dagli edifici agli ospedali, dai servizi sociali al cibo, cose che magari uno non pensa possano essere interessate dal cambiamento climatico, e invece sì. Trattare la crisi climatica come una crisi in modo “olistico” (anche se non mi piace molto questa parola), è qualcosa che dovrebbe essere fatto di più. Considerarla una crisi, per poterla risolvere come una crisi.

Cos’è per te l’attivismo ambientale? Raccontaci la tua esperienza.
Per me l’attivismo ambientale è collettività, pressione politica, esperienza e azione. Bisogna assolutamente abbandonare l’idea che l’attivismo sia qualcosa che facciamo online: quello è attivismo performativo. L’attivismo ambientale è veramente cercare di fare pressione politica, nell’interesse del clima e dell’ambiente. È unirsi, aggregarsi, scendere in piazza, organizzare conferenze. Qualcosa di tangibile. Sui social tante persone fanno i green influencer: quello dal mio punto di vista non è attivismo ambientale, è semplicemente fare sensibilizzazione e divulgazione, certo assolutamente utile perché bisogna costruire una base di consapevolezza e una base sensibile per poter piantare quei semini di conoscenza, ma credo che l’attivismo ambientale sia altro. E attivismo per me è anche un sentire: “mi sto sentendo utile a qualcosa, a qualcuno, mi sto connettendo con altre persone per uno scopo comune che è chiedere giustizia climatica e giustizia sociale”.

Saperenetwork è...

Anastasia Verrelli
Nata e cresciuta nella meravigliosa Ciociaria, sin da piccola sviluppa un amore smodato verso l'ambiente e il territorio. Durante gli anni di studi si avvicina sempre più al mondo del giornalismo, in particolare al giornalismo ambientale e culturale. Durante l'esperienza universitaria nel Dipartimento di Lettere dell'Università di Cassino contribuisce a far nascere la rivista Cassinogreen, oggi associazione con lo scopo principale di far avvicinare i giovani universitari e non solo al mondo green, di cui oggi è vicepresidente. Ha organizzato diversi webinar e seminari ospitando importanti esperti del settore. Nel 2020 inizia a collaborare come addetto stampa per l'ente territoriale del Gal Versante Laziale del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Laureanda magistrale in lettere moderne e studentessa di un master in Digital Communication, spera di migliorare le sue capacità comunicative per trasmettere ai suoi lettori lo stesso interesse per la sostenibilità.

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