Us coast to coast, cicloviaggiatori contro la plastica

Pietro Franzese ed Emiliano Fava

Us coast to coast, cicloviaggiatori contro la plastica

Biker e documentaristi seguitissimi sui social, Pietro Franzese ed Emiliano Fava hanno attraversato in bicicletta gli States, il più grande utilizzatore di plastica monouso, raccogliendo fondi per preservare la riserva del Mida Creek in Kenya

Un contatto nato per caso su Instagram, un’amicizia diventata concreta come i chilometri macinati insieme e il desiderio di fare qualcosa di tangibile per l’ambiente. I cicloviaggiatori e documentaristi Pietro Franzese ed Emiliano Fava sono stati protagonisti nelle scorse settimane di una grande avventura: in due mesi di viaggio hanno attraversato in bicicletta gli States. Il coast to coast dei «2 Italians Across the US» li ha visti partire a metà gennaio dal Golden Gate di San Francisco, in California, per raggiungere il 15 marzo Key West, a breve distanza da Miami, in Florida. California, Arizona, New Mexico, Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama sono gli stati che hanno attraversato. Seimila i chilometri percorsi – oltre cento quelli pedalati ogni giorno – e 25 mila i metri di dislivello. Il tutto affrontando le temperature gelide della California (fino a -8° sperimentati in tenda in una valle parallela alla costa), il caldo umido dell’entroterra della Florida, ma anche le tempeste di sabbia nel deserto di Sonora nel New Mexico e le paludi della Louisiana. Raccontano Franzese e Fava

«È stato un susseguirsi di incontri che ci ha fatto sentire accolti dagli abitanti di tutti gli stati attraversati: dalla California al Texas fino alla Florida non è mai mancato da parte di nessuno un saluto, un sorriso, un good luck oppure un be safe dopo averci incontrato sulla strada. Abbiamo viaggiato spesso su bike lane o ciclabili, sempre con grande rispetto nei nostri confronti da parte degli altri utenti della strada».

 

Guarda il video del viaggio in California

 

Pietro Franzese, brianzolo di nascita e milanese di adozione, inizia a viaggiare in bicicletta (a scatto fisso) nel 2016. Negli anni ha trasformato la sua passione in lavoro grazie al suo profilo Instagram e al suo canale YouTube, dove racconta i suoi cicloviaggi in Europa e nel mondo. Emiliano Fava, originario di Santa Maria di Leuca, è fotografo e videomaker appassionato di ciclismo, realizza con la propria arte contenuti dedicati al cicloturismo e alla sensibilizzazione delle tematiche ambientali.

L’inizio del viaggio

I due si conoscono per una curiosa coincidenza in cui, ovviamente, c’entrano le due ruote. «Sia io che Emiliano – dice Franzese – la scorsa estate siamo arrivati in bicicletta a Capo Nord da casa e così abbiamo iniziato a scriverci a fine viaggio per condividere le emozioni e le sensazioni che un viaggio del genere ti può regalare. Parlando dei prossimi progetti ad Emiliano sarebbe piaciuto fare il coast to coast degli USA e mi ha chiesto se mi andava di farlo insieme, ho accettato subito! Anche io ero alla ricerca di una nuova avventura una volta tornato da Capo Nord visto che è matematico: alla fine di un viaggio in bicicletta si pensa subito al prossimo».

 

 

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La loro però non è stata solo una impresa sportiva. I due, che hanno raccontato giorno per giorno il loro viaggio sui social e ora realizzeranno un docufilm («una bella sfida, perché si tratta di mettere insieme non solo due teste, ma anche 64 giorni di viaggio e circa 5 Terabyte di materiale video»), hanno lanciato sulla piattaforma GoFundMe una raccolta fondi a favore di Plastic Free Onlus, associazione italiana che dal 2019 si occupa tramite la propria rete di volontari di creare di appuntamenti di clean up, salvataggio delle tartarughe marine, sensibilizzazione nelle scuole e trasformazione dei Comuni in Plastic Free.

Un monitoraggio sulla plastica monouso

«Viaggiare in bicicletta – spiega Franzese – è una tipologia di viaggio lento che permette di accorgersi di quanta sporcizia e spazzatura si trova ai lati delle strade, purtroppo va detto soprattutto in Italia più che in tanti paesi oltre le Alpi. Dopo aver pensato di andare negli USA ci siamo chiesti se anche lì l’inquinamento da plastica ai lati delle strade è una situazione seria e così abbiamo pensato di coinvolgere Plastic Free per documentare l’uso della plastica monouso negli States che, dati alla mano, sono il più grande utilizzatore di plastica monouso al mondo».

 

 

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«Ci saremmo aspettati – commentano a posteriori – molta più sporcizia sulle strade e sulle spiagge e invece, complice anche la politica di far adottare alcuni tratti di strada dagli abitanti, la situazione è apparentemente meno evidente. Ovunque, soprattutto in California, c’è la possibilità di fare refill delle proprie borracce. La nota più dolente del viaggio è l’enorme quantità di plastica usa e getta dalle buste della spesa al packaging, alle tazze e cannucce».

Le oltre 1700 euro finora raccolte serviranno a Plastic Free per sostenere un progetto in particolare, la salvaguardia della riserva naturale del Mida Creek in Kenya grazie alla collaborazione con l’associazione Sasa Rafiki.

«Si tratta di una somma importante – commenta Riccardo Mancin, coordinatore nazionale di Plastic Free che ha seguito in prima persona il progetto di Pietro ed Emiliano –. Con quell’importo potremo rimuovere 1700 kg di plastica e rifiuti dall’ambiente, rafforzando il sistema di raccolta della plastica nella zona di Mida Creek, finanziando anche la realizzazione di cestini in fibra naturale oltre alla costruzione di un pozzo per l’acqua dolce e alla messa a dimora di mangrovie, una pianta essenziale per la tutela della biodiversità».

 

Saperenetwork è...

Marina Maffei
Marina Maffei
Giornalista e cacciatrice di storie, ho fatto delle mie passioni il mio mestiere. Scrivo da sempre, fin da quando, appena diciassettenne, un mattino telefonai alla redazione de Il Monferrato e chiesi di parlare con l'allora direttore Marco Giorcelli per propormi nelle vesti di apprendista reporter. Lì è nata una scintilla che mi ha accompagnato durante l'università, mentre frequentavo la facoltà di Giurisprudenza, e negli anni successivi, fino a quando ho deciso di farne un lavoro a tempo pieno. La curiosità è la mia bussola ed oggi punta sui nuovi processi di comunicazione. Responsabile dell'ufficio stampa di una prestigiosa orchestra torinese, l'OFT, scrivo come freelance per alcune testate, tra cui La Stampa.

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